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martedì 10 dicembre 2019

Il gatto di Schrödinger



In un mio post ho rilevato che vi sono stati pesanti endorsement a favore delle Sardine.  Monti, Saviano, Prodi, la Pascale, ed ora le Madamine, mi risulterebbe.


Posso trovare qualche logica positiva, nel senso di effettiva coincidenza, nel favore espresso da Saviano, però mi pare che Pascale, Prodi, Madamine e, soprattutto, Monti siano evidenti "baci della morte", dati con estrema malizia - è il caso di Monti - o in slanci colonizzatori intesi a mettere il cappello sopra a qualcosa che non ha ancora deciso cosa vuole essere, soprattutto nella base (forse gli organizzatori sono meno indefiniti).

Commovente vedere come Lega ed estrema sinistra ravvedano nella circostanza le stesse identiche logiche.

Le Sardine potranno anche essere un fuoco di paglia (senz'altro molti stanno agendo per avverare questa previsione), e sicuramente dovranno decidere cosa "fare da grandi", pena l'avvizzimento, come è capitato ad altri movimenti spontanei, tutti invariabilmente accusati di essere strumenti, più o meno consapevoli, del "potere".

A dispetto di questa ipotesi complottista però, rimangono a mio avviso una preziosa occasione che andrà probabilmente sprecata da chi potrebbe aiutarla a divenire un fenomeno di cittadinanza attiva consolidato, ma preferisce camminare guardandosi la punta dei piedi, o addirittura guardando all'indietro, andando di conseguenza a piantare solenni capocciate contro i pali.

Ho usato il termine "endorsement", da qualcuno ritenuto improprio, nel senso canonico di "sostegno esplicito a un candidato, a un movimento o partito, a un'iniziativa", come lo definisce la Treccani, dunque non credo di averlo usato in modo errato.

Dato che sono stato iscritto d'imperio, da un compagno qui del pavese, al gruppo FB delle Sardine di Pavia, ho la possibilità di osservare da vicino alcune delle dinamiche che stanno investendo un fenomeno che ritengo sia autenticamente spontaneo, giudizio che discende dalla varietà incredibile di posizioni e mentalità che ci si ritrovano.

In virtù della scarsa anzianità di servizio è troppo presto per dire che direzione prenderanno quei pesciolini, se la prenderanno naturalmente, e non finiranno col disperdersi.    Quello che ho visto, praticamente da un giorno all'altro, è stato l'aumento di post e commenti che sfracellavano i maroni su Bella Ciao, che mettevano le mani avanti, dicendo che se il gruppo fosse stato "troppo di sinistra" se ne sarebbero andati subito, e che fischiavano la vecchia canzone della sovrapponibilità tra fascismo e comunismo, in quanto "dittature sanguinarie".

A me sono subito sembrate le incursioni di provocatori e trollatori della cosiddetta "bestia" leghista, tese a creare ed esasperare contraddizioni facilmente innescabili, dato anche il basso tasso di cultura politica di molti aderenti.

Credo che intorno al banco di sardine si aggirino diversi predatori e opportunisti di ogni tipo. Abbiamo:

  • una destra fasciolegaiola che instilla dubbi per disperdere un fenomeno che sta dimostrando la consistenza reale del favore elettorale di cui gode la Lega, inferiore a quanto questa rivendica;
  • una politica organizzata che muove accorti passi per prendere la testa di "quel corteo" (il PD, con maggiori prospettive di successo rispetto ad altri);
  • una destra liberale che è interessata a ridimensionare Salvini, ma non a prezzo dell'attivazione di un popolo rimasto sinora silente di fronte alla sua controrivoluzione liberista;
  • un'estrema sinistra, cospicua nella sua inanità, che non saprebbe fare di meglio, ma che liquida comunque il tutto come "arma di distrazione di massa", nonostante ormai abbia scarsissima confidenza tecnica con le masse, da lunga pezza pochissimo frequentate.


In questo contesto, quegli endorsement sono in larga parte sospetti, e se anche dati in buona fede sono comunque costosi.

La cosa è rilevante e inevitabile proprio in dipendenza della programmatica indeterminatezza politica, operativa e ideale, sardiniana, una scelta forse inevitabile, ma scomoda e poco conveniente, in prospettiva, che è una specie di "gatto di Schrödinger" politico.  

Le sardine, infatti, si sono volutamente rinchiuse in una scatola.    Potrebbero essere qualsiasi cosa, e lo sono in realtà.  Sono, al momento, tutto e il contrario di tutto, e cosa diventeranno sarà deciso solo quando quella scatola verrà aperta, collassando tutte le possibilità in un esito univoco, che darà ragione a qualcuno e torto a qualcun altro.

L'estrema sinistra, con il suo programmatico disprezzo sta brigando in modo da "avere ragione", dato che ha reazioni assolutamente pavloviane e tracciabili con geometrica precisione, prive di acume e subalterne sotto ogni aspetto.

Le Sardine difficilmente si rivolgeranno a chi le sta sputtanando fin dal primo momento, dunque l'approdo tra le accoglienti braccia dem diventerà una "previsione autoavverante".  Le Sardine diventeranno effettivamente ciò che l'estrema sinistra rimprovera loro di essere, nonostante la cosa non sia al momento un destino ineluttabile. 

Si potrà allora dire che l'ipocrita bacio in fonte scoccato da Monti, l'affettuosa pacca in testa della Barale e il favore delle "madamine" (minchia, le madamine!) avranno funzionato benissimo.

venerdì 10 novembre 2017

Ma vuoi mettere un bel vaffanculo?

Leggo i post e i commenti di molti compagni che plaudono all'eclatante iniziativa dei giovani dei collettivi studenteschi e dei centri sociali che hanno interdetto a D'Alema e alla Camusso l'agibilità di un'aula all'università Federico II di Napoli, e vorrei esprimere alcune valutazioni in proposito

Vorrei, preliminarmente, chiarire che personalmente ritengo D'Alema uno dei principali affossatori dell'esperienza socialista, in senso lato, nella storia italiana, e certo la sua attuale funzione antirenziana non riesce a farmi dimenticare i numerosi, esiziali e marchiani errori compiuti, soprattutto alla luce del fatto che la sua offensiva è volta principalmente alla restaurazione di una formula politica, quella del centrosinistra, che è alla base dell'azzeramento del contrasto al disegno strategico del neoliberismo nel nostro paese.

D'Alema è persona intelligente, ma non è certo uno statista. La sua è la logica correntizia di chi è uso tirare coltellate nei corridoi tra le stanze della sede del partito, con una visione autoreferenziale che vede nella realtà del paese, con il relativo carico di sofferenze e marginalità, solo il necessario presupposto alla sua dimensione di attore politico.

Non sono tenero neanche con la Camusso e con la sua sostanziale, e fatalmente sospetta, inanità di fronte alla controrivoluzione liberista, propiziata dal disastro finanziario del 2008, varata da Monti, ma poi confermata dai governi PD succedutisi.
Non posso essere ben disposto nei suoi confronti anche perché, essendo tesserato CGIL da 41 anni, ed essendo stato membro del comitato degli iscritti della mia SAS per 36, conosco molto bene la deriva che ha afflitto quel sindacato e la sostanziale abdicazione di cui si è reso responsabile.

Se, dunque, fossi stato a Napoli il giorno del convegno, sarei stato impaziente di presenziarvi, in forma organizzata, per contestare a Camusso e D'Alema i loro errori strategici, e chiedere con quale credibilità possano ritenere di essere i giusti artefici di una ricostruzione della sinistra, cosa intendano in realtà quando ne parlano e, alla fine, inchiodarli alle loro specifiche, e gravi responsabilità.

Ma lo avrei fatto all'interno di un dibattito, che avrebbe dovuto essere certamente imposto, dato che il copione del convegno era già scritto, dando a quei due interlocutori lo spazio per esprimersi, confidando tra l'altro che ciò sarebbe andato a loro svantaggio, data l'assoluta evidenza dei loro errori.

Lo avrei fatto presentandomi in modo da non offrire il destro per essere fermato all'ingresso, perché il mio scopo non sarebbe stato quello di alimentare una lettura antagonista marginalizzata, una sorta di vittimismo agito per supplire all'irrilevanza mediatica e, sospetto, alla povertà dottrinaria sottostante, bensì la creazione di un momento di confronto in grado di far scaturire un contrasto dialettico.
Il mio scopo sarebbe stato di dimostrare l'esistenza di un'alternativa al revisionismo dei diversamente PD, un'opzione propositiva e non angustamente interdittiva, abbastanza vitale da andare oltre la dimensione meramente movimentista, seppure in divenire.

Lo avrei fatto tenendo in gran conto i valori di agibilità democratica per i quali i nostri padri, e i nonni di molti degli intervenuti, hanno tanto penato, pagando con la morte e con feroci ferite, nel corpo e nell'animo, perché certi trattamenti dovrebbero essere riservati al solo fasciume che distribuisce testate alla vigliacca ed esibisce labari e saluti romani senza più contrasto, a quel fascismo che riduce la dialettica solo al confronto fisico e sopprime le idee in quanto cascami inutili e costitutivamente sovversive.

Quello che è avvenuto dimostra prima di tutto l'irrilevanza operativa di chi lo ha promosso, e la propensione ad agire secondo una prassi di stampo rozzamente populista, non differente dalla pratica grossolana del vaffanculo militante, un metodo semplice per raccogliere consenso tra chi ha mille ragioni per sentirsi marginalizzato, fornire un bersaglio su cui scatenarsi e poco altro.

I fautori di quell'interdizione oggi potranno consolarsi con l'idea di esistere e di aver negato la possibilità di contrabbandarsi quale soluzione a chi è evidentemente tra le cause dei nostri problemi.


Ottimo. Rimane intatto il problema di ricostruire la sinistra, cosa di cui a mio modesto avviso a Napoli non vi è stata alcuna avvisaglia, magari andando oltre i fischi ed evitando di fornire a certi improbabili salvatori la patente di vittime.

giovedì 2 febbraio 2012

Quanto sono reattive le istituzioni?

Il report delle statistiche di Blogger (la piattaforma che utilizzo per il mio blog) riferisce un buon numero di accessi (20) al mio post del 28/1 "Disturbiamo il manovratore".   Anzi, al momento detiene il record assoluto.    Numeri piccoli, in senso assoluto, ma importanti per un neofita come me.
Non ho idea di quanti dei lettori abbiano aderito al mio invito di inoltrare la mia mail (o altra di loro maggior gradimento) alle massime cariche dello stato, ai segretari dei maggiori partiti ed ai segretari dei sindacati confederali.   Spero che qualcuno l'abbia fatto.
L'unica cosa certa, ed è la ragione per la quale scrivo questo articolo, è che tra tutti i numerosi destinatari, uno solo mi ha risposto e, devo dire, avrei potuto scommettere che l'avrebbe fatto.  Sto parlando del Presidente della Camera On. Gianfranco Fini.
Ecco qua:



    From: Segreteria del Presidente Fini
    Sent: Tuesday, January 31, 2012 9:14 AM
    To: roberto.rizzardi@txxxxx.it
    Subject: Rif: Liberalizzazioni

    Si comunica che il Presidente ha disposto la trasmissione della Sua e-mail alla
    Commissione parlamentare competente, affinche' i deputati che ne fanno Parte
    possano prenderne visione ed assumere le iniziative che ritengano opportune.
    Con i migliori saluti.


   La Segreteria del Presidente della Camera dei deputati



Chi mi conosce sa che il sentimento politico professato dall'On. Fini è quanto di più lontano ci possa essere dai miei convincimenti.   Credo che la destra politica che lui rappresenta, non potrà mai elaborare proposte che io possa condividere o anche solo considerare in maniera neutra. Questo, comunque, non mi impedisce di apprezzare il suo solido attaccamento alle istituzioni e la coerenza con la quale lo pratica.
E' il presidente della Camera, riceve una mail da un cittadino, accusa ricevuta e dispone un'azione conseguente.   Volete oppormi che è una risposta amministrativa? Intanto è una risposta,  l'unica finora pervenuta.  
Credo che il traffico di mail su quella casella di posta possa essere definito, come minimo, impetuoso ed io conto quanto il proverbiale due di picche.  
Questo non ha impedito alla terza carica dello Stato di reagire nell'unico modo decente previsto da un ordinamento liberale.   Mi è stato detto: ci sei, esisti e noi, per quanto leggera possa essere la tua influenza, ne prendiamo atto.

Fra i destinatari ci sono altre istituzioni alle quali ho già scritto in precedenza e che non mi hanno mai degnato di alcuna attenzione, neanche formale.
Come ho già detto in "la risposta di Obama e i silenzi nostrani", perfino il Presidente degli Stati Uniti ha pensato bene di rispondermi; a me, uno straniero privo di ogni importanza, soprattutto elettorale.  E pensare che gli avevo inoltrato una mail piuttosto critica e brusca.

Quali determinazioni traggo da tutto ciò.   E' semplice: il manovratore va disturbato, sempre, pervicacemente, e con militante costanza.     Lui non ci ascolta? Ebbene noi dobbiamo diventare così importuni da costringerlo a cambiare atteggiamento.  Avete forse qualcosa di più importante da fare? 

sabato 28 gennaio 2012

Disturbiamo il manovratore


Ho deciso di rielaborare il testo del mio post “La misura è colma” del 25/01/12 per redigere una mail da indirizzare alle massime cariche dello stato, ai segretari dei maggiori partiti ed ai segretari dei sindacati confederali.
L'ho poi inviata e, per farlo, ho dovuto diversificare le modalità d’inoltro perché, in alcuni casi, è stato necessario ricorrere ai form reperibili all’interno dei siti, istituzionali o di organizzazione, riconducibili ai destinatari.
In passato ho utilizzato indirizzi di posta elettronica reperiti fortunosamente ed ho fondati motivi per ritenere di aver fallito nel comunicare.
Ho quindi optato per questa modalità, più macchinosa – bisogna ripetere generalità, casella di posta ed incollare il testo - e certamente più fastidiosa, perché volevo essere sicuro che il messaggio venisse effettivamente recapitato, ed ho utilizzato indirizzi di posta elettronica solo se indicati esplicitamente dai siti nelle sezioni “contatti” o quando i form, per qualche ragione, sono risultati non funzionanti o non adeguati, come nel caso del Senato.
Perché questa lunga premessa? Semplice, poiché ritengo fondamentale che in tempi di personale politico nominato, e non scelto, la nostra voce salga fino in cima, intendo proporvi, eventuali lettori di questo post, di valutare la possibilità di inoltrare a vostra volta la mail, così come è o, se lo riterrete opportuno, modificata secondo i vostri desideri o anche completamente differente, qualora riteniate di non essere rappresentati da quanto scrivo.
L'importante, secondo me, è comunicare a chi detiene le leve del potere che siamo depositari di aspirazioni, aspettative, esigenze ed istanze precise, ma soprattutto che esistiamo e che dobbiamo essere considerati.
Vi chiedo anche di proporre, a vostra volta, questa iniziativa ad amici e conoscenti.
Potreste anche ritenere sufficiente rivolgervi solo ad alcuni dei destinatari, lo ritengo meno efficace, ma è un'opinione personale.
L'attività che vi chiedo di svolgere è noiosa, pesante e scoraggiante e ciò senz'altro non è per caso. Il manovratore, evidentemente, non vuole essere disturbato. Valutate voi se è il caso di fare questo piccolo sacrificio.

  • per scrivere al Presidente della Repubblica: https://servizi.quirinale.it/webmail/

  • per scrivere al Presidente della Camera: http://presidente.camera.it/760

  • Per scrivere ai segretari di partito, che sono tutti deputati, bisogna andare sul sito della Camera - http://www.camera.it/28 – selezionare il deputato dal menù a tendina e poi cliccare su “vai alla scheda del deputato”. Andrete a finire su di un pannello dove sarà presente un tasto virtuale “scrivi” da cliccare a sua volta.




I restanti destinatari potranno essere raggiunti con la vostra posta elettronica abituale ai seguenti indirizzi:

Ecco la mail che ho inviato e che vi propongo:

Oggetto: Liberalizzazioni

Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica
Ill.mo Sig. Presidente del Senato
Ill.mo Sig. Presidente della Camera dei Deputati
Ill.mo Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri
Egr. Sig. Segretario del Partito Democratico
Egr. Sig. Segretario del Popolo della Libertà
Egr. Sig. Segretario di Italia dei Valori
Egr. Sig. Segretario della Unione dei Democratici Cristiani e di Centro
Egr. Sig. Segretario della Lega Nord Padania
Gentile Sig.ra Segretario della CGIL
Egr. Sig. Segretario della CISL
Egr. Sig. Segretario della UIL

ai loro recapiti di posta elettronica o per il tramite dei siti istituzionali o di organizzazione

Il governo tecnico attualmente in carica si è insediato, come noto, con il compito di trarre il paese dalle secche di una perniciosa decadenza economica e strutturale.
Era a tutti evidente che non si trattava di elaborare aggiustamenti, applicare pannicelli caldi o varare manovrine di facciata, era anzi più corretto rievocare le lacrime, il sudore, la fatica ed il sangue di churcilliana memoria.
I lavoratori dipendenti ed i pensionati (quantitativamente la parte più rilevante della nazione) sono stati precettati immediatamente e con le brusche, per di più. Costoro, nonostante la consapevolezza di essere stati già in passato chiamati a patire rinunce e di averlo fatto ripetutamente, a fondo perso e senza ricevere vantaggi commisurati, pur elevando le proprie più che giustificate rimostranze, hanno dimostrato di possedere un grado elevatissimo di responsabilità ed hanno aderito ad una vera e propria chiamata all'opera di risanamento nazionale.
L'hanno fatto, dopo una breve mobilitazione sindacale, avente più che altro il significato di una testimonianza, senza porre clausole vessatorie e senza pretendere garanzie
L'hanno fatto pur nella consapevolezza di non essere i maggiori responsabili dello sfascio attuale.
L'hanno fatto pur avendo ogni ragione di temere il ripetersi, nella prossima trattativa sul lavoro, dello stesso schema di aprioristica rinuncia a diritti faticosamente conquistati.
L'hanno fatto, infine, direi patriotticamente e prendendo per buone semplici promesse, come quelle relative ad una maggiore equità, confidando nell'instaurazione di un contesto politico più credibile e nonostante la persistenza di un parlamento oramai asincrono rispetto alla situazione ed alla volontà popolare.
Ora che si tratta di intervenire anche su coloro che, spesso, si sono sottratti ai loro doveri civici, che non hanno adempiuto ai loro doveri fiscali, che prosperano al riparo di privilegi irragionevoli, di monopoli di fatto, di medioevali gilde corporative, non è possibile assistere ai ricatti ed alle pretestuose argomentazioni di questi renitenti alla responsabilità nazionale senza provare un profondo senso di disgusto e senza sentire una furia incandescente montare nel proprio animo.
Vedete bene di riservare anche a questi incivili le stesse brusche maniere che ci avete riservato.
Vorrei che fosse per tutti chiara una cosa. Questa volta non potrà andare a finire come al solito. Chi ha sempre fatto la propria parte, con scarso vantaggio e nessun riconoscimento, questa volta è prossimo al tracollo e, come tutti quelli che hanno poco da perdere, diviene estremamente reattivo e portato ad inquietarsi parecchio.
Questa volta non abbiamo dato a fondo perso, abbiamo investito le nostre ultime sostanze e vogliamo vedere un adeguato ritorno.
Ringrazio tutti Voi per l'attenzione che avrete ritenuto di potermi dedicare e Vi auguro un buon lavoro.

nominativo del mittente



sabato 17 dicembre 2011

La risposta di Obama e i silenzi nostrani


Fantastico. Ho scritto a Napolitano e a Monti, il mio Presidente ed il mio Premier, e non mi hanno risposto.   Ho scritto al Presidente USA (vedi “who rocked the boat” postato il 29/11/11) e mi ha risposto.    Sembra più una circolare che una lettera, però mi ha risposto.
Ovviamente Mr. Obama non ha mai letto la mia mail, la quale è stata gestita da incaricati e funzionari presumibilmente oberati dal disbrigo di quantità rilevantissime di posta quotidiana.
Si potrebbe obiettare che il funzionario che mi ha inoltrato la risposta in nome di Barak Obama, ha dedicato un'attenzione frettolosa e piuttosto superficiale al mio scritto e che, di conseguenza, la risposta non sembra essere proprio centrata. Anzi risulta leggermente comica visto che sembra cercare di rassicurare me – italiano – del fatto che l'amministrazione Obama avrà sempre a cuore gli interessi americani e, con e per questi, gli interessi di altri paesi (bontà loro). Io credevo, appunto, che “certi” interessi americani fossero devastanti per loro e per il resto del mondo. Va anche detto che i disastri che stiamo vivendo si sono originati durante altre e precedenti amministrazioni (parlo della “dinastia” Bush).     Alla fine sono solo uno sconosciuto rompiballe europeo; meritavo tempi e risorse limitati.
Il fatto è che, nonostante la mia assoluta irrilevanza, il capo della grande superpotenza superstite - il suo staff in realtà, ma dietro indicazioni del boss - ha ritenuto che la mia mail, molto critica e leggermente sgarbata, meritasse comunque una risposta. Trovo che questo evento sia assolutamente rimarchevole.
Siamo di fronte ad una cultura politica differente. I miei governanti mi hanno considerato molto più irrilevante di quanto non abbia fatto un capo di stato straniero.
Ho, negli ultimi tempi, scritto a molte persone. Ho sottoposto i miei pareri, le mie domande e le mie ambasce a giornalisti, redazioni, sindacati, segretari di partito e alte cariche dello stato.
Tutti questi interlocutori sono sottoposti ad un flusso continuo e corposo di sollecitazioni e domande. Alcuni di loro sono anche gravati da pesanti responsabilità. 
Per un giornalista, in fondo, la risposta è solo un'opzione, magari desiderabile, ma comunque una scelta discrezionale. 
Per i politici, invece, dovrebbe essere una preziosa opportunità. 
Per le figure istituzionali, poi, dovrebbe essere un obbligo morale.
E invece niente, ma si tratta, come dicevo, di una cultura differente. Qui da noi impera, nelle migliore delle ipotesi, l'atteggiamento alla “spostati ragazzino, fammi lavorare”.
Alla fine, tra tutti questi interlocutori, solo due hanno trovato il tempo e la voglia di rispondermi.    Uno è Michele Serra, che mi ha risposto con la sua consueta sensibilità e proverbiale garbo, l'altro è Obama, per l'appunto.
Vi giro, dunque, questa risposta preceduta da una mia traduzione forse non perfetta, ma comunque adeguata, credo.

Caro amico
la ringrazio per aver scritto. Sostenere il progresso e la stabilità in tutto il mondo è un imperativo strategico, economico e morale per la nostra nazione, ed io apprezzo il suo punto di vista.
Nel mondo globalizzato odierno, una crisi finanziaria o un un focolaio di malattia in un altro continente possono avere conseguenze anche in casa nostra. Per trattare le sfide che abbiamo di fronte,che trascendono i confini, sono fondamentali gli investimenti all'estero e le partnership. La mia Amministrazione continua a lavorare con le nazioni di tutto il mondo per favorire la crescita economica, promuovere i diritti umani e la governance democratica, rispondere alle crisi e soddisfare i bisogni umani fondamentali. Le iniziative di sviluppo all'estero della nostra nazione sono combinate con il nostro impegno a rilanciare le istituzioni multilaterali e a massimizzare l'impatto degli aiuti all'estero per creare le condizioni per arrivare a diminuirne la necessità o eliminarli.
Con il progresso, anche nei paesi più poveri, può aumentare non solo la sicurezza, ma anche la prosperità delle persone, ben al di là dei loro confini, fino agli Stati Uniti compresi. Con l'apertura dei mercati ai nostri beni e la riduzione dei rischi per gli investimenti delle nostre aziende all'estero, i nostri sforzi per lo sviluppo internazionale vanno a beneficio del settore privato americano e creano posti di lavoro. In definitiva, renderemo migliore il futuro dell'America e la vita di innumerevoli donne e uomini accrescendo sempre più il benessere di paesi prosperi, validi e democratici con i quali potremo lavorare nei decenni a venire.
La mia amministrazione continuerà ad utilizzare tutte le nostre capacità, compresa l'assistenza all'estero, per proteggere gli americani e creare un futuro più sicuro e prospero. Per saperne di più sulla mia visione per il ruolo dell'America nel mondo, visiti i siti www.WhiteHouse.gov/issues/foreign-policy,www.State.gov, e www.USAID.gov.
Grazie ancora per avermi scritto.

Cordiali saluti.

Barak Obama


mercoledì 7 dicembre 2011

Cittadini e sudditi

Ho ripensato alla lettera che ho scritto al Presidente ed al Primo Ministro e che ho postato il 5 dicembre. Rileggendone la parte finale, con quelle domande serrate e retoriche, mi sono reso conto che in passato non mi era mai capitato di provare tanta sfiducia e tanta disaffezione nei confronti del senso civico. Per me parlava l'esasperazione, ma è stato solo per un po', per fortuna. Già nelle ultime frasi cercavo di recuperare, sentendomi fuori posto in un atteggiamento che, se non controllato, prelude facilmente al qualunquismo.
Ho allora compreso che la cosiddetta “manovra salva Italia”, pur indispensabile, con la sua deludente equità ha tra l'altro il difetto di sancire che, nel nostro paese, fare i furbi è più conveniente. Questo difetto, forse, è il peggiore. Come un cancro si diffonde e ti irride per i tuoi sforzi di essere corretto e onesto. Sei stato ai patti per una vita, minchione, e ti ritrovi a pagare il conto più salato, mentre quelli che, come parassiti, hanno liberamente usufruito dei servizi che tu hai loro offerto – spesso portandoteli via perché apparentemente più disagiati – sono cascati ancora una volta in piedi.
Per me, da sempre, esiste un solo modo per stare in comunità, che sia questa la famiglia, il luogo di lavoro, la carrozza di un treno, la tua città, la tua nazione o qualsiasi altra aggregazione. O tu sai relazionare i tuoi diritti ai tuoi doveri, o sei un barbaro. E scusate la banalità. 
Io ho scoperto che, nonostante tutto, preferisco veramente essere il “minchione” piuttosto che il fetido pidocchio che si nutre del sangue altrui.
Ci sono due modi per appartenere ad una società. Puoi essere un cittadino oppure un suddito.
Se sei un cittadino, sei un soggetto conscio dei propri doveri e consapevole dei propri diritti. Adempi agli uni e pretendi gli altri. Sapendo di avere un ruolo, concorri alla crescita materiale e spirituale della tua comunità e in quest'ultima arrivi a comprendere l'intera umanità. Sei inoltre convinto del valore della solidarietà, per cui ti presti per il bene comune.
Se sei, invece, un suddito non sai di avere diritti, quindi non li reclami. Non conosci doveri, quindi arraffi tutto quello che puoi e strisci per ottenere privilegi dal potente da cui dipendi. Il tuo unico dovere è verso te stesso, perciò vedi gli altri solo in funzione dei tuoi interessi. La tua comunità, al massimo, è ampia quanto la tua famiglia.
Se sei un cittadino sei anche un essere umano; se sei un suddito, al massimo, puoi aspirare ad essere un primate.

lunedì 5 dicembre 2011

Il basso impero


Sono stato in silenzio per un po'. Ero in attesa della “Mazzata”, con tanto di maiuscola e virgolette. Quella di cui ci si ricorderà negli anni e di cui si parlerà come si è parlato del sessantotto, dell'attentato a Togliatti, del rapimento di Moro. Dell'evento, insomma, che ha impresso all'esistenza di tutti una drammatica svolta. L'evento dopo il quale qualcosa è cambiato per sempre e non in meglio, temo.
Dovrei tacere anche ora. L'amarezza ed il risentimento che provo formano un groppo enorme, che fatica ad uscire e a disporsi in forma di pensieri ordinati.
Ma non ci riesco, devo espellere il grumo disgustoso che mi tengo dentro.

Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica
Ill.mo Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri

ho ascoltato, come tutti, per giorni e giorni le analisi di politici, economisti e giornalisti. Lasciando da parte le ricette che ciascuno di loro proponeva, mi sembra che tutti concordassero, al minimo, sul fatto che fosse necessario intervenire con estrema urgenza e con grande incisività per ricondurre la situazione entro limiti travalicati, oramai, da molto tempo. Alla gravità e durezza dei provvedimenti necessari, inoltre, avrebbe dovuto corrispondere anche grande equità al fine di renderli più moralmente sopportabili.
Vorrei delimitare meglio il concetto di equità. Qui non è sufficiente dire che tutti devono concorrere, ci mancherebbe altro. Bisognerebbe anche definire la maggiore o minore capacità di sostenere il peso dei provvedimenti, salvaguardare il sacrosanto principio della progressività e pretendere di più da chi ha di più (che poi è pretendere la stessa cosa da tutti, se ci pensate bene). Ancora di più. Visto che ci sono persone e categorie che hanno prosperato parassitariamente sulle spalle di chi ha sempre fatto il proprio dovere, ebbene costoro dovrebbero sostenere il peso della gran parte della manovra di salvataggio. Hanno frodato il fisco sistematicamente? Hanno, a suo tempo, applicato su merci e servizi un tasso di cambio Euro/Lira personalizzato e maggiore di quello ufficiale? Hanno mantenuto la difesa corporativa delle loro professioni azzerando la concorrenza e praticando tariffe abnormi? Hanno condotto aziende utilizzando capitali altrui, intascando il frutto e smistando i costi ad altri? Hanno insomma drenato la liquidità esistente riversandola, magari, in depositi all'estero e con ciò impoverito la nostra economia lasciandoci il conto da pagare? Lo hanno fatto, eccome se lo hanno fatto. Loro, di conseguenza, avrebbero dovuto essere interessati dalla maggior parte degli interventi del “decreto salva Italia”, poiché loro hanno effettivamente vissuto al di sopra delle proprie possibilità.
Non è stato così, come è sotto gli occhi di tutti. E manca ancora la parte che riguarda il lavoro. Non sono per nulla impaziente di vederla affrontata.
Nella buona sostanza, mi sembra, la parte investimenti è vagamente definita in senso strategico e, sostanzialmente, demandata ad un'articolazione futura ancora da strutturare. Tra l'altro uno dei pochi elementi esplicitati – l'intervento sull'IRAP – privilegia l'assunzione di donne e giovani, cosa in sé più che giusta, ma rende ancora più antieconomico assumere o mantenere in servizio quei lavoratori over-50 che, sempre più estromessi dalle imprese, si vedono spostata la pensione ancora più in là. Per non parlare di quelli che non sono più in grado di fare scelte. Qualcuno ha già scelto per loro e li ha già espulsi, e si trovano di fronte a svariati anni di degradanti espedienti e lavoretti per la sopravvivenza, in attesa di una pensione svalutata.
La parte tagli, invece, è molto meglio definita e, in sostanza, corrisponde quasi integralmente all'intervento sulle pensioni. Complimenti. Alla faccia dell'equità si è andati a cercare i soldi dove era più facile trovarli e non dove era più giusto. Si comunica, a chi era comunque disposto a sostenere sacrifici, che sarà l'unico a doverlo fare, perlomeno a un livello tale da sconvolgere la propria vita e quella dei suoi familiari.
Il richiamo alla gravità del momento attuale suona, a questo punto, uno sporco ricatto. La prossima volta che faranno appello al nostro senso del dovere e di responsabilità, cosa dovremmo fare? Come sarà possibile trattenere quella rabbia che sta montando dentro di noi? Come sarà possibile credere ancora che esiste un bene comune? Come sarà possibile mantenere la coesione necessaria al superamento di questo grave momento?
Mi sono sempre sforzato di essere un cittadino responsabile e credo di esserci riuscito fin qui. Mi piacerebbe continuare a trovare le ragioni per farlo. Mi piacerebbe che qualcuno mi aiutasse a farlo.

L'ho inviata e, come ho detto in una lettera che ho scritto giorni fa, provo la stessa soddisfazione di un pedone che manda a quel paese l'automobilista che l'ha inzaccherato. Poca roba. E' come ululare alla luna.


08/12/11
Qualche giorno dopo, consultando il sito di Innovando, ho letto questo post.
Leggetelo anche voi. Il grado di condivisione del suo contenuto potrà anche variare, ma ritengo che, comunque, sia rappresentativo di un sentimento molto diffuso.   Bisogna tenerne conto.