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giovedì 30 marzo 2017

Contrordine compagni

Un avviso a tutti quelli che si accingono a leggere questo scritto. L'articolo prende le mosse dalla politica italiana degli anni '50, con il potente PCI togliattiano ed uno dei suoi più accaniti detrattori, ma alla fine è rivolto al popolo pentastellato. Ciascuno faccia le sue considerazioni e decida se procedere o meno.
Quella qui a lato è una vignetta, disegnata ed ideata dal Guareschi di Peppone e Don Camillo, della serie contrordine compagni, che compariva puntualmente sul settimanale umoristico Candido di strettissima osservanza anticomunista.
Le battute che comparivano nelle vignette, sempre concettualmente identiche, si basavano sulla convinzione guareschiana che il popolo comunista fosse assolutamente acritico e totalmente supino alle indicazioni del segretario del partito, al punto da prendere per buona ogni direttiva, anche la più assurda, come quella risultante da un errore di battitura, dando luogo senza alcuna ambascia anche alle conseguenze più assurde e ridicole.
Il successo, relativo ma innegabile, delle vignette era assicurato dal fatto che effettivamente quel popolo comunista non era molto abituato ad esprimere critiche ad una dirigenza che non andava troppo per il sottile nel trattare la dissidenza interna, ma, e qui sta il punto, neanche desiderava farlo.
Il mondo era diviso in due visioni assai diverse ed antagonistiche, il confronto risultante era duro e poco articolato e il nostro paese era una frontiera sensibilissima, una marca esterna del blocco occidentale, situata in un punto strategico a ridosso della cortina di ferro, nella quale operava il più grande, potente e importante partito comunista d'opposizione del mondo.
Gli americani, grazie a questo, ci riservarono sempre attenzioni particolari che hanno drammaticamente limitato la nostra sovranità e intossicato il dibattito politico, propiziando anche eventi luttuosi e campagne terroristiche, agite per interposti estremismi.
Noi uscivamo da un ventennio di dittatura fascista, succedutasi ad un regime monarchico semiassoluto gestito da una schiatta di regnanti felloni e dediti ad epocali salti della quaglia, e nessuno era facilmente disposto ad incrinare la compattezza di un fronte che agiva per il riscatto di masse popolari che sbocciavano solo allora ad una autodeterminazione in divenire, inebriante ed inedita.
Molti potevano anche nutrire dubbi e perplessità, ma tutti pensavano che qualche contraddizione si sarebbe anche potuta ingoiare, pur di conseguire un traguardo superiore e definitivo.
E per un po' effettivamente fu così. Tutti noi che ci riferivamo alla metà sinistra del mondo politico, pur declinando diversamente percorsi, dottrina e strategie, avevamo le nostre brave contraddizioni, a cui mettevamo la sordina per puro calcolo strategico. 
Raggiungiamo lo scopo, prima di tutto, e poi ci dedicheremo alle rifiniture, giusto? No invece. Sbagliato! Ragionevole forse, ma disastroso, come è sotto gli occhi di tutti.
Quelle contraddizioni, da cui discese una progettualità miope e di piccolo cabotaggio, causarono la perdita della rotta, con cedimenti tattici ad ogni sorta di diluizione della strategia generale, cui si sommò l'implosione del socialismo reale, con relativa perdita dell'ancoraggio ad una realtà alternativa, inefficiente e contraddittoria, ma politicamente spendibile.
Ed è da figlio illegittimo, e critico, del PCI togliattiano, padre ancestrale di ogni possibile sinistra italiana (cui M5S comunque non appartiene), che mi rivolgo ai miei amici pentastellati per chiedere loro se, alla luce della straordinariamente impudente gestione della faccenda Cassimatis, nonché di numerosi altri accessi di cesarismo grilliano, non pensano di stare compiendo gli stessi errori che portarono noi trinariciuti alla perdizione.
In questi giorni mi dilungo molto sul fatto che M5S continui a raccogliere consenso, al punto da risultare nei sondaggi quale primo partito italiano, nonostante sia portatore di evidentissime contraddizioni, titolare di opache gestioni municipali e caratterizzato da un relativismo valoriale che da ogni situazione riesce sempre ad estrarre la convinzione del proprio valore, anzi della propria virtù, e l'immancabile condanna del resto del mondo, infame e corrotto, col semplice espediente di essere straordinariamente benevolo con se stesso quanto intransigente con tutti gli altri.
La democrazia digitale è agita da risicatissime votazioni, numericamente assimilabili ad assemblee di condomini minuscoli e uno vale uno, ma se il risultato non piace al detentore del brand allora si rifà tutto da capo, coinvolgendo votanti esterni alla realtà coinvolta, e presumibilmente più ragionevoli. Le olimpiadi non si fanno, ma il nuovo stadio si, però privo delle opere che lo renderebbero ragionevolmente fruibile. I vitalizi non esistono più, ma la parola fa ancora salire il sangue agli occhi di una popolazione stremata e messa all'angolo, dunque la si usa senza troppi distinguo, perché rende molto bene.
E potrei andare avanti ancora a lungo, aggiungendo che la a suo tempo assai sbandierata legge elettorale grilliana viene ora dimenticata perfino dal suo stesso estensore, quel Toninelli abbacinato dalla possibilità di conseguire il premio di maggioranza, avvelenato e incongruo residuo di una legge, l'Italicum, in precedenza scomunicata da un M5S che ora, con il PD in rapido affondamento, pensa invece di trarne beneficio.
Tutte le mie critiche sono, naturalmente, opinabili, ma se devono essere rigettate mi aspetto che la cosa avvenga motivando e spendendosi in una dialettica logicamente sostenibile ed in presenza di una costanza di valori di riferimento, di qualcosa che equalizzi i termini di confronto e che propizi l'analisi comparata di proposte e situazioni, ma questo avviene molto raramente, quando discuto con i miei contatti grilliani.
Il più delle volte invece, dopo aver subito l'accusa infamante, e destituita di ogni fondamento tengo a dire, di essere un seguace del PD renziano, mi si obietta che gli altri sono tutti collusi e disonesti, che il personale politico è inesperto ma volenteroso, e che è giusto fidarsi di Beppe, che lui sa cosa va fatto.
E io a questo punto mi arrendo, e non discuto più, risultando evidente che è del tutto inutile farlo, ma non rinuncio ad esprimere il mio pensiero su spazi miei personali pubblici, blog e social, dove penso di avere il diritto di dire la mia, magari a futura memoria, perché prima o poi i nodi verranno al pettine ed io vorrei avere un supporto al mio ve lo avevo detto, che sarà magari poco elegante, ma che non rinuncerò a pronunciare.

2 commenti:

  1. Posto che di sicuro nemmeno io faccio parte della schiera di fedeli renziani, non parteggio neppure per i grilliani. O meglio: posso capire perché in tanti ancora, nonostante evidenti incongruenze e ritrattazioni e salti quaglieschi (vedi in Europa...), continuino a crederci ed a votarli. Perché in effetti altrove - davvero qui destra e sinistra non esistono più, parlamentarmente parlando - non c'è altro. Ci sono loro, improvvisati ed improvvisanti, alcuni anche molto bravi e meritevoli di ben altro palcoscenico, ma con poche idee e peraltro confuse (saranno antifascisti? io ancora non l'ho capito...) nella maggioranza. E però... che altro offre il panorama politico? Niente, perché anche Ferrero, che pure spesso dice cose che condivido... è vecchio. Ma non nel senso di età, ché quella è a mio avviso una scempiaggine estrema. Nel senso che, lui, la possibilità di cambiare da dentro ce l'ha avuta... eppure. Eppure, appoggiando il meno peggio, il risultato è quello di non contare manco uno. Ergo... risolleviamoci finché siamo in tempo... se ancora lo siamo (quanto agli errori togliattiani ed altri, con me sfondi porte aperte, anzi spalancate...)
    grazie per l'ospitalità.
    ma te lo posso dire? a me Guareschi piaceva... mi piace tuttora, anche se prende in giro la "mia" parte :)

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    1. Ah certo, Guareschi piaceva anche a me perché quando il dito entra nella piaga hai un bel dire che è tutta propaganda, ma se sei convinto che quella piaga c'è, dopo aver rimbeccato il "nemico di classe" dovresti anche sistemare le cose in casa tua, altrimenti, come è poi accaduto, quella casa ti crolla in testa.
      Quello che mi getta nello sconforto è vedere come ricaschiamo negli errori di sempre, con una costanza degna di miglior causa.

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Ti ringrazio per aver voluto esprimere un commento.