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lunedì 15 maggio 2017

E vissero a lungo, felici e contenti.






Il claim con il quale Internazionale.it accompagna il breve reportage del Guardian sui sex robots recita:

“Voglio diventare la ragazza che hai sempre sognato”, dice Harmony.
Matt McMullen, fondatore di un’azienda che produce bambole in silicone, ha ideato Harmony, un robot del sesso che sarà messo in commercio entro la fine dell’anno. Centinaia di persone sono già interessate.
I progressi tecnologici e l’intelligenza artificiale hanno trovato applicazione anche nell’industria del sesso. Ma questi robot somigliano più alle pornostar che alle donne vere, e potrebbero promuovere l’idea che le donne siano oggetti da possedere. 
Ho visionato il breve video sapendo già cosa aspettarmi, grosso modo, e non sono certo rimasto deluso, per così dire. 

E' un argomento che sicuramente non si può esaurire in poco più di un quarto d'ora, e altrettanto certamente ognuno dei fruitori del video avrà opinioni alquanto definite in proposito, perlomeno apparentemente, però io vorrei comunque sottolineare qualche aspetto.

I due imprenditori - il primo titolare di una già avviatissima azienda che fornisce un catalogo di prodotti abbastanza articolato, e il secondo una specie di Wozniack/Jobs con orgogliosa mamma al seguito - sottolineano:

1) il pragmatismo non-morale dei loro intendimenti;

2) l'utilizzo possibile, e auspicabile, delle loro proposte quale trattamento preventivo delle pulsioni dei violentatori, seriali od occasionali; un trasparentissimo alibi, in tutta evidenza;

3) che i loro prodotti sono la risposta adeguata ai bisogni di una clientela con esigenze e caratteristiche precise, ovvero una pretesa di implicita inevitabilità che introduce il punto successivo;

4) l'ineluttabilità delle ragioni del mercato, grazie alla quale se c'è domanda allora l'offerta consegue come l'umido alla pioggia, da cui il classico “se non lo faccio io lo farà qualcun altro”.

Sul punto 1 credo che possono anche farsi uscire un'ernia nello sforzo di sterilizzare il contesto delle loro azioni, ma non mi pare proprio che sia possibile aggirare la dimensione morale ed etica, a prescindere dal punto di partenza delle possibili valutazioni che si possono fare in proposito. E quando parlo di dimensione morale non mi riferisco tanto al sesso, quanto agli aspetti sociali e relazionali che sono implicati.

Anche sul punto 2 credo che i due imprenditori stiano solo ingannando qualcuno, che si tratti di loro stessi o di chi li ascolta.
Mi risulta infatti che un violentatore non sia interessato alla oppressione psicologica e all'abuso di potere su cose inanimate, per quanto mirabilmente antropomorfe, dato che nel suo caso il sesso non è il fine ma piuttosto il mezzo con il quale afferma il suo potere su un altro individuo, da cui consegue che un simulacro, per quanto realistico e conturbante, non può soddisfarlo in alcun modo.  
La cosa però funziona abbastanza bene se lo scopo è quello di evitare di parlare del vero target, che è verosimilmente costituito da una platea di individui, non necessariamente tutti maschili, che desiderano escludere dall'equazione che governa i loro modelli sociali il fastidio costituito da personalità autonome e non controllabili.

Sul punto 3 forse posso convenire con loro, ma mi sembra che sia come passare una bottiglia magnum di scotch ad un alcolizzato. Lo farai felice magari, ma certo non gli renderai un buon servizio.

Sul punto 4, considerato che sono da sempre un fiero antagonista del pensiero liberista, che in quel punto viene espresso nella sua forma più basilare e rappresentativa, fatico a non dare in escandescenze. 
Quella enunciazione, non corredata da alcuna considerazione morale, presa così come viene espressa, giustificherebbe ogni commercio possibile, dalla tratta degli organi a quella della persona umana, passando per il traffico di droga.

Dunque noi abbiamo individui con problemi relazionali, e non solo sessuali, tanto gravi da portarli a sostituire alle persone dei manufatti, tra l'altro con la palese soddisfazione dell'intervistato che vive ormai da tre anni con una bambola/moglie, ovviamente devota e condiscendente, e questi individui, nella visione dei due imprenditori, vedrebbero sostanzialmente sdoganate e normalizzate le loro esigenze, sottratte al campo del disturbo emotivo e consegnate ad una normalità che sarebbe tale solo in funzione della sua rilevanza numerica, opportunamente enfatizzata e spacciata per naturale.

Mi chiedo con quali modalità quell'individuo, rassicurato da un mercato a lui dedicato, amministrerà le differenze tra le due tipologie di rapporto, umano e simulato, e se sarà in grado di gestire, se forzato a farlo, la manifestazione di una personalità reale, con un libero arbitrio non congruente, senza ritrarsi in un solipsismo definitivo, o se il contrasto non farà emergere pulsioni aggressive e distruttive.

Mi fermo qui, ma ho solo grattato la superficie di un argomento molto complesso.


sabato 6 maggio 2017

Tra i due mali....... sei comunque dannato!




Votate per Macron. Con la stessa energia ed entusiasmo con cui ci opporremo a lui quando sarà eletto.

Capisco lo spirito col quale Varoufakis pronuncia questa esortazione, ma non so se sarei capace di aderirvi, non in Francia intendo, dove la cosa ha un senso, ma qui da noi, con quel consiglio calato nella nostra realtà dai nostrani ragionevoli in servizio permanente effettivo.


Qui purtroppo, a fronte di sistemi elettorali, proposte politiche e protagonisti differenti, e con nessuno, proprio nessuno, in grado di opporsi con entusiasmo ed energia all'alternativa ad una autarchica Le Pen polenta e osëi, quel consiglio risulta suggestivo, ma irricevibile.

Quell'alternativa difensiva potrebbe essere costituita solo da chi ci ha già martirizzato con lo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori, con tentativi di riassetto istituzionale semi-autoritari, e la sottomissione ai desiderata teutonici di un'Europa cui il guappo di Rignano oppone solo simulacri rituali di fastidio, una specie di teatro kabuki dell'orgoglio italico.

Oppure potrebbe essere quell'altro equivoco nazionale, araldo di una democrazia digitale sistematicamente negata nella pratica, macchina da guerra mirabilmente efficace nella denuncia e indeterminata ed opaca sul piano della proposta di governo.

E a queste due alternative, chi si dovrebbe opporre con entusiasmo ed energia e con qualche speranza di ottenere qualcosa? Quale delle piccole schegge di una fu-sinistra che popolano il panorama politico? Chi fra gli stati maggiori in transumanza tra sigle, in cerca di eserciti da comandare, dediti all'autoascolto onanistico?

Perché è indubbio che senza un portatore vivo e vitale di entusiasmo ed energia, io posso solo scegliere il tipo di agonia che mi attende. O la morte violenta di un neofascismo sostanziale, xenofobo e isolazionista, o la bollitura a fuoco lento di una sinistra di governo, che esprime in realtà le ragioni di un neoliberismo incurante della persona umana, o la patacca di un populismo che raccatta consensi a destra e a manca, curando di evitare come la peste di fronteggiare le contraddizioni sulle quali campa, in attesa di franare sotto il loro peso quando non potrà più addossarne la responsabilità ad altri.

Lo so! L'astensione non costituisce una soluzione, ma d'altra parte io non ho soluzioni da proporre, e sono anche un po' infastidito da chi mi sventola davanti al naso gli inefficaci simulacri gabbati come tali, confondendo il fare purchessia col risolvere.

E certo ad indispettirmi non è Varoufakis, che cala il suo messaggio in un contesto, quello francese, nel quale la sinistra mostra perlomeno segni di ripresa. No, chi mi fa saltare la mosca al naso è chi pensa che l'esibizione di una volitività priva di verosimiglianza possa occultare il vuoto pneumatico che dovrebbe opporsi, scampato il pericolo, al contravveleno votato in emergenza, in un tatticismo d'accatto che già ci è costato carissimo in passato.

Si, tatticismo! Perché se dietro vi fosse un disegno strategico plausibile, con i debiti presupposti, le adeguate risorse e la necessaria credibilità, con un programma definito, attendibile e condivisibile, o perlomeno la promessa verosimile di un suo inverarsi, allora io voterei chiunque, consapevole che si tratterebbe di un punto di passaggio sgradevole in un processo che potrei condividere.

Ma così non è! Non c'è nulla in grado di opporsi con entusiasmo ed energia all'insediarsi del pifferaio di Hamelin, neoliberista o populista, che ci salverà dai topi di fogna neofascisti. O quantomeno non c'è nessuno che, in questo momento, offra qualche prospettiva di poter contrastare, o perlomeno impensierire, un eventuale Macron de noantri.

L'unica speranza è che, al momento del voto alle prossime politiche, si condensi a sinistra qualcosa che si possa definire, seppure con disperato ottimismo, promettente. Solo che dovremmo smetterla di cincischiarci, stante la vicinanza di quel passaggio elettorale, e cominciare a fare sul serio.

Nel frattempo però eviterei di sventolare la concretezza di Varoufakis, arruolato ad uso e consumo di una realtà per la quale sospetto che il buon Yaris utilizzerebbe parole completamente differenti.


Le scelte giuste vengono dall’esperienza, e l’esperienza viene dalle scelte sbagliate.   (Arthur Bloch)