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lunedì 6 giugno 2016

Rappresentanza e credibilità




6 giugno 2016, the day after di un primo turno di elezioni amministrative che si caricano di pesanti implicazioni nazionali, piaccia o meno a chi ne emerge ben bastonato.


Il PD barcolla ovunque, il centrodestra sperimenta risultati contrastanti a seconda della capacità locale delle varie componenti di aggregarsi, e M5S coglie un successo propiziato prima di tutto dall'indegnità della concorrenza.

Ovvio che non sono nessuno  e che non posso vantare competenze specifiche, ma mi sembra di poter cogliere un elemento che si ripresenta puntuale ad ogni appuntamento elettorale dei vari gradi, e questo elemento, detto fuori dai denti , è che la sinistra - in senso lato -  non è  in grado di risultare rappresentativa.

Il popolo di sinistra o non si esprime, alimentando l'astensione, o si tura il naso e vota gli orrendi candidati piddini per non consegnare la città/regione/nazione ad una destra che è  solo più  esplicita di quella che finiscono col favorire, oppure si butta sul populismo sanculottardo pentastellato, soddisfacendo il bisogno di denuncia e le ansie punitive che coltiva nell'animo.       In assenza di una proposta nella quale potersi identificare, insomma, si attuano tristissimi piani B senza prospettive ed autonomia.

I risultati di queste amministrative non possono certo coglierci di sorpresa.  Tutto sta andando come doveva andare e la sinistra-sinistra si attesta sui risultati identitari che era lecito aspettarsi. 


Come, del resto, avrebbe potuto essere diversamente?    La sinistra è scompaginata e scollata da vaste masse di popolazione prive di rappresentanza che non sanno più a chi rivolgersi e che diffidano di tutto e tutti. 

Prima di poter cogliere risultati significativi è necessario ricostruire tutto da capo, linea, programma e proposta, ma se questo non verrà fatto abbandonando vecchi sentieri verticistici, nonché tassi di litigiosità autoreferenziali degni di una disputa talmudica, credo che rimarremo al palo fino al compimento finale della deriva populistico-autoritaria impostaci da EU e troika, con conseguente disastro democratico.

Io non so dire se un processo di formazione di una sinistra credibile e rappresentativa sia effettivamente iniziato e, se del caso, quali prospettive reali abbia di fronte.


Alcuni segnali in tal senso vi sono, ma convivono coi peggiori vizi che hanno storicamente depresso la qualità dell'offerta politica.

Devo anche però notare una cosa.  Se non sarà il popolo stesso di sinistra a darsi una mossa, a pretendere di avocare a sé la responsabilità del processo di ricostruzione della propria rappresentanza politica, il campo verrà fatalmente lasciato ai tristi burocrati che hanno già dato prova di capacità miserevoli.

Quindi animo.  Dipende da noi, come sempre del resto.

mercoledì 1 giugno 2016

Ascolto e indottrinamento.

Facebook, come noto a chi ne è frequentatore, ripropone ogni giorno agli utenti una collezione di post da questi originati nella stessa giornata degli anni precedenti.

E' una iniziativa interessante e consente di apprezzare alcune dinamiche e processi di maturazione di pensieri e valutazioni, nonché di vedere convalidate, oppure platealmente smentite, alcune previsioni a suo tempo espresse.

Non sempre, naturalmente, è possibile rilevare progressi, ma oso dire che anche gli arretramenti e gli oggettivi peggioramenti personali e di altri soggetti possono fornire preziosi spunti di riflessione.

E' questo il caso in particolare di post, prodotti da un gruppo politico col quale collaboravo e da cui sono ora fuoriuscito, che condividevo con entusiasmo sul mio profilo.

Rivedendo quei post, che condividevo solo un anno fa, rilevo una freschezza che ora mi sembra dispersa.     
Un tempo la coralità dei contributi era veramente estesa e il tono degli interventi assai dialettico, propositivo e volto a stimolare riflessione e dibattito.

Oggi la platea degli autori è singolarmente compressa e in luogo di stimoli dialettici talvolta arditi, trovo la reiterazione di slogan tambureggianti, ove il servizio reso non è rivolto alla crescita ed al coinvolgimento dei simpatizzanti, ma alla consonanza con un agire politico tra l'altro per il momento ancora assai ipotetico.

E' ovvio che per poter incidere su di una realtà politica sono indispensabili focalizzazione ed unità d'intenti, e che dunque non si possono accettare tassi di litigiosità ed individualismo troppo spinti, ma non è sano neanche adottare schematismi troppo rigidi e unanimismi dal sapore antico, tra l'altro storicamente screditati.

Un anno fa il numero di persone che si produceva in commenti, tesi e proposte era veramente rilevante; oggi di molte di quelle persone non so più niente e gli interventi, quando non anonimi, ruotano su di un numero veramente ridotto di autori, sono stucchevolmente propagandistici, talvolta con pistolotti enfatici realmente imbarazzanti e con tracce sempre più frequenti della letale malattia storica del culto della personalità.

I post, tra l'altro spesso anonimi e ridondanti, la cui frequenza ormai parossistica è inversamente proporzionale al numero di autori, ricevono sempre minori commenti, ed i pochi reperibili sono plaudenti e stringati, trattati da pronte repliche torrenziali ufficiali, volte a rinsaldare il concetto espresso.

Quando capita, sempre più raramente peraltro, che vi siano manifestazioni anche solo di semplice perplessità entra in azione uno dei sistemi più soffocanti di controllo del consenso, quello del branco di lupi, di cui sono anche stato vittima e al quale, ahimè e seppure con crescente disagio, ho purtroppo partecipato quando ero un "astro nascente", cosa di cui mi pento amaramente.

La voce difforme viene immediatamente trattata mediante un attacco concentrico basato su argomentazioni apparentemente dialettiche, ma in realtà assertive e costruite su presupposti dati, erroneamente, per acquisiti e convalidati, ma non mancano neanche accuse di personalismo e pesanti ipoteche di natura personale, tese ovviamente a squalificare moralmente il malcapitato.

Io credo che esistano i provocatori, che il loro agire sia insidioso e che dunque sia necessaria una strategia efficace che possa contenere i danni che potrebbero causare, ma tra i provocatori e i portatori di istanze variamente distoniche esistono importanti differenze.

Se i primi sono distruttivi e vanno neutralizzati, i secondi sono necessari e contribuiscono a mantenere vivo, fecondo e coinvolgente il dibattito.   E' ovvio che la loro inclusione porta ad un faticoso compito di gestione, elaborazione e sintesi degli stimoli dialettici, ma se nel tuo statuto è scritto che linea ed iniziativa provengono dal basso e che il gruppo dirigente dovrebbe essere più che altro un gruppo coordinante, ebbene quella fatica dovrebbe essere tra le tue più importanti priorità.

Sento però di poter dire, e naturalmente è il parere di uno che si è dimesso appena prima che fosse possibile estrometterlo, che le priorità sono affatto diverse e che la qualità del dibattito, la convenzionalità della comunicazione politica e la continua e silenziosa emorragia di simpatizzanti, per il momento abbastanza compensata dall'afflusso di carne fresca, stiano a dimostrare la scarsa vitalità di una creatura che ancora deve uscire dalla sua infanzia.

Di chi sto parlando?  Potrei fare nomi e cognomi, ma non avrebbe alcuna importanza perché la malattia che sto stigmatizzando, ovvero l'autoreferenzialità di chi non ha il coraggio di confrontarsi fino in fondo con la gente che pretende di arruolare o rappresentare, è purtroppo assai comune, e lo stato comatoso della sinistra nel nostro paese, sta a dimostrarlo.

Tutti dicono di voler raccogliere le istanze di chi soffre e geme sotto il pesante tallone della crisi, ma quella gente ha maturato convinzioni talvolta impegnative da gestire, e molta fatica e momenti di grande imbarazzo attendono chi dovesse assumersi realmente quella responsabilità, ragion per cui, che io sappia, nessuno lo sta facendo realmente.

Chi è con l'acqua alla gola può facilmente maturare prese di posizione imbarazzanti, ma è solo entrando nel merito, con fatica e qualche rischio, che puoi favorire una composizione – e talvolta apprendere qualche lezione – mentre se gli dai semplicemente del coglione e del traditore lo perdi e, spesso, lo spingi tra le braccia dei tuoi antagonisti.

Se poi attui lo stesso schema anche con chi ha maturato di suo una certa esperienza e consapevolezza politica, allora diventi, sic et simpliciter, un settario.

Una preziosa opportunità buttata via colpevolmente.