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sabato 4 febbraio 2012
Un aggiornamento sui fragorosi silenzi
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giovedì 2 febbraio 2012
Quanto sono reattive le istituzioni?
Il
report delle statistiche di Blogger (la piattaforma che utilizzo per
il mio blog) riferisce un buon numero di accessi (20) al mio post del
28/1 "Disturbiamo
il manovratore". Anzi, al momento detiene il record
assoluto. Numeri piccoli, in senso assoluto, ma
importanti per un neofita come me.
Non
ho idea di quanti dei lettori abbiano aderito al mio invito di
inoltrare la mia mail (o altra di loro maggior gradimento) alle
massime cariche dello stato, ai segretari dei maggiori partiti ed ai
segretari dei sindacati confederali. Spero che qualcuno
l'abbia fatto.
L'unica
cosa certa, ed è la ragione per la quale scrivo questo articolo, è
che tra tutti i numerosi destinatari, uno solo mi ha risposto e, devo
dire, avrei potuto scommettere che l'avrebbe fatto. Sto
parlando del Presidente della Camera On. Gianfranco Fini.
Ecco
qua:
From: Segreteria del Presidente Fini
Sent: Tuesday, January 31, 2012 9:14 AM
To: roberto.rizzardi@txxxxx.it
Subject: Rif: Liberalizzazioni
Si comunica che il Presidente ha disposto la trasmissione della Sua e-mail alla
Commissione parlamentare competente, affinche' i deputati che ne fanno Parte
possano prenderne visione ed assumere le iniziative che ritengano opportune.
Con i migliori saluti.
La Segreteria del Presidente della Camera dei deputati
Chi mi conosce
sa che il sentimento politico professato dall'On. Fini è quanto di
più lontano ci possa essere dai miei convincimenti. Credo che
la destra politica che lui rappresenta, non potrà mai elaborare
proposte che io possa condividere o anche solo considerare in maniera
neutra. Questo, comunque, non mi impedisce di apprezzare il suo
solido attaccamento alle istituzioni e la coerenza con la quale lo
pratica.
E'
il presidente della Camera, riceve una mail da un cittadino, accusa
ricevuta e dispone un'azione conseguente. Volete oppormi
che è una risposta amministrativa? Intanto è una risposta, l'unica
finora pervenuta.
Credo
che il traffico di mail su quella casella di posta possa essere
definito, come minimo, impetuoso ed io conto quanto il proverbiale
due di picche.
Questo
non ha impedito alla terza carica dello Stato di reagire nell'unico
modo decente previsto da un ordinamento liberale. Mi è stato
detto: ci sei, esisti e noi, per quanto leggera possa essere la tua
influenza, ne prendiamo atto.
Fra
i destinatari ci sono altre istituzioni alle quali ho già scritto in
precedenza e che non mi hanno mai degnato di alcuna attenzione,
neanche formale.
Come
ho già detto in "la
risposta di Obama e i silenzi nostrani", perfino il
Presidente degli Stati Uniti ha pensato bene di rispondermi; a me,
uno straniero privo di ogni importanza, soprattutto elettorale. E
pensare che gli avevo inoltrato una mail piuttosto critica e brusca.
Quali
determinazioni traggo da tutto ciò. E' semplice: il
manovratore va disturbato, sempre, pervicacemente, e con militante
costanza. Lui non ci ascolta? Ebbene noi dobbiamo
diventare così importuni da costringerlo a cambiare atteggiamento.
Avete forse qualcosa di più importante da fare?
Etichette:
crisi economica,
equità,
Fini,
governo,
Monti,
Napolitano
sabato 28 gennaio 2012
Disturbiamo il manovratore
Ho
deciso di rielaborare il testo del mio post “La misura è colma”
del 25/01/12 per redigere una mail da indirizzare alle massime
cariche dello stato, ai segretari dei maggiori partiti ed ai
segretari dei sindacati confederali.
L'ho poi inviata e, per farlo, ho
dovuto diversificare le modalità d’inoltro perché, in alcuni
casi, è stato necessario ricorrere ai form reperibili all’interno
dei siti, istituzionali o di organizzazione, riconducibili ai
destinatari.
In
passato ho utilizzato indirizzi di posta elettronica reperiti
fortunosamente ed ho fondati motivi per ritenere di aver fallito nel
comunicare.
Ho
quindi optato per questa modalità, più macchinosa – bisogna
ripetere generalità, casella di posta ed incollare il testo - e
certamente più fastidiosa, perché volevo essere sicuro che il
messaggio venisse effettivamente recapitato, ed ho utilizzato
indirizzi di posta elettronica solo se indicati esplicitamente dai
siti nelle sezioni “contatti” o quando i form, per qualche
ragione, sono risultati non funzionanti o non adeguati, come nel caso
del Senato.
Perché
questa lunga premessa? Semplice, poiché ritengo fondamentale che
in tempi di personale politico nominato, e non scelto, la nostra voce
salga fino in cima, intendo proporvi, eventuali lettori di questo
post, di valutare la possibilità di inoltrare a vostra volta la
mail, così come è o, se lo riterrete opportuno, modificata secondo i
vostri desideri o anche completamente differente, qualora riteniate
di non essere rappresentati da quanto scrivo.
L'importante,
secondo me, è comunicare a chi detiene le leve del potere che siamo
depositari di aspirazioni, aspettative, esigenze ed istanze precise,
ma soprattutto che esistiamo
e che dobbiamo essere considerati.
Vi
chiedo anche di proporre, a vostra volta, questa iniziativa ad amici
e conoscenti.
Potreste
anche ritenere sufficiente rivolgervi solo ad alcuni dei destinatari,
lo ritengo meno efficace, ma è un'opinione personale.
L'attività
che vi chiedo di svolgere è noiosa, pesante e scoraggiante e ciò
senz'altro non è per caso. Il manovratore, evidentemente, non
vuole essere disturbato. Valutate voi se è il caso di fare questo
piccolo sacrificio.
- per scrivere al Presidente della Repubblica: https://servizi.quirinale.it/webmail/
- per scrivere al Presidente della Camera: http://presidente.camera.it/760
- Per scrivere ai segretari di partito, che sono tutti deputati, bisogna andare sul sito della Camera - http://www.camera.it/28 – selezionare il deputato dal menù a tendina e poi cliccare su “vai alla scheda del deputato”. Andrete a finire su di un pannello dove sarà presente un tasto virtuale “scrivi” da cliccare a sua volta.
I
restanti destinatari potranno essere raggiunti con la vostra posta
elettronica abituale ai seguenti indirizzi:
caraggil@cgil.it;
info@uil.it;
monti_m@posta.senato.it;
relazioni.esterne@cisl.it;
schifani_r@posta.senato.it
Ecco
la mail che ho inviato e che vi propongo:
Oggetto:
Liberalizzazioni
Ill.mo
Sig. Presidente della Repubblica
Ill.mo
Sig. Presidente del Senato
Ill.mo
Sig. Presidente della Camera dei Deputati
Ill.mo
Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri
Egr.
Sig. Segretario del Partito Democratico
Egr.
Sig. Segretario del Popolo della Libertà
Egr.
Sig. Segretario di Italia dei Valori
Egr.
Sig. Segretario della Unione dei Democratici Cristiani e di Centro
Egr.
Sig. Segretario della Lega Nord Padania
Gentile
Sig.ra Segretario della CGIL
Egr.
Sig. Segretario della CISL
Egr.
Sig. Segretario della UIL
ai
loro recapiti di posta elettronica o per il tramite dei siti
istituzionali o di organizzazione
Il
governo tecnico attualmente in carica si è insediato, come noto, con
il compito di trarre il paese dalle secche di una perniciosa
decadenza economica e strutturale.
Era
a tutti evidente che non si trattava di elaborare aggiustamenti,
applicare pannicelli caldi o varare manovrine di facciata, era anzi
più corretto rievocare le lacrime, il sudore, la fatica ed il sangue
di churcilliana memoria.
I
lavoratori dipendenti ed i pensionati (quantitativamente la parte più
rilevante della nazione) sono stati precettati immediatamente e con
le brusche, per di più. Costoro, nonostante la consapevolezza di
essere stati già in passato chiamati a patire rinunce e di averlo
fatto ripetutamente, a fondo perso e senza ricevere vantaggi
commisurati, pur elevando le proprie più che giustificate
rimostranze, hanno dimostrato di possedere un grado elevatissimo di
responsabilità ed hanno aderito ad una vera e propria chiamata
all'opera di risanamento nazionale.
L'hanno
fatto, dopo una breve mobilitazione sindacale, avente più che altro
il significato di una testimonianza, senza porre clausole vessatorie
e senza pretendere garanzie
L'hanno
fatto pur nella consapevolezza di non essere i maggiori responsabili
dello sfascio attuale.
L'hanno
fatto pur avendo ogni ragione di temere il ripetersi, nella prossima
trattativa sul lavoro, dello stesso schema di aprioristica rinuncia a
diritti faticosamente conquistati.
L'hanno
fatto, infine, direi patriotticamente e prendendo per buone semplici
promesse, come quelle relative ad una maggiore equità, confidando
nell'instaurazione di un contesto politico più credibile e
nonostante la persistenza di un parlamento oramai asincrono rispetto
alla situazione ed alla volontà popolare.
Ora
che si tratta di intervenire anche su coloro che, spesso, si sono
sottratti ai loro doveri civici, che non hanno adempiuto ai loro
doveri fiscali, che prosperano al riparo di privilegi irragionevoli,
di monopoli di fatto, di medioevali gilde corporative, non è
possibile assistere ai ricatti ed alle pretestuose argomentazioni di
questi renitenti alla responsabilità nazionale senza provare un
profondo senso di disgusto e senza sentire una furia incandescente
montare nel proprio animo.
Vedete
bene di riservare anche a questi incivili le stesse brusche maniere
che ci avete riservato.
Vorrei
che fosse per tutti chiara una cosa. Questa volta non potrà andare a
finire come al solito. Chi ha sempre fatto la propria parte, con
scarso vantaggio e nessun riconoscimento, questa volta è prossimo al
tracollo e, come tutti quelli che hanno poco da perdere, diviene
estremamente reattivo e portato ad inquietarsi parecchio.
Questa
volta non abbiamo dato a fondo perso, abbiamo investito le nostre
ultime sostanze e vogliamo vedere un adeguato ritorno.
Ringrazio
tutti Voi per l'attenzione che avrete ritenuto di potermi dedicare e
Vi auguro un buon lavoro.
nominativo
del mittente
mercoledì 25 gennaio 2012
La misura è colma
Un
vecchio proverbio, tedesco mi pare, dice grosso modo che “chi
guarda gli alberi non vede la foresta”; profondo e
contemporaneamente banale, come tutti i proverbi.
Sta
di fatto che, distratti dai lanci giornalistici e coinvolti nelle
aspre dispute che infiammano il dibattito politico, rischiamo di
perdere la visione d'insieme e di non capire che sta svolgendosi il
tipico teatrino mistificante dei soliti, e noti, “furbetti”.
A
posteriori, non appena il tempo avrà aggiunto un po' di distanza,
si vedrà più chiaramente di quanto non appaia ora chi, nel nostro
sciagurato paese, è animato dal senso civico e del dovere.
Si
prenderà atto di chi pur protestando accetta, ancora una volta, di
rinunciare a sacrosanti diritti - pagati nel corso di una vita con
rinunce, lotte e sudati guadagni - in nome dell'emergenza di cui,
peraltro, non porta neanche la principale responsabilità.
Altrettanto
nitidamente spiccherà chi, già tradizionalmente abbarbicato a
privilegi irragionevoli e chiuso nel recinto della propria gilda
corporativa, ritiene di poter continuare ad imporre monopoli di
fatto, cartelli e protezionismi asfissianti.
Verranno,
retrospettivamente, inchiodati alle loro responsabilità coloro che
senza adempiere adeguatamente ai propri obblighi fiscali, reclamano
servizi per i quali non hanno pagato e che anzi hanno sottratto a
chi, più fragile, ne avrebbe avuto maggior diritto.
Tutto
ciò sarà chiarissimo, ma è lampante già da ora, se riuscite a
superare le ciniche manovre di “distrazione di massa” messe in
atto dai renitenti alla cittadinanza responsabile.
Il
governo tecnico si è insediato con il compito di trarre il paese
dalle secche di una perniciosa decadenza economica e strutturale, un
vero e proprio “bacio della morte”.
Non
si trattava di elaborare aggiustamenti, pannicelli caldi o manovrine
di facciata.
Si
trattava di lacrime, sudore e sangue di churcilliana memoria.
I
lavoratori dipendenti ed i pensionati (quantitativamente la parte più
rilevante della nazione) sono stati precettati immediatamente e con
le brusche, per di più.
Certo
che hanno protestato, visto il rospo da ingoiare.
Naturale che abbiano fatto presente che avevano già dato, peraltro spesso a
fondo perso e senza ricevere vantaggi commisurati.
Chiaro che hanno accettato di fare la propria parte senza ricatti, rivolte e minacce all'ordine
pubblico, come sempre.
Adesso
è venuto il turno dei petrolieri che, misteriosamente, non riescono
a differenziare che di pochi millesimi il prezzo alla pompa tra le
varie compagnie, che reagiscono come ghepardi all'aumento del greggio
e come bradipi al suo ribasso, che ricattano i gestori e li incatenano alle proprie politiche commerciali.
E'
la volta delle ferrovie che abbandonano il traffico pendolare e che
disorganizzano subdolamente i collegamenti interregionali, per
dichiararli improduttivi, e scodellano sostitutive Frecce Rosse
costosissime e parcellizzate in classi esclusive.
Tocca
ora alle banche che, come i petrolieri, sono singolarmente allineate
nell'offerta commerciale, che pretendono depositi, li remunerano poco
e male e non adempiono alla loro funzione principale, l'erogazione
del credito.
E' il turno dei notai, imprescindibili, costosi e territorialmente contingentati;
professione chiusa per antonomasia.
Tocca
alla pletora di professioni e mestieri dediti alla mimesi fiscale ed
alle prestazioni, più o meno approssimative, accompagnate dalla rituale formula di “80
senza e 100 con”.
Tocca
a tutti costoro o, meglio, toccherebbe.
I
grossi (banche, petrolieri, ferrovie ecc. ecc.) hanno già azionato
le loro liaison e da consumati volponi, senza eccessivo clamore,
hanno già strappato differimenti e conferimenti ad authority,
presenti o future, dove non disperano di poter edulcorare o
depotenziare i decreti governativi.
I
piccoli (professionisti, farmacisti, autotrasportatori e tassisti e via elencando),
chi più chi meno, si sbragano e minacciano di paralizzare il paese.
Ma come, non erano i flagellatori dell'eccessivo ricorso allo
strumento dello sciopero?
Il
problema è che in Italia il pensiero scientifico, con il conseguente
rigore, è negletto. E' troppo impegnativo. C'è il rischio di dover
essere coerenti.
Il
nostro è un paese di avvocaticchi. La verità assoluta non esiste,
esiste solo la propria tesi contingente. Così
quello che tu fai costituisce una prevaricazione, mentre per me è un
sacrosanto diritto, o viceversa. Dipende dall'immediato tornaconto.
Vorrei
dire solo una cosa al governo ed ai politici. Vedete bene di riservare anche a questi incivili mantenuti le stesse brusche maniere che ci avete riservato.
Questa
volta non potrà andare a finire come al solito. Chi ha sempre
fatto la propria parte, con scarso vantaggio e nessun riconoscimento,
questa volta è prossimo al tracollo e, come tutti quelli che hanno poco da perdere, diviene estremamente reattivo e portato
ad incazzarsi parecchio.
Questa
volta non abbiamo dato a fondo perso, abbiamo
investito le nostre ultime sostanze e vogliamo vedere un adeguato
ritorno.
Avete capito PERDIO?
domenica 8 gennaio 2012
Il dopo-sbornia
E'
diventato davvero un esercizio di contrizione tenersi informati e
seguire telegiornali e trasmissioni di approfondimento. Lo è
diventato, prima di tutto, perché la situazione economica europea, e
non solo italiana, è evidentemente ben lontana da una soluzione
qualsiasi, accettabile o meno, e non ha ancora svelato tutti i
tormenti che ci attendono.
E'
inoltre particolarmente penoso affrontare la realtà in un paese come
il nostro, dove l'azione più che ventennale di ilari ed
irresponsabili venditori porta a porta - assurti al ruolo di opinion
maker e statisti – ha convinto la gente che non vi sono problemi
che non possano essere risolti da una bella dormita e da una robusta
dose di immotivato ottimismo d'accatto.
L'irresponsabililtà,
eletta a sistema di vita e meccanismo di governo, alla fine non paga
(a meno che tu non sia uno speculatore, un evasore o un malavitoso).
I
miei genitori avevano interiorizzato uno schema preciso e, per i
tempi, convenzionale per il loro progetto di vita. Lavoro, uno
qualsiasi purché sicuro e decentemente remunerativo (lo si accettava
anche sottopagato, in attesa di tempi migliori), acquisti
pianificati, fortemente limitati al necessario e propedeutici al
miglioramento della propria situazione, estrema ripugnanza a
contrarre debiti se non per beni durevoli e strategici (la casa per
esempio), corretta valutazione della convenienza di una maggiore
istruzione per i propri figli.
Qualsiasi miglioramento del tenore
di vita veniva considerato esclusivamente dopo
il conseguimento di una maggiore capacità di spesa.
Tutto
ciò, inoltre, era scrupolosamente inserito all'interno di un quadro
etico preciso, quasi calvinista, e con l'acuta – anche se non
esplicitamente articolata - consapevolezza del significato e del
valore di concetti quali senso del dovere, della comunità e del bene
comune.
E'
lo schema che, sotto i miei occhi fin dal primo giorno di vita, ho
assunto a mio riferimento. La differenza sta nel fatto che,
rispetto ai miei genitori (e grazie a loro) ho potuto partire da un
gradino più alto. Il mio salto l'ho spiccato dalle loro spalle.
Identico discorso per mia moglie che, semmai, è molto più rigorosa
di me.
Non
so esattamente quando questa etica e questo modo di intendere la vita
hanno perso appeal, quando sono stati declassati da dignitoso stile
di vita a grigia e monotona sopravvivenza degna solo di opachi
travet, minchioni e perdenti.
Intendiamoci, non che un tempo
non esistessero altre e più disinvolte declinazioni del concetto di
progresso personale, solo che non avevano e non pretendevano di avere
tutta la legittimazione, cafona e rapace, che hanno adesso.
Un
tempo chi prendeva scorciatoie egoistiche e parassitarie non esibiva
questa scelta, poiché la condanna sociale era pronta e scontata e
la vergogna un prezzo che non si voleva pagare.
Oggi,
scusate la banalità, il sistema è ribaltato. Quando esprimo i
valori e le scelte che furono dei miei genitori, e che cerco di
onorare, colgo più frequentemente di quanto ritenga accettabile
sorrisetti di compatimento e seccate manifestazioni di fastidio.
Vengo
definito un noioso integralista, un patetico conservatore, un
incapace alla ricerca di giustificazioni per la propria incapacità,
un patologico invidioso del successo altrui.
Non
ho voglia di contestare queste grossolane critiche. Chi le
proferisce mi è estraneo quanto una forma di vita aliena. Mi
sento degradato anche solo nel prenderle in considerazione. Purtroppo
non posso liberarmi con uguale disinvoltura delle conseguenze delle
scelte espresse da quelle persone, le stesse che hanno buttato in
vacca tutto e ci hanno lasciato il conto da pagare.
Tutto
dunque si riduce alla contrapposizione tra responsabilità ed
edonismo? Non è solo questo, ci sono di mezzo giganteschi
interessi finanziari.
Grazie ai famigerati Chicago Boys ed alle
loro istanze neoliberiste, è passato il concetto che costruire e
pianificare il proprio futuro è da imbecilli. Molto meglio bruciare
le tappe e conseguire traguardi anche al di là delle proprie
effettive possibilità. Ed è stato senz'altro così, perlomeno per
tutti gli attori finanziari che hanno speculato su questa sorta di
allegria programmatica.
E'
paradossale che proprio coloro che hanno sempre criticato la
socialdemocrazia e le sue ricette economiche e sociali,
sermoneggiando che non esistono “pasti gratis”, che tutto, alla
fine, si paga, ebbene che proprio loro abbiano costruito un mondo ed un
sistema di buoni pasto presunti gratuiti o, perlomeno, estremamente
convenienti.
Grazie all'instaurazione di un regime fatto di crediti accessibili senza
requisiti, santificazione della leva finanziaria ed incentivazione di
consumi voluttuari, dopo aver nascosto sotto il tappeto dei prodotti
derivati e della finanza creativa la tossicità delle strategie
perseguite, è passato anche il concetto che la formica è antica,
noiosa ed importuna, mentre la cicala è trendy e smart (l'uso
dell'inglese è antropologicamente giustificato).
Si è a lungo
vissuti in un eterno presente privo di scadenze e con un domani
rimandato a data da destinarsi.
Su
di una cosa avevano ragione, alla fine si paga tutto e siccome la
pratica seguita è stata dissipatoria ed irresponsabile, ora che il
domani è finalmente arrivato, il risveglio corrisponde al
proverbiale dopo-sbornia con tanto di atroce mal di testa ed alito
fetido.
La
domanda è: ci siamo definitivamente giocati il fegato? Non lo so,
ma credo che ci convenga dare una risposta negativa.
Tutti,
mi pare, sono sconvolti di fronte all'enormità del recupero che ci
attende. La sfiducia e lo sconforto minano il nostro morale.
Io voglio citare un antico proverbio cinese: “anche un viaggio di mille miglia comincia con un passo”.
Io voglio citare un antico proverbio cinese: “anche un viaggio di mille miglia comincia con un passo”.
Se
i nostri genitori sono riusciti ad emergere da un dopoguerra di
rovine, materiali e morali, a maggior ragione potremo farcela noi,
basta recuperare il senso della prospettiva e la fibra morale che
abbiamo accantonate perché qualcuno ci aveva convinti che fossero
desuete.
Solo
una cosa dovremo tenere sempre presente. Dovremo pretendere da noi
stessi e dagli altri il maggior grado di integrità possibile.
Basta con furbacchioni, parassiti, veline, calciatori, nani e
ballerine.
Non c'è bisogno di fare rivoluzioni, dobbiamo solo non tollerare più i parassiti ed essere pazienti ma determinati.
Come
dico sempre, dobbiamo essere cittadini, e non sudditi.
lunedì 5 dicembre 2011
Il basso impero
Sono
stato in silenzio per un po'. Ero in attesa della “Mazzata”,
con tanto di maiuscola e virgolette. Quella di cui ci si ricorderà
negli anni e di cui si parlerà come si è parlato del sessantotto,
dell'attentato a Togliatti, del rapimento di Moro. Dell'evento,
insomma, che ha impresso all'esistenza di tutti una drammatica
svolta. L'evento dopo il quale qualcosa è cambiato per sempre e non
in meglio, temo.
Dovrei
tacere anche ora. L'amarezza ed il risentimento che provo formano un
groppo enorme, che fatica ad uscire e a disporsi in forma di pensieri
ordinati.
Ma
non ci riesco, devo espellere il grumo disgustoso che mi tengo
dentro.
Ill.mo
Sig. Presidente della Repubblica
Ill.mo
Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri
ho
ascoltato, come tutti, per giorni e giorni le analisi di politici,
economisti e giornalisti. Lasciando da parte le ricette che ciascuno
di loro proponeva, mi sembra che tutti concordassero, al minimo, sul
fatto che fosse necessario intervenire con estrema urgenza e con
grande incisività per ricondurre la situazione entro limiti
travalicati, oramai, da molto tempo. Alla gravità e durezza dei
provvedimenti necessari, inoltre, avrebbe dovuto corrispondere anche
grande equità al fine di renderli più moralmente sopportabili.
Vorrei
delimitare meglio il concetto di equità. Qui non è sufficiente dire
che tutti devono concorrere, ci mancherebbe altro. Bisognerebbe anche
definire la maggiore o minore capacità di sostenere il peso dei
provvedimenti, salvaguardare il sacrosanto principio della
progressività e pretendere di più da chi ha di più (che poi è
pretendere la stessa cosa da tutti, se ci pensate bene). Ancora di
più. Visto che ci sono persone e categorie che hanno prosperato
parassitariamente sulle spalle di chi ha sempre fatto il proprio
dovere, ebbene costoro dovrebbero sostenere il peso della gran parte
della manovra di salvataggio. Hanno frodato il fisco
sistematicamente? Hanno, a suo tempo, applicato su merci e servizi un
tasso di cambio Euro/Lira personalizzato e maggiore di quello
ufficiale? Hanno mantenuto la difesa corporativa delle loro
professioni azzerando la concorrenza e praticando tariffe abnormi?
Hanno condotto aziende utilizzando capitali altrui, intascando il
frutto e smistando i costi ad altri? Hanno insomma drenato la
liquidità esistente riversandola, magari, in depositi all'estero e
con ciò impoverito la nostra economia lasciandoci il conto da
pagare? Lo hanno fatto, eccome se lo hanno fatto. Loro, di
conseguenza, avrebbero dovuto essere interessati dalla maggior parte
degli interventi del “decreto salva Italia”, poiché loro hanno
effettivamente vissuto al di sopra delle proprie possibilità.
Non
è stato così, come è sotto gli occhi di tutti. E manca ancora la
parte che riguarda il lavoro. Non sono per nulla impaziente di
vederla affrontata.
Nella
buona sostanza, mi sembra, la parte investimenti è vagamente
definita in senso strategico e, sostanzialmente, demandata ad
un'articolazione futura ancora da strutturare. Tra l'altro uno dei
pochi elementi esplicitati – l'intervento sull'IRAP – privilegia
l'assunzione di donne e giovani, cosa in sé più che giusta, ma
rende ancora più antieconomico assumere o mantenere in servizio quei
lavoratori over-50 che, sempre più estromessi dalle imprese, si
vedono spostata la pensione ancora più in là. Per non parlare di
quelli che non sono più in grado di fare scelte. Qualcuno ha già
scelto per loro e li ha già espulsi, e si trovano di fronte a
svariati anni di degradanti espedienti e lavoretti per la
sopravvivenza, in attesa di una pensione svalutata.
La
parte tagli, invece, è molto meglio definita e, in sostanza,
corrisponde quasi integralmente all'intervento sulle pensioni.
Complimenti. Alla faccia dell'equità si è andati a cercare i soldi
dove era più facile trovarli e non dove era più giusto. Si
comunica, a chi era comunque disposto a sostenere sacrifici, che sarà
l'unico a doverlo fare, perlomeno a un livello tale da sconvolgere la
propria vita e quella dei suoi familiari.
Il
richiamo alla gravità del momento attuale suona, a questo punto, uno
sporco ricatto. La prossima volta che faranno appello al nostro senso
del dovere e di responsabilità, cosa dovremmo fare? Come sarà
possibile trattenere quella rabbia che sta montando dentro di noi?
Come sarà possibile credere ancora che esiste un bene comune? Come
sarà possibile mantenere la coesione necessaria al superamento di
questo grave momento?
Mi
sono sempre sforzato di essere un cittadino responsabile e credo di
esserci riuscito fin qui. Mi piacerebbe continuare a trovare le
ragioni per farlo. Mi piacerebbe che qualcuno mi aiutasse a farlo.
L'ho
inviata e, come ho detto in una lettera che ho scritto giorni fa, provo la stessa soddisfazione di un pedone che manda a
quel paese l'automobilista che l'ha inzaccherato. Poca roba. E'
come ululare alla luna.
08/12/11
Leggetelo anche voi. Il grado di condivisione del suo contenuto potrà anche variare, ma ritengo che, comunque, sia rappresentativo di un sentimento molto diffuso. Bisogna tenerne conto.
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