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martedì 13 dicembre 2011

Fare spazio a chi sta cominciando.


E’ facile passare per qualunquista quando la carie è così vasta da mangiarsi tutto il dente.
Anche solo cercare di elencare tutti gli esempi di assoluto disprezzo per la cosa pubblica è un compito così vasto da risultare scoraggiante.
Se si affrontano puntualmente tutti gli aspetti del malcostume politico (che locuzione inadeguata per descrivere il basso impero che ci affligge) lo sconforto e la rabbia più incandescente sono assicurati.
Leggete Denis Mack Smith (ci vuole uno straniero per demistificare i nostri alibi) e verificherete che, sin dai tempi del Regno d’Italia, il nostro problema è sempre stato il disporre di una classe dirigente d’infima qualità.
Qua e là, è vero, sono emerse alcune personalità degne e capaci, ma non hanno potuto incidere più di tanto ed abbastanza a lungo. Non appena possibile, il soffocante e gretto establishment ha provveduto a riportare il livello medio all'abituale mediocrità.
Più spesso si è affacciato qualche individuo magari capace, ma non molto degno purtroppo. In quelle occasioni ci è capitato di vivere le nostre ore più buie.
Negli ultimi decenni hanno imperato individui sia indegni che inetti, e tutti possono vedere come siamo conciati.
Abbiamo bisogno di rifondare i nostri valori, di ripensare un progetto di paese vitale, di operare una netta rottura con la stanca decadenza che ci affligge.
Siamo come un corpo passato, nel corso di una vita, dal vigore della gioventù alla stanchezza della vecchiaia, dalla fiducia di chi ha tanto da sperimentare alla querula diffidenza di chi non ha più orizzonti da raggiungere.
Dobbiamo smettere di delegare le responsabilità, dobbiamo riappropriarci del diritto di operare consapevolmente le nostre scelte, ma soprattutto dobbiamo pretendere che di queste ne sia tenuto il dovuto conto.
Io ho 57 anni; ho già percorso un bel tratto di strada e ho un'idea di quanto la stanchezza possa essere perfidamente seducente. Forse non posso più pensare e proporre soluzioni fresche ed innovative, ma ho una figlia e, non fosse altro che per lei e per tutti i suoi coetanei così privati di prospettive, perlomeno non intendo essere un freno.
Come dico sempre, sono stato cresciuto con l'idea che esistono tre modi per fare le cose: il modo giusto, quello sbagliato e quello del mio interlocutore (il mio mentore) che era l'unico degno di considerazione. Questa visione, così rappresentativa del passaggio di consegne generazionale italian style, ha fortemente e negativamente inciso sulla mia progettualità e, in quanto sistema, su quella di generazioni di italiani. Non deve essere più tollerata.
Con mia moglie, ho fatto il possibile per trasmettere a nostra figlia un sistema di valori. Le ho assicurato la possibilità di studiare (non credo ci sia bisogno di sottolineare l'importanza della cultura). Le fornisco tutto il mio appoggio. Potrei fare diversamente mantenendo il rispetto per me stesso?
Quello che non intendo assolutamente fare è, per così dire, guidarla dal sedile di dietro.
Non è più una bambina e vive in un mondo molto diverso da quello della mia gioventù.
Posso fornire pareri e consigli, se richiesti, amorevole aiuto finché avrò vita, senz'altro, ma non posso dirle come vivere la sua vita, non sarebbe giusto. Soprattutto non posso farlo quando le mie “istruzioni per l'uso” riportano la scritta “best before 12/1999”.
Sono cresciuto in un mondo fatto di grandi fabbriche, boom economico, classe operaia numerosa e potente, grandi aspettative di crescita.   Lei si affaccia alla vita nell'epoca del precariato, del terziario avanzato, delle crisi economiche.
Lei ed i suoi coetanei dovranno reagire. Sono in grado di farlo, devono solo accorgersene. Dovranno elaborare le loro ricette; le nostre sono scadute.     Dovranno pretendere di potersi assumere le proprie responsabilità
Nel frattempo noi dobbiamo sostenerli ed incoraggiarli e fare qualcosa per arrestare questo sfacelo.      Personalmente ho deciso di non transigere più su nulla. Non voglio più fare sconti a nessuno, sulle piccole cose come sulle grandi. Il prossimo artigiano che mi farà il discorsetto “80 senza, 100 con fattura”, oltre a rischiare uno sputo in faccia, si beccherà anche una segnalazione all’Intendenza di Finanza. Voglio prendere la tessera di un partito, partecipare alle riunioni ed alle assemblee e diventare così importuno da farmi espellere. Voglio inondare le redazioni di giornali di così tante lettere da diventare un fenomeno nazionale.
Basta con le deleghe in bianco. Sono un cittadino e non un suddito! 

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