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domenica 2 marzo 2014

Una nuova Sarajevo?

L'Huffington Post riporta un intervento di Grillo che, sul suo blog, affronta la questione ucraina. 
Premetto che il Beppe nazionale, a mio parere, interviene non tanto per svolgere un'analisi della situazione, che peraltro mi sento di condividere nella sostanza, ma piuttosto per alimentare quegli stati d'ansia che costituiscono la cifra comunicativa e la strategia propagandistica della sua offerta politica.

Questo mio acido commento, naturalmente, deve molto all'avversione che provo per Grillo, in quanto personaggio, e per i suoi più appassionati zeloti, e non chiedo a nessuno di condividerlo, ma a parte le mie considerazioni sulle motivazioni del comico devo dire che mi deprime un bel po' vedere come certi processi si ripetano, implacabilmente identici, nel corso della storia, tanto più che al momento mi sento tranquillo come un suddito boemo all'indomani dell'attentato di Sarajevo.

Con la questione ucraina, come con la Siria e tante altre situazioni che, guarda caso, contornano i confini tra diverse sfere d'influenza o investono i siti che detengono qualche risorsa, siamo di fronte alle logiche spietate delle ragioni strategiche e geopolitiche dei vari blocchi. 
Vedo che spesso, o perlomeno questa è la mia impressione, le critiche vengono preferibilmente rivolte all'atteggiamento americano (forse in omaggio alle giovanili sensibilità di tanti dei dissenzienti), come se quello russo fosse meno cinico o più giustificabile, ma io trovo assurdo stabilire questo tipo di gerarchie.

Le varie fazioni ucraine, a prescindere dalla loro maggiore o minore "anima nera" (una parte degli insorti si rifà ad una fazione neonazista) sono state e sono tuttora eterodirette da ragioni, americane, russe ed europee (per la precisione mitteleuropee) le quali non si curano minimamente delle sorti dei popoli che hanno coinvolto in una partita mortale.
Una partita, aggiungo, che non si fermerà all'Ucraina se, come penso, la Russia punta al ristabilimento di una sfera d'influenza ante caduta del muro.
A questo punto credo che, in quanto europei, dovremmo discutere di come l'Europa dovrebbe interporsi tra USA e Russia e non di quanto condivisibili possano essere le motivazioni di questi due antagonisti. Credo anche che lo si dovrebbe fare tenendo presente che i due colossi sono, prima di tutto, i due sovrapponibili bastardi che dispongono del nostro futuro, consci di essere quelli che hanno il bastone più grosso.

Finora l'Europa si è schierata con gli USA, in quanto questi ultimi perseguono un obiettivo più compatibile con gli interessi europei, ma questo ha portato a inoculare in Ucraina fattori destabilizzanti piuttosto che favorire processi decisionali democratici, ciò anche a seguito delle efficaci contromosse di Putin che, a sua volta, non è interessato ad una composizione del contenzioso che sia men che favorevole agli interessi russi.

Se però, come sempre è accaduto, gli USA sono più portati a fare la faccia feroce quando se ne stanno a migliaia di km di distanza, noi non dovremmo dimenticare che le loro battaglie, per quanto possano parzialmente coincidere con le nostre, alla fine si svolgono a casa nostra e che ciò, se una volta ci è stato immensamente conveniente, altre volte ci è costato caro.

Non esistono efficaci soluzioni sbrigative a faccende come queste e noi (noi europei) dovremmo al più presto assumere un ruolo più autonomo e, visto che ci siamo, un bel po' più corale di quanto la Germania, che teme la destabilizzazione prossima ventura della confinante Polonia e la compromissione del lucroso mercato est-europeo, stia ora consentendo.

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