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sabato 18 febbraio 2012

Il destino di un satellite


Le potenze vincitrici della Grande Guerra, la Francia in particolare, dopo l'armistizio  protrassero criminalmente il blocco delle derrate alimentari ad una Germania già sconfitta, affamata ed inerme, con ciò causando inutili morti tra i civili e moltiplicando gli effetti della concomitante e letale epidemia di spagnola.   Imposero anche riparazioni economiche così ingenti da stroncare preventivamente e programmaticamente, nel breve e medio termine, qualsiasi ipotesi di ripresa di una nazione che solo cinque anni prima era all'avanguardia tecnologica ed industriale mondiale.
Le potenze dell'Intesa perseguirono l'obiettivo strategico di rimuovere dalla scena un ingombrante competitore.    Agirono con protervia e in preda ad un fatale desiderio di rivalsa che, ancora oggi produce effetti.

L'atteggiamento così meschino e miope dei vincitori rese precario e alla fine perdente l'esperimento di una democrazia, quella di Weimar, già costitutivamente gracile, innestata com'era su di un terreno fino a poco prima monarchico e semi assolutistico. 
La democrazia, vissuta senza alcuna padronanza di strumenti adeguati, circondata da suggestioni autoritarie e impazienti sentimenti revanscistici, finì ben presto schiacciata dal confronto tra il miraggio bolscevico e la risposta populista e reazionaria nazista. Sappiamo chi ebbe la meglio e, retrospettivamente, possiamo dire che si trattava della classica “alternativa del diavolo”.

Chi se la sente di rimproverare ai tedeschi reazioni pressoché pavloviane di fronte a scenari economici recessivi? 
Immaginatevi di aver avuto un nonno che vi raccontava di prezzi decuplicati nell'arco di una giornata lavorativa e borsellini grandi come zaini alpini per riuscire a contenere le banconote necessarie all'acquisto di un filone di pane e un po' di cipolle. Figuratevi di essere cresciuti con un padre reduce da un conflitto che ha guadagnato alla vostra patria una inossidabile diffidenza mondiale. Pensate a voi stessi come ad un soggetto che, comunque, deve aprioristicamente chiarire di non avere suggestioni antisemite, autoritarie ed egemoniche prima di intraprendere qualsiasi confronto. Piazzate tutto questo nel quadro di un paese condannato ad essere, per virtù propria, forte e leader e vedrete come sia fatalmente facile produrre comportamenti sbagliati se non si esprimono, nel contempo, leaders politici veramente cospicui.

La signora Merkel è persona seria ed onesta, ma non è un gigante politico. Anzi, l'intero personale politico tedesco (e non solo) è inadeguato alla bisogna. Pur per ragioni distanti anni luce da quelle delle potenze dell'Intesa, l'atteggiamento tedesco nei confronti della crisi in generale e della Grecia in particolare è strategicamente e rovinosamente errato. E' paradossale come proprio i tedeschi non comprendano quanto è storicamente pericoloso ridurre una nazione ed un popolo all'angolo, senza prospettive e con certezza di un futuro di fame e sofferenze e, d'altra parte e ancor più paradossalmente, è proprio il loro vissuto che li condiziona a farlo.
I processi storici non sono lineari e pretendere di affrontarli e risolverli come se si trattasse del montaggio di uno scaffale è velleitario e rovinoso.

I greci sono stati cicale? Pare di si. Hanno fatto tutto da soli? Pare proprio di no. I due maggiori fustigatori, Francia e Germania, hanno le loro responsabilità tanto nell'insorgenza quanto nell'incancrenirsi del problema e ora appaiono come quegli animali selvatici che, sorpresi nella notte su di una strada di campagna, fissano immobili i fari dell'auto che li travolgerà o, peggio ancora, vi corrono incontro spaventati e palpitanti.
Adenauer, De Gasperi e Schumann, contemplando le macerie materiali e morali di un'Europa distrutta e sofferente per numerose piaghe ancora aperte, consapevoli che gli odi, i tornaconti nazionali e nazionalistici erano ancora lì a covare sotto la cenere, si sono detti che l'unica strategia risolutiva doveva essere il superamento dei particolarismi e la fusione delle varie identità in un tutto coerente e vitale. Un compito immane e di lungo corso che avrebbe meritato costante applicazione e grande concentrazione. Non è stato così. Man mano che le generazioni di politici si succedevano le une alle altre, e sulla ribalta si affacciavano persone sempre più appagate per una sicurezza ereditata e non costruita, il processo di costruzione dell'Europa unita perdeva di chiarezza e focalizzazione. Ora l'Europa è qualcosa di incompiuto e contraddittorio, con componenti di serie A e di serie B e con tutte le tipiche compartimentazioni che la visione frammentata ed egoisticamente localistica di governanti piccoli e di corto respiro, fatalmente, comporta.

Noi dobbiamo trovare il coraggio e la forza di riprendere a costruire il sogno dei nostri padri. Dobbiamo sforzarci di assumere, ciascuno per la propria parte, assetti adeguati per poi fonderci gli uni con gli altri. Dobbiamo fare ciò per riuscire a competere sullo stesso piano dei giganti mondiali che ci circondano. Dobbiamo fare in modo di essere loro partner, diversamente diventeremo loro satelliti e noi sappiamo cosa accade, di norma, ai satelliti, vero?

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