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domenica 8 maggio 2016

La politica è una cosa sporca. Un evergreen costosissimo.

Il generale Aung San, padre della più nota Aung San Suu Ki, diceva sempre che "puoi anche non occuparti di politica, ma la politica certamente si occuperà sempre di te" e questo, con buona pace della narrazione qualunquistica da maggioranza silenziosa stile anni '60, è incontrovertibilmente vero, agli occhi di chi si dà la pena di osservare la realtà.

Un ulteriore pensiero che mi occupa sempre la mente è che la politica e l'economia sono così inestricabilmente collegate che mi chiedo spesso se ha un senso mantenerle concettualmente separate.

Le nostre vite e le nostre prospettive, dopo il disastro economico del 2011, sono drammaticamente cambiate e in peggio, e non pare proprio che si stia lavorando per un recupero, bensì per la stabilizzazione di un impianto neoliberista con fortissime connotazioni classiste; una struttura sociale costituita da un vertice ridottissimo e con grandi capacità economiche, contrapposto ad una vastissima base di "servi della gleba" che vivono all'insegna di precarietà e negazioni di diritti civili, economici ed umani. 
Insomma un impianto sociale di stampo medioevale con caste ristrette ed onnipotenti che dominano un esercito di derelitti, in competizione tra loro per un tozzo di pane amaro e secco.

Warren Buffett, il terzo uomo più ricco al mondo, ammette che "la lotta di classe esiste e l'abbiamo vinta noi". I cialtroni del PD, rientrando nell'angusto e provinciale ambito nostrano, concionano di cambiamenti di verso, ripresine e modernizzazioni, mentre invece lavorano alacremente, e per conto terzi, all'implementazione di un nuovo evo oscuro, un "anno mille" di irredimibile povertà, ideologica e spietatamente mantenuta.

Continuiamo pure a “non occuparci di politica”, ma poi non addossiamo tutte le colpe ad altri.

Non basta scrivere sui social invettive tipo “dimettetevi, tutti a casa”, perché se poi alle urne non ci andate, quelli, invece di dimettersi, vengono confermati.

L’offerta politica è insoddisfacente? Certo, è così, anche perché quando i partiti fanno porcate ci limitiamo a ululare alla luna, quando siamo in coda alle Poste, o ci facciamo tagliare i capelli dal barbiere, ma non ci viene in mente di scrivere e manifestare il nostro sdegno.

Quei politici possono andare e venire dai loro luoghi, partito, parlamento e consigli locali senza che nessuno li metta a confronto con l’insoddisfazione di cui sono causa. E’ tornata l’ora di riservare loro qualche nutrito lancio di monetine, come accadde a quell’altro noto e carismatico politico, poi fuggito all’estero.

Tolse il disturbo, ma noi riprendemmo a non interessarci di politica, ed eccoci qui.


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