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mercoledì 2 maggio 2012

Stay sharp and focused


E' da un po' più di un mese che non alimento questo blog. Ciò è successo per varie ragioni, e la principale risiede nella complessità degli eventi politici e sociali recenti che hanno reso le mie emozioni ed i miei pensieri altrettanto complessi.
Certo la consapevolezza di essere una tra le tante vittime, per di più programmaticamente tale, priva di reali opzioni ed inerme di fronte all'ineluttabilità di una ricetta dal fortissimo sapore neoliberista, non mi ha consentito di elaborare, per il momento, un testo abbastanza chiaro e di dimensioni adeguate ad un blog.
La mia abituale prolissità e lo scoramento che provo (sono un esodato con tutto quello che ciò comporta) mi hanno portato ad elaborare alcune bozze (il mio hard disk contiene diversi files “provvi1”, “provvi2” ecc. ecc.) che, rilette, risultano ai miei stessi occhi disordinate e poco articolate. Gli elementi, i giudizi e le analisi che ho cercato di organizzare, risultano spesso slegati e dimostrano che se non mi fossi riproposto fermamente di mantenere un minimo di calma e di serenità, sarei ora un componente di quella sempre più grande schiera di “antipolitici”, ululanti ed esasperati, che rischiano, come sempre avviene in situazioni estreme, di buttare l'acqua sporca con il proverbiale bambino.
Intendiamoci, non credo che vi sia molto da salvare e recuperare da questa classe politica e dirigente. Troppi hanno dimostrato l'incapacità, l'inciviltà e la meschinità di un comune parassita sociale, dedito allo sfruttamento e del tutto incurante della conseguenza delle sue azioni.
Questo però significa che dobbiamo pretendere che la nutrita schiera di personaggi inadeguati (e da troppo tempo abbarbicati alle proprie posizioni) tolga finalmente il disturbo e che molti di questi paghino il conto dei disastri che hanno combinato. Non significa, tuttavia, che il sistema nel quale si articola la politica sia altrettanto fallimentare. Cosa vogliamo fare in alternativa? Forse votare il sabato mattina, per alzata di mano, sulla pubblica piazza del paese, come avviene in certi cantoni svizzeri? Certo la Confederazione Elvetica è un'antica democrazia, ma è anche una nazione piccola , con poco meno di 8 milioni di abitanti, e limita questa affascinante modalità ad ambiti municipali. Vogliamo provare l'ebrezza di votare una finanziaria radunandoci sul sagrato? L'italica inefficienza raggiungerebbe nuove e vertiginose vette.
Vogliamo forse, correndo all'altro capo dello spettro, ricorrere al personaggio taumaturgico al quale appaltare le nostre vite e la conduzione della cosa pubblica? Mi sembra che, come nazione, abbiamo già fatto questa esperienza che, peraltro, ci è costata carissima rivelandosi fallimentare. Guerre, dittatura, nanismo industriale, riprovazione mondiale e infine l'8 settembre del '43, col rischio, scampato per pochissimo, di definitiva dissoluzione di uno Stato non ancora centenario. 
Né, d'altra parte, ha dato buona prova la versione “light” dell'uomo della provvidenza, il Berlusconi del “ghe pensi mi”, altrimenti non saremmo così derelitti.
Quando si verifica qualche emergenza, in caso di incendio in un ambiente chiuso per esempio, la risposta del singolo e del gruppo è istintuale ed adrenalinica; tutti si catapultano disordinatamente e freneticamente verso le uscite con il risultato che, spesso, muore o si ferisce più gente per la calca che per le fiamme.
Anche in caso di forte disagio sociale, in presenza di episodi di malavita o di turbativa dell'ordine pubblico frequenti e reiterati per esempio, si arriva facilmente scivolare nei più biechi qualunquismi xenofobi, razzisti o classisti, fino a contemplare le peggiori opzioni di giustizia sommaria e “fai da te” . 
Lo stesso meccanismo si attiva in occasione di un collasso della credibilità e della funzionalità di un sistema politico, come avvenne nel '92 e come sta avvenendo ora.    La gente si ritrova improvvisamente senza riferimenti, con terrificanti prospettive, vittima di provvedimenti devastanti e, immemore del processo che li ha condotti fin li, si pone alla ricerca inesorabile di untori (veri o presunti) e salvifici risolutori di crisi.     E' così che si spiana la strada alle più aberranti restaurazioni ed ai più consistenti arretramenti del progresso sociale.
Ricordiamoci sempre che, nei momenti di crisi e di smarrimento, acquattato nell'ombra e sotto le più viscide pietre, c'è invariabilmente il profittatore di turno, il demagogo asservito o anche solo l'esasperato di talento che è pronto ad offrirci una consolatoria sponda per il nostro sdegno, alimentando le nostre paure e inducendoci a dilapidare le nostre energie nervose in inutili grida e annichilente disperazione.
Una volta ben stanchi ed esauriti, e completamente atterriti, eccoci pronti a subire, con il minimo di reattività, macelleria sociale, diktat e ricatti assortiti.
In realtà dobbiamo mantenere i nervi saldi, recuperare il cuore del nostro ordinamento, il profondo equilibrio della nostra Costituzione, e dopo averlo depurato di tutti gli interventi superficiali e dolosamente “strategici”, recuperarne tutti gli aspetti positivi, che sono numerosissimi, e stavolta vigilare affinché nessuno se ne appropri per fare gli interessi propri, dei propri familiari, sodali e gruppi d'interesse.
Questo significa però avere una maggiore presenza nella vita sociale e politica, significa fare la fatica di seguire e valutare le azioni di chi ci governa a tutti i livelli. Comporta il non disinteressarsi del dibattito politico, affrontando e approfondendo le opzioni che si presentano. 
E' faticoso e spesso ingrato farlo. Imparare a valutare le opinioni che non condividi, dividendo le posizioni strumentali e fasulle da quelle dotate di validità intrinseca, ancorché detestate, riconoscere e inquadrare aspettative che non ti appartengono è gravoso e ti allontana dalla semplicità a cui tutti anelano. 
La realtà è però eminentemente complessa ed articolata e se pretendi di scansare queste caratteristiche condanni te stesso e tutti gli altri al fallimento. 
La caratteristica di obbedire aprioristicamente ed eseguire asetticamente qualsiasi ordine è peculiare di tre tipologie di persone: i pecoroni, i picchiatori ed i parassiti. C'è forse qualcuno che anela ad appartenervi? Purtroppo si, ma questo non significa che ciò debba andarci necessariamente bene, implica semmai il loro riconoscimento e la loro pronta neutralizzazione.
Buttiamo dunque a mare, e alla svelta, una legge elettorale “poterecentrica”, un maggioritario d'accatto e truffaldino, pretendiamo le dimissioni dei vecchi arnesi politici di lungo corso, facciamo spazio ad una classe politica rinnovata e civile.
Valorizziamo tutti quei movimenti nati dal disgusto per la politica (M5S e ALBA per esempio), depurandoli dai demagoghi che talvolta li frequentano, per costruire dal basso e durevolmente una vera e propria rinascita del senso civico e di responsabilità, per stimolare nei partiti (dai quali non ritengo si possa prescindere, checché se ne dica) l'abbandono dell'autoreferenzialità ed il recupero della loro missione storica.
Incazziamoci pure, visto che ne abbiamo tutte le ragioni, ma senza abbandonarci alla furia, rimaniamo concentrati e focalizzati e, quindi, minacciosi e pericolosi per i nostri sfruttatori.
Come esortano i marines "stay sharp and focused"








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