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sabato 17 dicembre 2011

La risposta di Obama e i silenzi nostrani


Fantastico. Ho scritto a Napolitano e a Monti, il mio Presidente ed il mio Premier, e non mi hanno risposto.   Ho scritto al Presidente USA (vedi “who rocked the boat” postato il 29/11/11) e mi ha risposto.    Sembra più una circolare che una lettera, però mi ha risposto.
Ovviamente Mr. Obama non ha mai letto la mia mail, la quale è stata gestita da incaricati e funzionari presumibilmente oberati dal disbrigo di quantità rilevantissime di posta quotidiana.
Si potrebbe obiettare che il funzionario che mi ha inoltrato la risposta in nome di Barak Obama, ha dedicato un'attenzione frettolosa e piuttosto superficiale al mio scritto e che, di conseguenza, la risposta non sembra essere proprio centrata. Anzi risulta leggermente comica visto che sembra cercare di rassicurare me – italiano – del fatto che l'amministrazione Obama avrà sempre a cuore gli interessi americani e, con e per questi, gli interessi di altri paesi (bontà loro). Io credevo, appunto, che “certi” interessi americani fossero devastanti per loro e per il resto del mondo. Va anche detto che i disastri che stiamo vivendo si sono originati durante altre e precedenti amministrazioni (parlo della “dinastia” Bush).     Alla fine sono solo uno sconosciuto rompiballe europeo; meritavo tempi e risorse limitati.
Il fatto è che, nonostante la mia assoluta irrilevanza, il capo della grande superpotenza superstite - il suo staff in realtà, ma dietro indicazioni del boss - ha ritenuto che la mia mail, molto critica e leggermente sgarbata, meritasse comunque una risposta. Trovo che questo evento sia assolutamente rimarchevole.
Siamo di fronte ad una cultura politica differente. I miei governanti mi hanno considerato molto più irrilevante di quanto non abbia fatto un capo di stato straniero.
Ho, negli ultimi tempi, scritto a molte persone. Ho sottoposto i miei pareri, le mie domande e le mie ambasce a giornalisti, redazioni, sindacati, segretari di partito e alte cariche dello stato.
Tutti questi interlocutori sono sottoposti ad un flusso continuo e corposo di sollecitazioni e domande. Alcuni di loro sono anche gravati da pesanti responsabilità. 
Per un giornalista, in fondo, la risposta è solo un'opzione, magari desiderabile, ma comunque una scelta discrezionale. 
Per i politici, invece, dovrebbe essere una preziosa opportunità. 
Per le figure istituzionali, poi, dovrebbe essere un obbligo morale.
E invece niente, ma si tratta, come dicevo, di una cultura differente. Qui da noi impera, nelle migliore delle ipotesi, l'atteggiamento alla “spostati ragazzino, fammi lavorare”.
Alla fine, tra tutti questi interlocutori, solo due hanno trovato il tempo e la voglia di rispondermi.    Uno è Michele Serra, che mi ha risposto con la sua consueta sensibilità e proverbiale garbo, l'altro è Obama, per l'appunto.
Vi giro, dunque, questa risposta preceduta da una mia traduzione forse non perfetta, ma comunque adeguata, credo.

Caro amico
la ringrazio per aver scritto. Sostenere il progresso e la stabilità in tutto il mondo è un imperativo strategico, economico e morale per la nostra nazione, ed io apprezzo il suo punto di vista.
Nel mondo globalizzato odierno, una crisi finanziaria o un un focolaio di malattia in un altro continente possono avere conseguenze anche in casa nostra. Per trattare le sfide che abbiamo di fronte,che trascendono i confini, sono fondamentali gli investimenti all'estero e le partnership. La mia Amministrazione continua a lavorare con le nazioni di tutto il mondo per favorire la crescita economica, promuovere i diritti umani e la governance democratica, rispondere alle crisi e soddisfare i bisogni umani fondamentali. Le iniziative di sviluppo all'estero della nostra nazione sono combinate con il nostro impegno a rilanciare le istituzioni multilaterali e a massimizzare l'impatto degli aiuti all'estero per creare le condizioni per arrivare a diminuirne la necessità o eliminarli.
Con il progresso, anche nei paesi più poveri, può aumentare non solo la sicurezza, ma anche la prosperità delle persone, ben al di là dei loro confini, fino agli Stati Uniti compresi. Con l'apertura dei mercati ai nostri beni e la riduzione dei rischi per gli investimenti delle nostre aziende all'estero, i nostri sforzi per lo sviluppo internazionale vanno a beneficio del settore privato americano e creano posti di lavoro. In definitiva, renderemo migliore il futuro dell'America e la vita di innumerevoli donne e uomini accrescendo sempre più il benessere di paesi prosperi, validi e democratici con i quali potremo lavorare nei decenni a venire.
La mia amministrazione continuerà ad utilizzare tutte le nostre capacità, compresa l'assistenza all'estero, per proteggere gli americani e creare un futuro più sicuro e prospero. Per saperne di più sulla mia visione per il ruolo dell'America nel mondo, visiti i siti www.WhiteHouse.gov/issues/foreign-policy,www.State.gov, e www.USAID.gov.
Grazie ancora per avermi scritto.

Cordiali saluti.

Barak Obama


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