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lunedì 19 dicembre 2016

Quanta forza può avere, in realtà, un cuore che si è smarrito? (Haruki Murakami)

Leggo sul sito di ADNKronos un breve articolo, contenente la seguente incontrovertibile dichiarazione, rilasciata da Gentiloni, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Europeo;
"non ho nessunissima intenzione di cambiare linea su articolo 18 e Jobs Act. tutto è perfettibile, ma ritengo che la riforma del lavoro fatta sia uno dei risultati da difendere".
In questa dichiarazione sta interamente la cifra di ciò che rappresenta il PD effettivamente, ovvero il punto di arrivo di un processo a dir poco teratogeno, un percorso che pone quella formazione, definitivamente, di diritto e con un tasso di ambiguità prossimo allo zero, nella famiglia già abbastanza ampia del nemico di classe dei lavoratori.
Io mi chiedo cosa aspettino ancora certi fautori del dialogo a sinistra, a prendere atto di questa realtà, evidente e abbacinante, e a farne discendere le ovvie conseguenze.
Il problema è che questa ovvietà è oscurata da un fatto ancor più palese, ovvero che la sinistra è in piena crisi propositiva, non ha una strategia propria ed evidenzia pochissima autonomia, tanto è vero che, come è sotto gli occhi di tutti, vi sono ampi settori che ancora fanno i conti col PD, chiedendosi se è il caso di eleggerlo ad interlocutore preferenziale ai vari livelli, locale o nazionale. In alternativa vi è anche chi ritiene di avere una soluzione pret a porter già fruibile e di successo, quel M5S arrembante che raccoglie a piene mani il malcontento, senza discriminare troppo tra famiglie politiche dichiarate superate e grottesche, d'ufficio e senza indulgere in spiegazioni verosimili. I fautori di questo orientamento ritengono conveniente aprire ad un dialogo con una forza che del suo isolazionismo ne ha fatto marchio qualificante e pratica inaggirabile. Altri ancora invece, rotto ogni indugio, sono confluiti convintamente nell'universo pentastellato senza più guardarsi indietro. In mezzo sta un esercito non troppo ben individuato, soprattutto numericamente, che non può identificarsi con questi due estremi, e che viene da questi dileggiato e criticato aspramente. Al momento questi orfani guardano con qualche aspettativa, smorta e disincantata, al processo costitutivo di Sinistra Italiana, che naturalmente si dibatte tra i due estremi di cui sopra. L'aspettativa verte principalmente sulla cessazione di un tragico politicismo, che ha portato la sinistra alla catatonia attuale, in favore di una pratica che cessi le visioni verticistiche e miri, piuttosto, al radicamento in una base inascoltata, delegando a questa l'individuazione del personale politico. Un'aspettativa che, al momento, non sembra goda di grande ascolto. La sinistra pare dunque non risolversi tra il reggere la coda ai nuovi servi del capitale, da una parte, e il corteggiare con miserabile invidia, e per motivi di spregevole interesse, i fasti, provvisori per perseguita indeterminatezza, dei sanculotti 2.0 pentastellati. La prima pulsione, quella in favore del PD, è a dir poco autolesionistica e denuncia lo stato di fatale debolezza di una sinistra evirata, però io credo che anche rivolgersi verso M5S, con intenti variamente tattici o strategici, essenzialmente per fare il mazzo al PD, sia un sintomo della stessa, identica malattia. Rivolgersi a forze che ci sono estranee, senza un progetto vitale, significa solo farsi assimilare. Il PD é un partito che difende valori e soluzioni liberiste, ormai irrecuperabile alle ragioni socialiste, mentre M5S é una formazione che raccoglie il malcontento, senza discriminare e con bocca buona, e si guarda bene dal delineare, anche a grandi linee, strategie d'intervento che non siano risparmi sulla cosa pubblica. Noi non sappiamo nulla di cosa vogliono fare per il lavoro, l'istruzione, la sanità e l'immigrazione, salvo generiche affermazioni che fanno chic e non impegnano, per tenere insieme il diavolo e l'acqua santa. Quando, mesi fa, provarono a entrare nel merito del problema immigrazione, si accorsero di essere seduti su di un petardo, scoprendo che la voce più grossa ce l'avevano i loro elettori di matrice destrorsa (perché ovviamente il superamento dei concetti di destra e sinistra è una corbelleria assoluta), mentre i simpatizzanti provenienti dall'altro versante non intendevano mollare su principi che costituivano il fondamento morale del loro pensiero, ragione per la quale la comunicazione pentastellata fece un veloce dietrofront, optando per enunciazioni piuttosto vaghe e spiccatamente amministrative.
Da allora su quello, e su molti altri argomenti strategici, stanno bene attenti a non entrare nel dettaglio, contando di risolvere quando avranno il 51% dei consensi elettorali, dimostrando con questo la loro natura peronista. La sinistra non sta bene, ed è un fatto, ma non è guardando al suo esterno che migliorerà.

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