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giovedì 20 aprile 2017

Austerità espansiva. L'ossimoro al potere


Mi è ricapitato sotto l'occhio il log di una discussione in chat con un amico di Facebook sulle riforme renziane e sulla straordinaria baggianata della cosiddetta austerità espansiva, una delle tante, troppe, trovate del guappo di Rignano, sempre pronto a coniare formulette di bassa lega da convention aziendale.

Si tratta di una geniale strategia in base alla quale lo Stato taglia la spesa inducendo di conseguenza i cittadini a ricorrere a servizi privati alternativi, per supplire a quanto toglie loro, oppure a rinunciarvi del tutto. 

In genere per il cittadino questo significa spendere di più, spesso indebitandosi.
In altre parole, la spesa pubblica è sostituita da (più elevata) spesa privata, e il debito pubblico è sostituito da (più elevato) debito privato. Il servizio risultante, per chi non ha molto fieno in cascina, è un notevole arretramento nei livelli della prestazione, oppure, come detto, il suo azzeramento.

Sono un soggetto che ha un serrata e articolata frequentazione della pubblica sanità, sempre più sotto attacco e già in larga parte appaltata a strutture convenzionate, dunque mi viene naturale considerare le implicazioni del compimento di questa austerità espansiva in quel campo, ovvero la totale cessazione del presidio statale con passaggio ad una gestione integralmente privata.

Consideriamo una parte importante della popolazione, quella con pregresse patologie croniche. Ebbene, un cardiopatico, con quadro clinico diabetico e affetto da miopia potrebbe in effetti stipulare una polizza sanitaria, ma molto difficilmente troverebbe qualcuno disposto a coprire le sue patologie, se non a prezzi assolutamente proibitivi.

Questa è una cosa che si può tranquillamente riscontrare già nelle polizze integrative che alcune aziende stipulano per i propri dipendenti dove, di norma, le spese odontoiatriche, pressoché immancabili, sono di norma oggetto di una prestazione aggiuntiva a pagamento, limitandosi quella standard a coprire gli esiti di eventi traumatici. Uguale discorso per tutto ciò che ha a che fare con difetti della vista preesistenti al momento della stipula.

Ci sarebbe poi da considerare, come gli statunitensi possono testimoniare, che le coperture sanitarie non assicurano le migliori prestazioni sanitarie, e talvolta neanche quelle medie, dipendendo tutto dai livelli di spesa che l’assistito può sostenere e dai margini che l'azienda assicuratrice vuole realizzare.

Austerità espansiva? Forse nel breve termine e a prezzo della costruzione programmatica della crisi prossima ventura, ma tant’è. Il liberismo postula cicli di sfruttamento, non sostenibile, di condizioni date, seguito da un collasso dell’ambiente operativo, ritenendo possibile ricominciare da capo spostandosi, per così dire, a lato.

Un’impostazione settecentesca, che risale cioè a tempi nei quali erano disponibili frontiere e mercati vergini che non richiedevano investimenti proibitivi.
Ora però l’ambiente operativo è limitato e sempre meno produttivo, ragione per la quale prospera, o prosperava, il terziario, nel tentativo di estrarre margini non raggiungibili diversamente, o esplode la finanza più esoterica, quella che, slegata totalmente dai processi produttivi, si solleva tirandosi per i lacci delle scarpe e crea ricchezze dal nulla il cui costo, demandato alla prossima - inevitabile – crisi, finirà in capo ai paria della società.


Qualcuno ha notato che quei cicli divengono sempre più corti a testimonianza che stiamo raschiando il fondo del barile?


domenica 16 aprile 2017

Imbecille! Parliamone.

Un anno fa, di questi tempi, ero personalmente coinvolto nel processo costituente di un movimento politico nel quale rivestivo un incarico a livello nazionale, circostanza di cui non meno gran vanto dato che la creatura era neonata, e dunque per forza di cose piuttosto contenuta nelle dimensioni.

A un certo punto però, almeno per me, la cosa finì, perché emersero contrasti non componibili, sia a livello dottrinario che organizzativo e di metodo, ragione per la quale decisi di dimettermi ed allontanarmi, senza cominciare antipatiche ed astiose opere di sabotaggio dell'organizzazione e degli esponenti coi quali avevo avuto i contrasti.
Non ho mai potuto sopportare gli ex che poi te la fanno pagare, e anche se il processo di distacco fu per me doloroso, in quanto corrispondeva ad un fallimento personale, ho preferito operare un taglio secco e senza code velenose e patetiche.

La funzione "accadde un anno fa" di Facebook però non mi consente di dimenticare quel periodo della mia vita, dato che mi ripropone giornalmente i post degli anni precedenti in una determinata giornata, e grazie a questa retrospettiva posso oggi apprezzare il fatto che la mia produzione facebucchiana, mai molto contenuta, in quei tempi aveva raggiunto dimensioni perfino imbarazzanti.

Contemplo dunque ogni giorno l'infinita sequenza di post che condividevo dalla pagina del movimento (uno ogni mezz'ora nelle giornate calme, ancora di più in occasione di eventi, ricorrenze o in corrispondenza di tornate referendarie, cui aggiungere i miei non pochi personali contributi) e mi vengono alla mente le ragioni attorno alle quali è maturata la mia fuoriuscita.

Tralasciando infatti le mie personali valutazioni attorno ad alcuni argomenti - Europa ed Euro, ma ve ne erano altre - non conformi alla linea politica che andava definendosi, e che inibiscono tuttora qualsiasi mio rientro in quella formazione, il contrasto che portò al mio ritiro verteva proprio attorno al fatto che ritenevo eccessiva la frequenza della nostra comunicazione politica. Ritenevo fosse controproducente, forzatamente ridondante e tanto fitta da lasciare poco spazio all'elaborazione dialettica degli iscritti e simpatizzanti.
Le mie argomentazioni in proposito non furono ritenute valide (in realtà venni percepito come un elemento di disturbo e poco disciplinato), e compresi che, a meno di non voler diventare il capetto di una minoranza litigiosa (ma esisteva?) avrei fatto meglio a ritirarmi, cosa che infatti feci.

Perché tornare ora su quei fatti? Presto detto: mi sono reso conto che quella vicenda non fu che l'inizio di un processo che oggi ha raggiunto un punto per me critico.
Il fatto è che quei post non mi limitavo a condividerli sul mio profilo, ma li piazzavo anche in ogni gruppo FB di sinistra di cui ero membro, causando talvolta un certo risentimento, e propiziando la mia iscrizione d'ufficio in molti altri gruppi.

In breve tempo mi ritrovai, anche dopo le mie dimissioni, inserito all'interno di una comunità molto vasta, frammentata e litigiosa, dove le mie valutazioni a riguardo di specifiche tematiche fanno di me quasi sempre una specie di cane in chiesa.

Sono contrario alla guida mitteleuropea e liberista dell'Europa, ma ritengo l'isolazionismo nazionale un suicidio e il sovranismo un concetto troppo contiguo, nonostante puntuti distinguo, alle mene di una destra arrembante.
Sono cosciente della funzione di controllo dell'Euro, ma non penso che il ritorno alla Lira ci possa isolare dalla lunga mano della speculazione finanziaria.
Ritengo la visione politicista e di vertice, che caratterizza la transumanza di gruppi dirigenti in cerca di stati maggiori da occupare, come una letale coazione a ripetere antichi e costosi errori, tipica di ogni buon osservatore compulsivo di ombelico.
Vedo M5S come il fumo negli occhi, ma utilizzo nei confronti dei suoi aderenti l'epiteto fascista con molta parsimonia, a ragion veduta e in casi specifici.
Non riesco comunque a farmi bastare il fatto che quello pentastellato sia il primo partito italiano e dunque trovo ridicolo accorgersi, improvvisamente, che i grilliani sono tanti e cominciare per questo ad avvicinarli con una ridicola condiscendenza che denuncia, prima di tutto, nanismo progettuale e un'autostima incomprensibilmente elevata, smentita dai fatti.
Non comprendo la fascinazione verso un regime, quello russo, opinabile sotto quasi tutti gli aspetti, solo perché 
fa il culo agli americani.
Parimenti mi gettano nella più profonda costernazione le valutazioni risikare dei singoli teatri di crisi: i pregi del regime siriano, la presunta preferibilità di Trump, rispetto alla guerrafondaia Clinton, questa continua e perseguita miopia che privilegia le soluzioni a breve e costruisce immancabilmente il merdaio a lungo, un po' come hanno fatto, e fanno, gli americani con il foraggiamento dei difensori della democrazia di oggi, nonché immancabili terroristi di domani.

Insomma non sono assimilabile ad alcuna grande corrente, dunque colleziono insulti ed epiteti ovunque e la cosa non mi disturberebbe se solo fosse possibile discuterne, anche animatamente, ma rimanendo su un piano dialettico, però in genere non va così.
Più facilmente partono vere e proprie sentenze non negoziabili, disprezzo e sufficienza, ragione per la quale mi sono ritrovato, dapprima impercettibilmente, ma poi sempre più frequentemente, a ritirarmi dall'interazione, a non frequentare più quei gruppi, se non passivamente e come semplice osservatore.

Ciò a cui anelerei sarebbe una visione laica della realtà e l'abbandono di professioni identitarie decise una volta per tutte e a dispetto di lampanti evidenze fattuali.
Il processo di cui parlavo credo sia giunto al suo approdo finale, ed ora io mi limito ad affidare le mie ponderose esternazioni esclusivamente al mio blog ed al mio profilo personale, con qualche cedimento di cui in genere mi pento immediatamente. Insomma professo le mie convinzioni a casa mia, confidando nel fatto che un visitatore, a meno che non sia un barbaro assoluto, non entra in casa altrui dicendo a brutto muso al padrone di casa che è un coglione senza arte né parte, ma se lo fa ho perlomeno l'agio di buttarlo fuori a calci senza indugio, e a buon diritto.

O meglio, posso anche considerare l'idea di essere effettivamente un supponente imbecille che non capisce una beata fava, come mi è stato elegantemente fatto notare, ma pretendo solide argomentazioni a corredo, perché l'opinione di qualcuno che storta il mondo per farlo aderire alle proprie convinzioni non è sufficiente e non mi interessa.