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sabato 11 marzo 2017

La cittadinanza attiva è faticosa


Leggo sul Fatto Quotidiano che la candidata sindaco pentastellata di Monza, Doride Falduto, è stata identificata come tale dopo aver conseguito 20 voti nelle Comunarie, cosa che ha suscitato molta ilarità in rete e l'immancabile ironia degli esponenti del PD, partito che può vantare tassi di risposta, nelle proprie primarie, più elevati di vari ordini di grandezza.

Non voglio sparare a zero sulle modalità di individuazione/selezione dei candidati grilliani, che hanno il gran pregio di esistere, cosa non scontata, anche se il sistema è spesso sottodimensionato, ma non è la prima volta che vedo il personale politico pentastellato designato in votazioni con volumi di partecipazione degni al massimo di un'assemblea di condominio di dimensioni medio-piccole.
Poi però quei candidati vincono alla grande, o conseguono piazzamenti di tutto rispetto, con un numero di voti immensamente più grande di quello con il quale sono stati individuati.    E' un fenomeno interessante, e mi sono chiesto cosa potesse significare.
Nello specifico mi sembra di poter dire che M5S sul territorio non sembra capace di aggregare, coinvolgere ed organizzare grandi masse nei processi di elaborazione delle istanze locali, mentre in caso di dimostrazioni quali, per esempio, i vaffa day, di elezioni amministrative, ma in futuro anche in quelle politiche, il brand pentastellato e le sue narrazioni paiono capaci di riscuotere una fiducia molto robusta e assai diffusa, finendo col premiare la creatura politica i cui atomi costituenti, all'infuori di Grillo e di pochi elementi apicali, scompaiono in un rumore di fondo abbastanza indistinto.
Non è un effetto inaspettato. Nel nostro paese i grandi partiti hanno sempre funzionato nello stesso identico modo. La DC e il PCI, i due grandi partiti chiesa hanno sempre aggregato una base elettorale molto più ampia, spesso con adesioni di stampo smaccatamente fideistico, della fetta di popolazione che partecipava all'elaborazione delle proposte politiche. Del resto c'è da chiedersi quanto avrebbero gradito le segreterie l'intromissione di una base che avrebbe perturbato le dinamiche delle segrete stanze di comando dei due colossi.
Un effetto della polarizzazione tra due concezioni antagonistiche del mondo, si dirà.
Si, ma fino ad un certo punto, dato che il meccanismo è sopravvissuto pressoché intatto all'indebolimento della preminenza ideologica ed alla scomparsa di quei due soggetti, prima disgregati e poi confluiti, con i tronconi più rilevanti, in una creatura che si pretendeva fosse di sintesi, ma che è stata il teatro di un braccio di ferro che ha definitivamente marginalizzato la componente socialista.
Un meccanismo che si è riproposto pressoché identico dopo l'avvento, la discesa in campo, di Berlusconi e del suo partito-azienda, contrapposto al PD.    Lo schema si è automaticamente ricostituito, con folle plaudenti e sorde ad ogni contraddizione, anche la più plateale, al seguito dei due nuovi attori, però con i termini generali slittati sensibilmente più a destra.
Ma anche ora che Forza Italia è ridotta ai minimi termini, scalzata da un PD che si è impadronito del suo programma di controrivoluzione liberista, riuscendo peraltro a portare a compimento molti dei suoi elementi, lo schema si ripropone ancora una volta con l'ingresso del Movimento 5 Stelle.

Quello che non cambia, non è mai cambiato e costituisce l'aspetto più generale del fenomeno, è l'estrema riluttanza del popolo italiano a coinvolgersi direttamente nella vita politica nazionale, preferendo di gran lunga la delega fiduciosa, salvo poi lamentarsi amaramente di essere stato turlupinato.
Qualcosa sembrava potesse cambiare con l'esperimento delle primarie del PD, profondamente innovativo e massicciamente partecipato, ma presto snaturato dalla palese indifferenza dimostrata dalle varie correnti partitiche nei confronti delle indicazioni di una base che pure aveva partecipato entusiasticamente.
Lo sconsolante spettacolo istituzionale seguito alle elezioni politiche del 2013, con parlamentari totalmente autoreferenziali, il rifiuto di riconoscere l'avvento del nuovo attore politico, il sorprendente M5S, e un Napolitano dedito a letture quantomeno personali del dettato costituzionale, hanno evidenziato che l'esperimento di consultazione diretta aveva in realtà più una veste scenografica che effettiva, considerazione poi definitivamente confermata dalla pratica di far affluire alle urne delle primarie truppe cammellate dedite al voto mercenario, come avvenne, successivamente e a dispetto delle piccate smentite dello stato maggiore renziano, a Milano, Roma e Napoli.
L'unico esperimento di coinvolgimento diretto, di successo e numericamente rilevante, è stato dunque rovinato dall'indegnità di una classe politica miserabile, con l'effetto di convincere definitivamente l'italiano medio che andare oltre la delega in bianco al politico di fiducia, o di convenienza, è faticosamente inutile.
L'elettore non riesce a percepire la necessità di partecipare alla elaborazione della linea politica, e neanche concepisce l'importanza di vigilare sull'operato dei propri rappresentanti, e dunque si limita a dare il voto, e sempre più spesso neanche quello, ma confidando che stavolta andrà meglio e senza articolare granché le proprie aspettative.
L'opzione sembra essersi ridotta ad una difficilmente comprensibile aspettativa che il re delle slide, Renzi, faccia seguire alle sue dozzinali trovate marketing da corso motivazionale aziendale una effettiva capacità di modernizzazione del paese, mentre è del tutto evidente che l'unica cosa che abbia mai patrocinato sia un tuffo all'indietro di perlomeno ottant'anni nella dinamica dei diritti costituzionali e del lavoro.
In alternativa si confida che il Movimento 5 Stelle discenda sui posti di comando del paese come un fuoco purificatore in grado di scrostare dalle istituzioni i sedimenti di una corruzione morale e politica di lungo corso.     Come questo possa avvenire nei fatti e in dettaglio non è dato sapere poiché, per quanti sforzi si facciano, risulta arduo individuare un programma di governo articolato, organico e realistico al di fuori di alcuni capitoli rivendicativi, che sembra abbiano più che altro il compito di rappresentare un pur giustificato malcontento.
Sia in un caso che nell'altro, per quanto posso capire, i vari supporter sembrano pensare che le numerose contraddizioni ed ambiguità delle due proposte, piddina e pentastellata, siano una sorta di prezzo da pagare per avere la parte qualificante che loro interessa, in un bilancio totale che sperano risulti alla fine positivo. Non certo una disposizione mentale innovativa, che tra l'altro ha fin qui deluso amaramente, ma è così che sta andando.

Per segnare un passo realmente nuovo che ci tragga dal letamaio nel quale ci dibattiamo, ciascuno di noi dovrebbe praticare una cittadinanza attiva e consapevole, in grado di designare la rappresentanza, ma anche di pretendere di vigilarne l'operato e di assicurarsi che le aspettative espresse all'interno di istanze permanenti di elaborazione, vengano portate avanti senza travisamenti e cedimenti. E' però una cosa faticosa, spesso ingrata, e pretende una disposizione d'animo battagliera, senso della comunità e una certa onestà intellettuale, meglio delegare.

venerdì 4 settembre 2015

Io non c’ero, non son stato, non son mai venuto qui.

L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato le risultanze dell'ultima campagna di raccolta del 2 x 1000 dell'imposta sul reddito che ciascun contribuente può destinare, se lo desidera, ad un partito di sua scelta.

Premetto che l'iniziativa, con buona pace di M5S che l'ha criticata, mi sembra un buon
compromesso tra un finanziamento pubblico "coatto", faraonico, opaco e corrisposto su basi alquanto criticabili, dato che venivano "rimborsati" anche partiti nel frattempo defunti, ed un finanziamento esclusivamente privato che favorisce, soprattutto in tempi di "vacche magre" come questi, principalmente chi mostra consonanza con finanziatori dotati di larga autonomia finanziaria.

Quanto sopra in linea generale ed ipotetica ovviamente, dato che al momento il panorama politico italiano è alquanto deludente e ben pochi, a mio parere, meritano il contributo di un elettorato in gran parte tradito e marginalizzato, anche se poi il 2 x 1000 dell'imposta raccolta viene comunque destinato ai partiti, che l'elettore indichi, o meno, una scelta.   Ciò viene fatto ripartendo la somma, non finalizzata, proporzionalmente alle indicazioni espresse positivamente dai contribuenti. 

C'è chi ritiene questo ultimo aspetto né più né meno che una truffa, dato che il suo desiderio sarebbe di non destinare neanche un centesimo ad alcun partito, ma questo presenta alcune controindicazioni non immediatamente rilevabili e che necessitano, per essere riconosciute, di astrarsi dalla situazione che subiamo e fingere di vivere in una democrazia sana e dai processi non bloccati.     Una cosa ardua da figurarsi, date le condizioni, ma vi sono fattispecie, quali la legge elettorale e il tipo e le modalità di finanziamento dei partiti, che dovrebbero essere progettati non in funzione dell'attualità, bensì dei principii  fondanti dei processi funzionali democratici della nazione e della loro salvaguardia.

L'antipolitica e l'astensionismo vengono visti da alcuni, da molti in verità, come elementi consolidati e strutturali, però non è così, non è vero e non è giusto.  Quei due elementi sono una patologia, un'affezione della quale dovremmo liberarci, dalla quale affrancarci per recuperare un ruolo del quale siamo stati privati, anzi scippati, dato il modo nel quale ciò è avvenuto.

Spesso ci dicono che la bassa affluenza alle urne è una caratteristica delle società occidentali "più avanzate", ma avanzate in cosa, di grazia?  Nell'esautoramento del volere popolare principalmente.    Gli USA, che portano avanti grandi interessi particolari spacciandoli quali interessi nazionali (ciò che giova a General Motors giova all'America, sentenziava McNamara, il Ministro della Difesa di JFK), sono una delle nazioni "avanzate" con uno dei più bassi tassi di partecipazione alle tornate elettorali.

Sono anche nazioni dove gruppi sociali ben definiti, che a quelle elezioni vorrebbero partecipare, vengono tenuti lontani dalle urne con escamotage amministrativi (vedi la Florida di Jeb Bush che escluse gran parte della popolazione di colore la quale, votando, avrebbe messo in discussione l'elezione a Presidente del fratello George W).

La ragione principale per la quale siamo così delusi e schifati dei nostri partiti deriva innanzitutto dalla nostra storica propensione ad affidarci a "chiese", laiche o confessionali, e/o ad "uomini della provvidenza" più o meno efficaci e credibili, ma senza mai rivendicare le nostre prerogative di cellule fondamentali del gioco democratico.

Si votava DC o PCI per partito preso, appunto, e si sosteneva la scelta, anche in presenza di contraddizioni, talvolta vistose, perché ciò significava interdire efficacemente il nemico.     Poi, venuta meno la pregiudiziale anticomunista, e ben avviata la deriva socialdemocratica del PCI, si votava, un pochino smarriti, principalmente per antica abitudine, ma una volta espresso il voto nessuno si prendeva la briga di chiedere conto e ragione delle strategie del partito prescelto, e questo ultimo spesso soffocava il dissenso postulando fantasiose "quinte colonne", un metodo che Renzi ha portato a perfetta maturazione tra l'altro.

Altro elemento patogeno è stata la propensione a favorire chi prometteva scorciatoie, o favori, o esenzioni e punire chi, invece, postulava certe scomode, ma coerenti pratiche.
La DC che gonfiava gli organici dell'impiego pubblico, il PSI che "prezzava" gli appalti e garantiva corsie preferenziali, il PCI che, localmente e nelle proprie roccaforti, a un certo punto ha cominciato a comportarsi allo stesso modo, ma con minor chiasso.  

Sempre all'insegna dell'interesse particolare si votava, con significativa variazione della particella pronominale, il partito che "mi" avrebbe favorito meglio e non quello che "ci" avrebbe favorito, ma con una certa e scomoda contropartita civica.

Poi emerse dalle nebbie dell'hinterland milanese quel tal Cavalier Silvio, prodotto emblematico delle contiguità e sinergia tra imprenditoria e politica, che mise la pietra tombale su qualsiasi attitudine al civismo, coprendo sistematicamente di ridicolo chi cercava di attenervisi e delegittimandolo con interessate e mistificanti narrazioni.

Cominciò allora, con la trionfante creatura politica di Berlusconi, mai abbastanza e coerentemente fronteggiata dai "prodotti" decaduti e decadenti del fu PCI, il lungo cammino che ha portato a sistemi elettorali che non tengono in alcun conto le indicazioni del corpo elettorale e, alla fine, anche alla sospensione della sua consultazione, proponendo a ciclo continuo primi ministri opzionati da una Presidenza che da garante della costituzione è divenuta agente di interessi finanziari sovranazionali, mentre il Parlamento ospita compagini mutate, in senso teratogeno, e ben lontane dai percorsi prospettati in sede elettorale.

Dunque non esprimere una scelta esplicita riguardo il 2x1000 non è diverso dal non andare a votare e dalla rinuncia a contestare, pubblicamente, ma soprattutto nelle sedi dei partiti, i programmi politici che non ci aggradano.

La politica procede autonoma e alla faccia nostra perché abbiamo a suo tempo rinunciato a controllarla, limitandoci a chiacchiere da bar e invettive da coda alle Poste.


Ora che ci sarebbe da faticare per riprenderne il controllo non sappiamo più come farlo, oppure siamo stati messi in condizioni così precarie da farci divenire dei veri e propri sudditi.
Dimentichi dei nostri diritti, abbiamo rinunciato a rivendicarli, dunque non ci sentiamo legati ad alcun dovere.    Si sopravvive meglio che si può e chi ne ha la possibilità e lo stomaco, spesso, si accoccola tra le gambe del potente, in attesa delle briciole che cadranno dal suo desco.

Ci piace assai identificare nei partiti e nella classe politica l'origine dei nostri guai, la fonte della nostra disgrazia, ma se questa politica è parassitaria e autoreferenziale, ed è indubitabilmente tale, lo è in primo luogo per colpa nostra.

Si potrà obiettare che molti di loro occupano la loro poltrona ministeriale, o scranno parlamentare, in virtù di un sistema che affida alle segreterie dei partiti la selezione del personale politico, e anche se ciò è vero, lo è ora, ma i politici che hanno messo in opera questo sistema ademocratico sono venuti prima e ce li abbiamo messi noi nelle condizioni di operare, mantenendoli in sella per un ventennio, a dispetto della sempre crescente evidenza del muro contro il quale saremmo andati a sbattere.

Quindi sì, certo, "vi dovete dimettere, tutti a casa", come molti post su FB dichiarano mentre presentano le nefandezze dei nostri politici, ma pochi si prendono la responsabilità di aver contribuito a creare le condizioni di questo sfascio.

Eppure certe formazioni realizzavano importanti risultati elettorali.  Tutti spariti? 
Nessuno che chiede scusa o mostra di aver capito l'errore e di sapere come ovviare?  No, certo.