martedì 2 ottobre 2012

Neutralizzare i delinquenti? Si può provare.


Leggete questo articolo e, se concordate con quanto scritto come penso e spero, valutate la possibilità di agire in modo da superare questo sfascio. 
Non c'è bisogno di fondare partiti o movimenti. Qualcuno lo ha già fatto e abbiamo visto che non basta. 
Quello che dobbiamo fare è cominciare a gratificare i numerosi omuncoli, che al momento hanno la prevalenza, del nostro chiaramente espresso disprezzo e della nostra manifesta disapprovazione. 
Nulla di eclatante, non c'è bisogno di una caccia all'untore né bisogna cedere alla tentazione di divenire ululanti puritani. I furiosi giacobini spaventano e favoriscono la loro stessa neutralizzazione. Semplicemente dobbiamo creare intorno a loro una persistente rete di civile disapprovazione. 
Vi sembra poco?  No, non lo è.  Non è immediato, ma la costanza consente grandi traguardi.    Il contesto edonistico e di gratificazione immediata che ci hanno costruito intorno, e che ci ha cacciati così profondamente nel guano, ce lo ha fatto dimenticare.
Gli ultimi vent'anni di politica hanno sdoganato i maneggioni e i borsari neri creando intorno a loro un ambiente favorevole? Ebbene facciamo in modo che i loro sorrisetti soddisfatti incontrino smorfie di disgusto. Ricacciamoli nelle fogne. 
Naturalmente, nel contempo, esigiamo scontrini e fatture e prendiamoci la briga di pretendere civiltà e rigore o, quanto meno, di non avallare con la nostra neutralità, furberie ed illeciti. 
Faticoso? Certo, ma come abbiamo visto, certe comodità si pagano care.

lunedì 20 agosto 2012

Un compleanno speciale


Il mio cinquantottesimo compleanno l`ho trascorso nel Serengeti e la giornata successiva ho potuto ammirare il cratere del Ngorongoro dal crinale che lo contorna, 3 gradi a sud dell`equatore. Mica male per uno nato e cresciuto a Porta Vittoria in anni in cui il massimo dell`esotico era una gita di un giorno sul Lago Maggiore, col trenino delle Nord.

Considerazioni un filino provinciali e da anziano signore? Ma io ero provinciale (a dispetto dei miei natali meneghini) ed ora sono un signore di età, credo di avere il diritto di produrmi in uscite del tipo: "qui, una volta, erano tutti prati", e sghignazzate pure quanto volete!

Comunque, a parte i primi tre giorni da turista in safari (che significa viaggio), la restante parte del mio mese tanzaniano l`ho trascorsa in gran parte a Buswelu, un sobborgo di Mwanza (la seconda città della Tanzania, dopo Dar es Salaam), dove si trova l`Hisani Orphanage nel quale, tra le altre, opera l`Associazione Filippo Astori, con la quale collaboro da qualche anno.

Aspettavo questa occasione da tempo e sono partito un pò emozionato, senza sapere esattamente cosa avrei trovato e cosa avrei provato. Avevo un certo timore di non essere in grado di conciliare le immagini mentali costruite nel tempo (e quanto venate di pregiudizio?) con la realtà che avrei incontrato. Avrei dovuto saperlo, dopo undici anni di frequentazione dell`antica arte del Tai Chi, che le cose non vanno presagite, ma vissute, come dice sempre Stefano, il mio maestro. Sono sempre stato un pò testone.

In realtà è stato sufficiente aprire occhi ed orecchie, sospendere le aspettative e le abitudini casalinghe, ed affidarci alle capaci mani di Luigi un medico palermitano, ed un amico, che opera in Tanzania da quindici anni ed assiste, tra altre indispensabili attività sul territorio, i giovani ospiti dell`Hisani. Luigi, con pazienza, ci ha offerto le giuste chiavi di lettura della realtà che incontravamo e, con delicatezza, ci ha suggerito i giusti comportamenti da assumere. Non basta, infatti, essere animati da buone intenzioni, bisogna anche saper adeguarsi alle sensibilità che incontri. Essere benintenzionati non ti salva dalla possibilità di essere desolantemente cafone e ingiuriosamente altezzoso, anzi. 

Esiste un voluttà del benefattore che, in realtà, strumentalizza le persone che dovrebbe aiutare per gonfiare il proprio ego. Non ho mai creduto veramente alla possibilità di essere uno di questi parassiti, ma certo ero terrorizzato all`idea di poter essere confuso con uno di loro. Forse non dovrei dirlo io, ma pericolo scampato, credo.

Mancano pochi giorni al mio ritorno in Italia e, sicuramente, dopo aver metabolizzato le tante e forti sensazioni che ho accumulato in questa esperienza (che avrà senz`altro un seguito negli anni a venire) affiderò a questo spazio i pensieri che avrò nel frattempo chiarito, ma una cosa intendo dire fin d`ora, cosa ho trovato?
Ho trovato un paese di incredibile bellezza, anche al di fuori dei parchi nazionali.
Ho trovato persone amichevoli nel porsi, incredibilmente gentili e dotate di una dignità naturale che induce al rispetto automatico. Luigi dice che, come in molte situazioni africane, più sali nella scala sociale, più tali doti si guastano. In quanto italiano non ho alcun bisogno di farmi spiegare il fenomeno, lo conosco benissimo e so che il funzionario corrotto è un`escrescenza su di un corpo altrimenti sano.
E ho trovato i bimbi e gli adolescenti dell`Hisani e, con loro, la confortante constatazione che bimbi e ragazzi sono uguali ovunque, per fortuna. Pur così sfortunati i più piccoli sono capaci di ridere e giocare, mentre i più grandi cercano un loro modo di esprimersi. Tutti formano un corpo unico straordinariamente solidale. Ho visto la giovane Jackie, non più di nove anni, raffreddare pazientemente il porridge della piccola Dory, la più piccola degli ospiti. Litigi e contrasti? Naturalmente, se no che bimbi sarebbero, ma sempre di piccola entità e prontamente composti. All`Hisani la disciplina è blanda ma ferma, non viene inculcata, ma perseguita con scrupolosa e naturale coerenza, per cui è più facilmente rispettata. Merito di Fred, il direttore dell`Hisani, un omone gentile. Potrebbe fingere una bonomia d`occasione, davanti ai visitatori europei, ma i bimbi non fingono, soprattutto i più piccini, e gli saltellano intorno giocando con lui.

Basta per ora. Queste sono le mie prime impressioni e le ho buttate giù così come mi venivano in quanto premevano per uscire. Sono una specie di buonista infoiato? Fate voi, ma attenzione al cinismo, fa cagliare il latte.

Habari za jioni, marafiki.

sabato 12 maggio 2012

Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni?


Leggo del moltiplicarsi di manifestazioni, attentati e proteste nei confronti di Equitalia. 
Da che ho memoria sento persone e perfino istituzioni (la scuola con la mitizzazione dei moti contro "l'iniqua tassa sul macinato") stigmatizzare il concetto stesso di fisco, ma qui siamo di fronte ad uno scenario da fine impero.
Non sono insorti solo bottegai (nell'accezione bordighiana e spregiativa del termine) dediti all'occultamento del proprio reddito per sottrarlo all'imposizione fiscale o artigiani che evadono per "pompare" il valore aggiunto della loro attività al fine di non prendere atto della propria marginalità o rentiers depositanti nei paradisi fiscali più o meno offshore, qui hanno cominciato ad agitare cappi e forconi anche le vere vittime dell'evasione fiscale.
Sto parlando dei poveracci con redditi discontinui e vergognosamente inadeguati che scivolano nell'opaco mondo del “nero” e che lo fanno un po' per non erodere ulteriormente gli spiccioli che riescono a percepire e un po' perché sottoposti ai diktat dei loro sfruttatori. Questi ultimi, a loro volta, o sono solo marginalmente messi meglio e sottostanno, a loro volta, ad altri sfruttatori, oppure sono proprio quella categoria di incivili parassiti che ritengono di non dover concorrere al mantenimento del proprio paese.
Negli eventi riportati dalla cronaca si avverte chiaramente che qualcuno, farisaicamente e dolosamente, sfrutta lo stato di profonda prostrazione del nostro Paese per mistificare gli encomiabilissimi ed inediti sforzi volti a combattere la piaga dell'evasione fiscale. Lo fa nel solito e sperimentato modo, offrendo cioè alla gente esasperata un “untore” di comodo sul quale scaricare la propria rabbia.
I raids a Cortina e in altre amene località saranno pure stati spacciati come folcloristici, ma qualcuno ha tremato ed ora rimesta nello stagno per sollevare il provvidenziale fango. Il fatto che Equitalia, che è un soggetto che si remunera con percentuali sulle somme recuperate, si sia segnalata nel tempo per particolare arroganza, pressapochismo e odioso sfruttamento del proprio strapotere, non ha fatto altro che facilitare la sua individuazione come capro espiatorio.
Ma dietro a tutta questa cortina di fumo (derivante ahimè da incendi reali) rimane pur sempre un concetto.
Il proprietario di una casa ha la responsabilità – e la convenienza -di manutenere il suo bene. Se la casa è singola può anche decidere di andare contro il proprio interesse scegliendo di non investire nella sua manutenzione. Fatti suoi verrebbe da dire, e invece non è esatto. Se lo stato di incuria fosse tale da causare crolli, e l'evento causasse danni o lesioni a terzi o ad altre proprietà, questo sconsiderato proprietario verrebbe giustamente giudicato responsabile, penalmente e civilmente, per le sue omissioni.
Ancor più evidente risulta il principio di responsabilità quando si consideri l'unità abitativa inserita in un condominio. La gestione e la manutenzione delle parti comuni è di pertinenza di tutti i condomini e financo, per alcuni aspetti, degli inquilini. E' evidente, anche al più sprovveduto, che il peso di questa gestione è troppo elevato per un solo proprietario e per questo la legge ed il codice civile disciplinano minuziosamente la responsabilità in solido dei proprietari.
Ora, chiunque abbia partecipato anche ad una sola assemblea condominiale è al corrente della non trascurabile possibilità che uno o più proprietari si sottraggano al dovere di corrispondere la propria quota di spese. Indipendentemente dalle motivazioni di questo comportamento, è evidente che chi non partecipa alle spese, oltre a danneggiare gli altri proprietari, si comporta parassitariamente usufruendo, a spese loro, del riscaldamento, dell'illuminazione, dello smaltimento dei rifiuti, della pulizia delle parti comuni e della loro manutenzione.
Tre, fondamentalmente, sono le motivazioni che muovono tipicamente questi personaggi. Il condomino può essere in lite con l'amministrazione o con altri proprietari e, non pagando le quote, intende esercitare una certa pressione. Può anche verificarsi che, semplicemente, la persona non ha in quel momento un reddito abbastanza capiente per versare la propria quota. Si tratta di fattispecie che possiedono una propria dignità e oggettività (più la seconda che la prima a mio parere), ma a dispetto del grado di opinabilità che è possibile attribuirvi, si tratta pur sempre di situazioni che possono essere transitorie e che non escludono la volontà di addivenire ad una sistemazione o composizione della turbativa.
E' la terza possibilità che risulta completamente inaccettabile. Sto parlando dell'asociale che, confidando nella propria faccia di bronzo e nell'inefficienza italiana della giustizia civile, decide di non onorare i propri obblighi, di procrastinarne, in tutto o in parte, l'esecuzione o di accaparrarsi servizi in più o spazi comuni e, magari, indivisi. In realtà, non è assolutamente raro che faccia tutte queste cose contemporaneamente e nel farlo, odiosamente, cerchi di contrabbandarsi come uno dei primi due.
La similitudine che ho elaborato è trasparente. La nostra nazione è il condominio, noi tutti siamo i condomini ed abbiamo pure gli inquilini (gli stranieri più o meno extracomunitari).
Il nostro condominio, nel corso degli anni, ha optato per una gestione gravosa con vantaggi non equamente distribuiti e quote sempre più onerose per compensare il mancato gettito dei morosi.
Arrivati ad un passo dal fallimento, l'amministratore eletto ha lasciato il posto ad un curatore che non deve coltivare voti, che ha caricato quelli che hanno sempre pagato di ulteriori sacrifici e che, fregandosene dei rituali bizantini e dilatori di un sistema inefficiente, ha cominciato ad entrare in casa dei parassiti promettendo pignoramenti ed espropri.
I parassiti non hanno gradito ed ora montano vergognose campagne. I poveracci che faticano a campare sono stati opportunamente catechizzati su quanto sarà tremenda l'IMU ed ora si ribellano. E' vero, quella tassa sarà in molti casi una botta insopportabile, ma la colpa non è esclusivamente di chi la impone. Vogliamo parlare un attimo di chi ha portato i nostri "tecnici" (che comunque sono eccessivamente strabici e mirano da una parte sola) a dover confezionare questo scherzetto?
Invece di far saltare le dita ai dirigenti Equitalia e minacciare gli impiegati, vogliamo identificare i veri colpevoli? Quelli ai quali abbiamo pagato servizi, strade, incentivi alle imprese e pensioni d'oro senza che contribuissero con un centesimo e che magari ululavano contro Stato, Fiamme gialle e fisco?
Forse sarò eccessivamente tranchant, ma le tasse sono imprescindibili e vanno pagate. Si, è vero, sono troppo alte, il gettito che ne deriva è utilizzato malamente e Equitalia è stata in passato troppo arrogante e pressapochista.
Ma questi aspetti attengono al malcostume,  dovranno essere corretti e non sono da confondersi con il sacrosanto principio sancito dall'art. 53 della nostra costituzione:
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

giovedì 10 maggio 2012

Sogno o son desto?


Concordo con l'arguzia di  Gianfranco Personè sulla necessità di adottare la definizione di "uomo partitico" che è differente da quella di uomo politico e, soprattutto condivido la visione espositivamente onirica del suo articolo e la puntualità dei suoi successivi commenti.  Rete e Social Network cambieranno tutto, ma siamo ancora come un selvaggio che guarda una lucente chiave inglese e, per il momento, la brandisce.



La rete-acchiappasogni

mercoledì 2 maggio 2012

Stay sharp and focused


E' da un po' più di un mese che non alimento questo blog. Ciò è successo per varie ragioni, e la principale risiede nella complessità degli eventi politici e sociali recenti che hanno reso le mie emozioni ed i miei pensieri altrettanto complessi.
Certo la consapevolezza di essere una tra le tante vittime, per di più programmaticamente tale, priva di reali opzioni ed inerme di fronte all'ineluttabilità di una ricetta dal fortissimo sapore neoliberista, non mi ha consentito di elaborare, per il momento, un testo abbastanza chiaro e di dimensioni adeguate ad un blog.
La mia abituale prolissità e lo scoramento che provo (sono un esodato con tutto quello che ciò comporta) mi hanno portato ad elaborare alcune bozze (il mio hard disk contiene diversi files “provvi1”, “provvi2” ecc. ecc.) che, rilette, risultano ai miei stessi occhi disordinate e poco articolate. Gli elementi, i giudizi e le analisi che ho cercato di organizzare, risultano spesso slegati e dimostrano che se non mi fossi riproposto fermamente di mantenere un minimo di calma e di serenità, sarei ora un componente di quella sempre più grande schiera di “antipolitici”, ululanti ed esasperati, che rischiano, come sempre avviene in situazioni estreme, di buttare l'acqua sporca con il proverbiale bambino.
Intendiamoci, non credo che vi sia molto da salvare e recuperare da questa classe politica e dirigente. Troppi hanno dimostrato l'incapacità, l'inciviltà e la meschinità di un comune parassita sociale, dedito allo sfruttamento e del tutto incurante della conseguenza delle sue azioni.
Questo però significa che dobbiamo pretendere che la nutrita schiera di personaggi inadeguati (e da troppo tempo abbarbicati alle proprie posizioni) tolga finalmente il disturbo e che molti di questi paghino il conto dei disastri che hanno combinato. Non significa, tuttavia, che il sistema nel quale si articola la politica sia altrettanto fallimentare. Cosa vogliamo fare in alternativa? Forse votare il sabato mattina, per alzata di mano, sulla pubblica piazza del paese, come avviene in certi cantoni svizzeri? Certo la Confederazione Elvetica è un'antica democrazia, ma è anche una nazione piccola , con poco meno di 8 milioni di abitanti, e limita questa affascinante modalità ad ambiti municipali. Vogliamo provare l'ebrezza di votare una finanziaria radunandoci sul sagrato? L'italica inefficienza raggiungerebbe nuove e vertiginose vette.
Vogliamo forse, correndo all'altro capo dello spettro, ricorrere al personaggio taumaturgico al quale appaltare le nostre vite e la conduzione della cosa pubblica? Mi sembra che, come nazione, abbiamo già fatto questa esperienza che, peraltro, ci è costata carissima rivelandosi fallimentare. Guerre, dittatura, nanismo industriale, riprovazione mondiale e infine l'8 settembre del '43, col rischio, scampato per pochissimo, di definitiva dissoluzione di uno Stato non ancora centenario. 
Né, d'altra parte, ha dato buona prova la versione “light” dell'uomo della provvidenza, il Berlusconi del “ghe pensi mi”, altrimenti non saremmo così derelitti.
Quando si verifica qualche emergenza, in caso di incendio in un ambiente chiuso per esempio, la risposta del singolo e del gruppo è istintuale ed adrenalinica; tutti si catapultano disordinatamente e freneticamente verso le uscite con il risultato che, spesso, muore o si ferisce più gente per la calca che per le fiamme.
Anche in caso di forte disagio sociale, in presenza di episodi di malavita o di turbativa dell'ordine pubblico frequenti e reiterati per esempio, si arriva facilmente scivolare nei più biechi qualunquismi xenofobi, razzisti o classisti, fino a contemplare le peggiori opzioni di giustizia sommaria e “fai da te” . 
Lo stesso meccanismo si attiva in occasione di un collasso della credibilità e della funzionalità di un sistema politico, come avvenne nel '92 e come sta avvenendo ora.    La gente si ritrova improvvisamente senza riferimenti, con terrificanti prospettive, vittima di provvedimenti devastanti e, immemore del processo che li ha condotti fin li, si pone alla ricerca inesorabile di untori (veri o presunti) e salvifici risolutori di crisi.     E' così che si spiana la strada alle più aberranti restaurazioni ed ai più consistenti arretramenti del progresso sociale.
Ricordiamoci sempre che, nei momenti di crisi e di smarrimento, acquattato nell'ombra e sotto le più viscide pietre, c'è invariabilmente il profittatore di turno, il demagogo asservito o anche solo l'esasperato di talento che è pronto ad offrirci una consolatoria sponda per il nostro sdegno, alimentando le nostre paure e inducendoci a dilapidare le nostre energie nervose in inutili grida e annichilente disperazione.
Una volta ben stanchi ed esauriti, e completamente atterriti, eccoci pronti a subire, con il minimo di reattività, macelleria sociale, diktat e ricatti assortiti.
In realtà dobbiamo mantenere i nervi saldi, recuperare il cuore del nostro ordinamento, il profondo equilibrio della nostra Costituzione, e dopo averlo depurato di tutti gli interventi superficiali e dolosamente “strategici”, recuperarne tutti gli aspetti positivi, che sono numerosissimi, e stavolta vigilare affinché nessuno se ne appropri per fare gli interessi propri, dei propri familiari, sodali e gruppi d'interesse.
Questo significa però avere una maggiore presenza nella vita sociale e politica, significa fare la fatica di seguire e valutare le azioni di chi ci governa a tutti i livelli. Comporta il non disinteressarsi del dibattito politico, affrontando e approfondendo le opzioni che si presentano. 
E' faticoso e spesso ingrato farlo. Imparare a valutare le opinioni che non condividi, dividendo le posizioni strumentali e fasulle da quelle dotate di validità intrinseca, ancorché detestate, riconoscere e inquadrare aspettative che non ti appartengono è gravoso e ti allontana dalla semplicità a cui tutti anelano. 
La realtà è però eminentemente complessa ed articolata e se pretendi di scansare queste caratteristiche condanni te stesso e tutti gli altri al fallimento. 
La caratteristica di obbedire aprioristicamente ed eseguire asetticamente qualsiasi ordine è peculiare di tre tipologie di persone: i pecoroni, i picchiatori ed i parassiti. C'è forse qualcuno che anela ad appartenervi? Purtroppo si, ma questo non significa che ciò debba andarci necessariamente bene, implica semmai il loro riconoscimento e la loro pronta neutralizzazione.
Buttiamo dunque a mare, e alla svelta, una legge elettorale “poterecentrica”, un maggioritario d'accatto e truffaldino, pretendiamo le dimissioni dei vecchi arnesi politici di lungo corso, facciamo spazio ad una classe politica rinnovata e civile.
Valorizziamo tutti quei movimenti nati dal disgusto per la politica (M5S e ALBA per esempio), depurandoli dai demagoghi che talvolta li frequentano, per costruire dal basso e durevolmente una vera e propria rinascita del senso civico e di responsabilità, per stimolare nei partiti (dai quali non ritengo si possa prescindere, checché se ne dica) l'abbandono dell'autoreferenzialità ed il recupero della loro missione storica.
Incazziamoci pure, visto che ne abbiamo tutte le ragioni, ma senza abbandonarci alla furia, rimaniamo concentrati e focalizzati e, quindi, minacciosi e pericolosi per i nostri sfruttatori.
Come esortano i marines "stay sharp and focused"








giovedì 29 marzo 2012

L'antica malattia massimalista.


E' un po' che non alimento questo blog. In parte ciò è avvenuto per uno strano miscuglio tra crisi di rigetto da frequentazione della rete ed insorgenza di noiosi problemucci (di non grave entità, ma persistenti) da frequentazione della burocrazia sanitaria e degli enti locali.
Si è anche però verificata una sorta di blocco “valutazionale” di fronte a due differenti problemi che recentemente hanno occupato la cronaca. Mi riferisco alla TAV ed alla riforma del mondo del lavoro.

Per il secondo problema mi riprometto di esprimermi più avanti, quando e se sarò stato in grado di padroneggiare l'incazzatura al calor bianco che mi ha causato la visione della solenne noncuranza, per gli aspetti sociali della riforma, mostrata dai nostri cosiddetti salvatori. Il governo dei tecnici anche questa volta ha esibito la sua abituale e glaciale determinazione che già ha caratterizzato il disastro delle pensioni. Mi sembra, a questo punto, del tutto evidente che gli esimi professori hanno un concetto di “equità” piuttosto strabico.
Perché il Prof. Monti non ha inalberato la stessa petulante e querula espressione imbronciata, che ci proviene dal suo tour asiatico, in occasione del coro di distinguo inverecondi seguiti alla sua timidissima azione su monopoli e liberalizzazioni? Evidentemente, ai suoi occhi, non tutte le terga sono ugualmente violabili.

Riguardo alla TAV (e premetto subito che io non sono contrario), grande è la mia confusione e profonda la mia frustrazione di fronte alle bordate propagandistiche incrociate delle due parti. Ascolto le due campane e non riesco a non pensare che nessuno ce la racconta giusta. Da una parte vedo mobilitati gli interessi delle imprese, illanguidite dalla prospettiva di lucrosi appalti, e non riesco a non pensare che il malcostume e la corruzione hanno costellato la nostra terra di opere la cui utilità – non sempre assodata – è spesso stata annullata da grottesche levitazioni di costi e da rovinosi effetti collaterali sull'ambiente. Dall'altra parte vedo una rigidità manichea ed una compunta strategia aprioristicamente antagonista, peraltro extraterritoriale rispetto alla Val di Susa, che si appropria di un contendere per esercire la propria “giustezza” d'intenti e “bellezza” d'animo.
Come sempre avviene in questi casi, le belluinità propagandistiche assolute proferite dalle parti finiscono con il marginalizzare la sottostante realtà e, lasciando spazio solo alle estreme polarizzazioni, uccidono la complessità delle ragioni opposte. Avviene comunemente infatti che nelle guerre e, generalmente, nelle contese più accese, le zone di sovrapposizione delle argomentazioni dei due partiti vengano negate e criminalizzate dagli zeloti degli opposti schieramenti. 
E quando i giusti “senza se e senza ma” decidono di far vincere la propria visione, quelli che amerebbero avere certezze, ma riescono solo a nutrire dubbi, vengono immediatamente additati al pubblico ludibrio e ritenuti più pericolosi dello stesso nemico dichiarato.

Io, purtroppo per la mia pace interiore, pur collocandomi per storia personale e per intimo sentire nel campo progressista, non riesco a condividere (e neanche a comprendere veramente) la contrarietà assoluta e pugnace che una parte della sinistra nutre nei confronti della TAV.
Una rilettura, anche superficiale, della storia della penisola italiana dimostra come l'esecuzione dei principali trafori alpini abbia permesso, a suo tempo, alla nostra nazione di inserirsi vantaggiosamente nella dinamica degli scambi commerciali europei. Quelle opere ci consentirono di ovviare da una parte all'isolamento indotto dalla presenza del formidabile ostacolo alpino e, dall'altra, alla marginalità delle rotte mediterranee rispetto ai flussi mondiali. E non si trattò solo di privilegiare un'ottica mercantilistica; insieme alle merci iniziarono a circolare più facilmente le idee e, grazie a queste, i processi costitutivi stessi della nostra nazione ne trassero vigore ed impulso.
Molti di quei trafori sono ora, a dispetto degli interventi manutentivi e delle modernizzazioni operabili nei limiti della circostante natura, inadeguati tecnicamente e funzionalmente, quando non rischiosi nella loro operatività per vetustà o eccessivo sfruttamento.

E' stato spesso opposto che la linea ferroviaria già esistente è al momento sottoutilizzata e che, quindi, la costruzione di un'altra sarebbe inutile e inutilmente dispendiosa. Questa è una considerazione valida esclusivamente nel breve termine. Si presume e si opera perché l'attuale crisi che deprime gli scambi e le economie venga superata rendendo l'opera necessaria, funzionale e conveniente. E non sarebbe neanche possibile implementare la linea esistente senza interrompere i collegamenti per anni, spendere comunque cifre comparabili o superiori ed ottenere risultati inferiori. Io non riesco a capire perché si debba sancire la nostra esclusione dal futuro network europeo condannandoci ad una marginalità da repubblica caucasica ex-sovietica, priva però di risorse naturali.
Non capisco neanche perché la possibilità reale di spostare il transito delle merci da gomma a rotaia debba essere così messa in secondo piano. Questa perplessità è stata, a suo tempo, espressa anche da alcuni ambientalisti transalpini. Di loro non ho più sentito parlare.
Mi si dice che il materiale di risulta degli scavi sarebbe composto in gran parte da amianto ed uranio. Questa è una obiezione formidabile, ma credo che sarebbe stato sufficiente prevedere ed imporre un adeguato trattamento dei detriti, costituendo un organismo di vigilanza composto dai valligiani (o da tecnici di loro fiducia) munito di poteri effettivi e non di semplici funzioni consultive e di controllo. Questo avrebbe neutralizzato le eventuali furbate delle imprese costruttrici e le avrebbe responsabilizzate per i loro intuibili dinieghi dimostrando, se del caso, che il re era nudo.

Io sono sicuro che c'è stato un tempo, all'inizio di tutto, in cui le ragioni pro o contro questa infrastruttura sono state più chiare e lineari. Tale chiarezza è oramai persa e, credo, irrecuperabile, sotterrata sotto slogan, forzature ed iniziative volte a negare dignità e valore alle posizioni avverse. In questo sport nessuno si è risparmiato, né i pro né i contro.

Io so solo che ritengo necessaria l'esecuzione dell'opera, ma che non vorrei per questo prevaricare chi abita in prossimità dei cantieri.  Mi (e ci) è stata negata la possibilità di valutare serenamente la situazione.     Ancora una volta mi (e ci) viene richiesto un arruolamento “a prescindere” e negata la possibilità di sviluppare ed articolare le nostre considerazioni. 

Siamo dei barbari.