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domenica 27 novembre 2011

Si comincia

Eccomi qua a lanciare nella blogosfera commenti non richiesti.
Sono sbarcato alla mia tenera età (57 anni) in un territorio frequentato principalmente da coetanei di mia figlia.
Sono un pelino spaesato; che voglio fare? Che fa un blogger (anziano o giovane che sia) normalmente? Credo che lanci messaggi in bottiglia potenzialmente in grado di andare anche molto lontano. Si, certo, va in sollucchero all'idea di farsi ascoltare oltre la propria cerchia ristretta. Io poi sono di un segno zodiacale che, di solito, tiene la libera docenza in "Esibizionismo e protagonismo compulsivi". Spesso però (ed è il mio caso) vorrebbe anche raccogliere pareri altrui per uscire dalla contemplazione onanistica delle proprie opinioni.
Un po' di storia personale. Fino a poco tempo fa ero un lavoratore attivo. Poi la banca per cui lavoravo mi ha chiarito che gli esuberi si contavano a migliaia e che, comunque, di me e degli altri anziani non sapeva che farsene in quanto troppo costosi, protetti ed eccessivamente impermeabili alle panzane del marketing per risultare convenientemente collaborativi.
Di conseguenza mi è stato offerto di prepensionarmi ed io, con comprensibile sollievo, ho accettato. Questo è avvenuto appena prima che la situazione andasse allegramente in malora, con i recenti disastri economici che devastano tutta Europa come un'orda di lanzichenecchi. Tra parentesi, lo sapevate che in Cina, paese di antica cultura a grande saggezza, la peggiore maledizione è "che tu possa vivere tempi interessanti"?
Come è destino dei miei coetanei, ancora una volta vivo momenti cruciali della vita proprio nel momento in cui tutto cambia o si disfa. Ho cominciato da bambino approdando in una scuola media da poco riformata in cui coesistevano mood da scuola di avviamento professionale ed amari rimpianti per ginnasi perduti. Successivamente mi sono iscritto ad un istituto tecnico e, indovinate un po', questo avveniva l'anno 1968!!!!!! Ho conseguito un diploma dequalificato per un ruolo nel frattempo scomparso dalle fabbriche. Persino durante il servizio militare ho vissuto una ristrutturazione generale. Mi ricordo, tra l'altro, che ufficiali e sottufficiali non potevano più interpellarci dandoci del tu ma, rigorosamente, utilizzando il pronome “lei” a testimonianza di un rispetto che, in genere, non provavano. Ovviamente duravano gran fatica ad annullare un'abitudine inveterata; gli effetti, soprattutto in caso di reprimende, erano particolarmente esilaranti. Dopo alcune brevi e diversificate esperienze lavorative sono infine approdato in banca dove, per i primissimi anni, ho potuto godere di incredibili privilegi (dei quali, in fondo, mi vergognavo). Niente paura, uno per uno sono stati smantellati. Le mensilità sono state portate a 13, come per gli altri contratti; la scala mobile anomala (punti calcolati in percentuale ed applicati immediatamente) prontamente normalizzata ed infine abolita (come per tutti i lavoratori). Potrei continuare, ma penso che possa bastare.
Ora io e quelli come me saremo pure privilegiati fruitori di benefits negati a quelli più giovani, ma non siamo dei parassiti, come alcuni interessati commentatori pretendono. Il problema è che io e gli altri come me siamo stati sempre ai patti. abbiamo sempre compiuto il nostro dovere, pagato le tasse e condotto onestamente le nostre vite. Altri non l'hanno fatto, hanno gozzovigliato e combinato disastri lasciando come sempre il conto da pagare. Nel corso degli anni ci è stato detto più volte che ingoiando alcuni amari bocconi, avremmo potuto recuperare situazioni e garantire un futuro ai nostri figli (abolizione scala mobile, durata estesa dei contratti di lavoro, ripetuti inasprimenti del sistema previdenziale, adozione dei contratti di lavoro atipici e via innovando). Qualcuno ha percepito i promessi vantaggi?
Nei giorni scorsi ho seguito un puntata di Omnibus ed ho ascoltato una nota giornalista la quale, con abituale gelida sufficienza, rilevava che era arrivato il momento di fare finalmente qualche sacrificio. Naturalmente l'invito era rivolto a chi non aveva mai smesso di farne.
Ora che sono un pensionato rompiballe le ho inviato la lettera che qui ripropongo:

Oggetto: Sindacato ottocentesco - puntata Omnibus 23/11/11
Gentile Dott.ssa Meli, ho l'opportunità di ascoltare le Sue opinioni con una certa frequenza, essendo io un soddisfatto fruitore della trasmissione "Omnibus" su La7.
Non Le nascondo che, quasi sempre, i concetti che Lei esprime mi trovano in disaccordo. Pazienza, dirà Lei; la cosa senz'altro non Le farà perdere il sonno.
Comunque la posizione da Lei espressa nella puntata del 23/11/11 di "Omnibus", riguardo all'arretratezza politica e culturale del PD e dei sindacati – in particolare, credo, la CGIL –, mi ha particolarmente inquietato e colpito.
Evidentemente gli sforzi profusi dal berlusconismo per sostituire all'analisi dei fatti il linguaggio del marketing, con Lei sono stati o ben indirizzati o del tutto inutili in quanto già precedentemente condivisi.
Se, ai suoi occhi, può sembrare che i soggetti di cui sopra cerchino di difendere e perpetuare posizioni antiche (addirittura "ottocentesche" a Suo dire), pare proprio che Le sfugga che una parte dell'imprenditoria nostrana vuole riportare le relazioni industriali allo stato vigente negli anni a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. Anni che, peraltro, hanno visto nascere e svilupparsi, al fine di cautelarsi dalla protervia del "sciur padrun da li beli braghi bianchi", proprio quel sindacato da Lei così svilito. Altro che ribaltare il rapporto causa-effetto.
Esistono nel sindacato e nel centro-sinistra posizioni massimaliste e ottuse? Senz'altro. Ne qualificano complessivamente l'opera e le finalità? Non credo proprio.
Siccome poi, come dicevano i nostri vecchi, "soldato solo non fa guerra", bisognerebbe ricercare e individuare le responsabilità di tutti gli attori coinvolti. Che dire allora dell'inesistente propensione all'innovazione ed alla ricerca delle imprese italiane? Della loro endemica sottocapitalizzazione? Della sistematica sottrazione ed occultazione della loro ricchezza?
Per lavoro ho dovuto trattare ed analizzare aziende di dimensione mid-corporate e conosco bene la comune strategia consistente nel rendere la società un guscio vuoto con ricorso massiccio e sistematico al leasing, conferimento degli uffici e capannoni ad immobiliari di comodo, utili destinati agli emolumenti agli amministratori (proprietari) e perdite iscritte a bilancio, ricorso pressochè esclusivo all'indebitamento bancario e quindi, in ultimo, anche ai denari dei depositanti (tra cui i lavoratori dipendenti).
Quindi l'asfitticità del mondo imprenditoriale è da ascriversi unicamente alle smodate pretese dei lavoratori o anche ad un modo di fare impresa che ignora il significato della parola "liberismo", che concepisce di poter operare solo in regime di monopolio o sotto padrinaggio politico e che ha dato al concetto di capitale di rischio una declinazione degna della proverbiale "repubblica delle banane"?
La ringrazio per l'attenzione che mi avrà voluto dedicare e Le auguro un buon lavoro.




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