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sabato 23 maggio 2015

La messa in scena di una democrazia senza popolo.


La confutazione più efficace della pretesa di Renzi, e del PD da lui colonizzato, di essere di "sinistra" consiste nella constatazione che i cardini strategici del suo operato, anche senza voler scomodare agghiaccianti contiguità col famigerato "piano di rinascita democratica" di gelliana memoria, sono esattamente quelli che Berlusconi, dopo aver sistemato le sue più impellenti "necessità" personali, si provò a promuovere, senza mai riuscire a finalizzarli.



La sostanza della manovra renziana è abbastanza evidente, una volta sollevata la pesante coltre di mistificazioni copiosamente prodotte del nostro Primo Ministro.     Si tratta delle tre "gambe" che sorreggono il suo ridisegno dello scenario:


  1. sterilizzazione dello Statuto dei lavoratori ed arretramento di perlomeno cinquant'anni delle condizioni di confronto tra lavoratore ed imprenditore. Missione compiuta tramite l'approvazione del mortale "job act".  Al di là, infatti, della ormai risibile definizione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato (nel senso che non è determinabile a priori quando si verrà licenziati liberamente e senza ambasce - per il datore di lavoro si intende) è del tutto evidente che chi vive, o cerca di vivere, di lavoro dipendente ora non è più sottoposto  unicamente alle variazioni delle condizioni di mercato, ma anche alla valutazione del suo grado di "mansuetudine".   Il necessario prerequisito di instaurazione di una massiva forma di controllo e contenimento del dissenso popolare è così assicurato in maniera ottimale;
  2. azzeramento definitivo, e non più incidentale o congiunturale, della dinamica parlamentare mediante l'impianto di un sistema elettorale che:

    - assicuri in larga parte il controllo partitico sulle candidature, perlomeno nelle posizioni apicali di circoscrizione;
    - neutralizzi l'effettiva povertà rappresentativa, in presenza soprattutto di forte astensionismo, del partito di maggioranza relativa, assicurandogli un bonus che gli consenta di "occupare" il Parlamento.

    Tale obiettivo è stato raggiunto mediante l'approvazione dell'Italicum.  L'escamotage della rimodulazione del quorum necessario per non rimanere fuori dal Parlamento, inizialmente fissato in un impresentabile 8%, e la "trovata" di predisporre un ballottaggio nel caso, molto probabile, che nessuno consegua il 40% al primo turno, nulla tolgono al fatto che l'intenzione è quella di assicurarsi un controllo del sistema legislativo talmente blindato da ridurre il Parlamento a mero "vidimatore" del volere del potere esecutivo.  Il fatto che, in omaggio ad una governabilità dai presupposti alquanto discutibili, si azzeri di conseguenza uno dei cardini del nostro sistema democratico, ovvero la separazione tra i poteri dello stato, pare non sia stato colto da molti;
  3. Distruzione o ridimensionamento dei sistemi di controllo e regolazione dei processi di gestione dello stato.Questo risultato non è ancora stato raggiunto, ma le premesse sono state poste nel momento in cui si è postulato il superamento della doppia lettura delle leggi mediante l'abolizione del Senato o la sua sterilizzazione tramite la riconfigurazione ad istanza di secondo livello e dalle per ora incerte prerogative. Un Senato di nomina non più reale, come quello sabaudo, ma certo rappresentativo delle realtà politiche regionali, e dei partiti che le amministrano, più che di elettori che, a quel punto, hanno perso ogni residuo controllo sulla designazione del personale politico.
    Nel momento nel quale il disegno si compirà, la Camera diverrà l'unica istanza legislativa, coi limiti conseguenti alle caratteristiche dell'Italicum, anche in presenza di un Senato ridotto a country club di trombati nelle competizioni elettorali regionali o commendevoli sostenitori di gruppi di interesse di vario tipo.      
Non è necessario essere particolarmente versati nella disciplina delle scienze politiche per rendersi conto che il "combinato disposto" delle sopraesposte tre gambe porta diritti verso un impianto come minimo paternalistico, ma predisposto all'instaurazione di un sistema autoritario, la cui durezza deriverà dalle condizioni ambientali e congiunturali.A disegno compiuto, con maggioranze dopate e blindate, senza alcuna forma di controllo parlamentare dell'operato dell'esecutivo, con una popolazione ricattata dalla labilità del proprio reddito, in presenza di attacchi già visibili al potere giudiziario e con la costante delegittimazione dei corpi sociali intermedi, il nostro vulcanico Primo Ministro potrà ben prodursi in un tonante "missione compiuta".

Fa male rilevare che le stesse cose, fatte dal priapico cavaliere, avrebbero dato luogo a sollevazioni furibonde.    Questo sottolinea il fatto che l'assenza di un'opposizione, o la sua neutralizzazione, è il più pericoloso vulnus alla democrazia di un paese.

Il fatto è che non mancano gli oppositori, ma manca la loro dimensione politica, la capacità di concretizzare il dissenso in un valido sistema di pressione.    
Si, capita che alcune categorie si organizzino e si facciano sentire (come gli insegnanti), ma restano fuori, come un centro sociale qualsiasi, perché all'interno della macchina politica e rappresentativa non sono, appunto, rappresentati.

Job act, ristrutturazione dell'ordinamento parlamentare e Italicum non fanno altro che stabilizzare e perpetuare questa rappresentazione teatrale, e fasulla, di democrazia verso la quale, come tanti lemming che corrono verso il precipizio, ci siamo avviati.

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