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mercoledì 19 luglio 2017

Chiamate alle armi.



La sinistra-sinistra, categoria cui elettivamente apparterrei, si sfianca su lunari dibattiti circa le aggregazioni che sarebbe conveniente promuovere per presentarsi alle prossime elezioni, finendo per parlarsi addosso, come accade spesso.
Io sto esaurendo la pazienza e, siccome penso di non essere isolato in questo, come me la sta esaurendo quel bel pezzo dell'elettorato che non vota più PD, un partito che sta evaporando come neve al sole, e che ha assolutamente necessità di vedere qualcuno che affronti i nodi del suo tormentoso presente.

Ci si sfianca sull'opportunità e la convenienza di imbarcare Tizio, Filano e Martino, a prescindere da quello che questi preziosi elementi hanno sponsorizzato fino a a ieri, misurando col bilancino il vantaggio che ne potrebbe derivare e dimenticandosi che molti di quelli che si vorrebbe cooptare, o che magari si propongono spontaneamente con una sfacciataggine davvero monumentale, sono invisi alla gran parte di un popolo di sinistra che ha ben presente cosa in effetti quegli acquisti rappresentino e quanta responsabilità portino nelle loro attuali disgrazie.

Ma poi queste fusioni fredde e raziocinanti per fare cosa, di grazia.   O bella, ma per ottenere una presenza parlamentare, naturalmente.  Ottimo, e per fare che?  Per rivitalizzare il centrosinistra.   No, col cazzo, per rilanciare la sinistra.  Ah, va bene, per negoziare il ristabilimento di un assetto socialdemocratico allora.  E no, qui si costruisce il socialismo.  Me cojoni, e passando per dove?  Ecc. ecc.  Sempre però nel proverbiale campo delle cento pertiche, senza il minimo accenno di aver individuato un percorso credibile e praticabile.   Intenzioni di massima, ognuno con la sua, e la convinzione di potersi impegnare in una sfiancante lotta per il predominio, per l'egemonia della compagine, dopo però.


Ma perché non vogliamo ammettere che l'unico atteggiamento realmente innovativo sarebbe quello di costruire un programma di assoluta rottura col passato e con le scelte della sinistra di governo che ha costruito il disastro nel quale viviamo? 
Un programma di recupero dei diritti distrutti e scompaginati, quelli del lavoro, della salute, dell'istruzione, un programma coerente in grado di rispondere alle aspettative di una vasta parte di popolazione in affanno e senza prospettive, che tra l'altro ha già dimostrato che di parole non ne vuole più sentire?

Forse abbiamo dimenticato come si fa? Forse abbiamo l'intima convinzione di non saper più raggiungere il cuore e le menti di persone che non hanno più alcuna rappresentanza? Forse che a qualcuno, in realtà, non gliene freghi più una beata mazza, e da un bel po' anche?
Ovvio che si rischi grosso, ma anche rimpannucciare vecchi esperimenti già falliti, riproporre una dirigenza che ha già fallito e armate brancaleone le cui caratteristiche più rimarchevoli sono ingombranti retropensieri fallimentari è un viatico sicuro verso una stentata sopravvivenza di una classe dirigente in cerca di riallocazioni che sollevino dalla necessità di una seria autocritica, non certo la risposta a chi sta soccombendo ai colpi di un liberismo trionfante.

Alle ultime elezioni si è data alla macchia la bellezza del 60,7% dell'elettorato. Era il turno di ballottaggio di elezioni amministrative, dirà qualcuno. Ok, e allora? Forse che la percentuale di astensione non è in continua crescita da perlomeno un quinquennio? Forse che non dobbiamo interrogarci sulle ragioni di questo fenomeno? 

L'unica cosa che mi interessa del PD è intercettare il suo elettorato deluso, quello che non vota più quel partito, ma che non ha alcuna intenzione di rivolgersi a M5S e che però non si fa incantare dal risiko di una sinistra che non sa assumersi la responsabilità di uscire dai propri steccati autoreferenziali.

Ci sono problemi giganteschi da affrontare, e urgentemente anche. C'è gente che vive con risparmi ridotti al lumicino, lavoratori sotto costante ricatto, giovani che a trent'anni non hanno uno straccio di progetto di vita, malati cronici in procinto di essere gettati in pasto ad assicurazioni con l'occhio rivolto esclusivamente al budget.

Questa è tutta gente che vuole sentirsi dire: guarda, io i tuoi problemi li affronterei così e così, e non sfiancanti lustrature di membro su chi imbarcare, santiddio.


Un programma, un appello rivolto all'elettorato e non agli stati maggiori in transumanza tra partiti e formazioni.

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