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domenica 16 ottobre 2016

Il giullare ha preso congedo.

Dopo un funerale laico partecipatissimo e sotto una pioggia torrenziale, le spoglie di Dario Fo, ma non il suo ricordo, hanno preso congedo dal mondo, e molti sono stati i commenti che sono seguiti alla morte del Principe dello Sberleffo.


Nel coro unanime, e spesso ipocrita, di celebrazioni del grande vecchio, sono emersi ripetutamente, ma con la melliflua ellitticità propria dei sepolcri imbiancati di lungo corso, i richiami alla sua appartenenza ad una formazione militare repubblichina.

Ebbene si, Dario Fo fu un milite dell'Esercito Nazionale Repubblicano. 
Aveva 17 anni ed era cresciuto, come tutti quelli nati dopo il 1922, suggendo il latte del credo fascista.    In quella contingenza, con un paese spaccato ed un regime impopolare e soffocante, alcuni suoi coetanei scelsero la via della montagna, altri risposero alla leva repubblichina.

Io nacqui nove anni dopo la fine della guerra e non me la sento di stigmatizzare scelte alle quali non sono sicuro che avrei saputo resistere.  Si perché a bocce ferme siamo tutti coerenti e pugnaci, ma poi.........

Quello che mi importa è che Fo, successivamente, in un'età più matura e con esperienze distillate da una maturità nel frattempo intervenuta, ha compiuto scelte precise e incredibilmente coerenti, portandole fino in fondo e pagando prezzi talvolta cospicui.
Un uomo dalle molteplici sfaccettature, vulcanico e anche scomodo.  Come tutte le grandi personalità suscitava reazioni molto polarizzate e non fu sempre facile digerire il pacchetto completo.

A livello personale non ho mai saputo accettare il suo ingombrantissimo ego, che mise sempre in ombra l'apporto, molto più che consistente, di Franca Rame.  Ricordo anzi con fastidio il discorso funebre che tenne alle esequie della sua compagna, dove le rubò, perlomeno fu questa la mia sensazione, la scena per l'ultima volta.

Nell’autunno della sua vita fece una scelta che suscitò più di una critica, di cui però lui non si curò molto mi pare, ovvero l’appoggio pubblico e pubblicizzato ai pentastellati, che trovai improvvido e non coerente, a meno che non si possa attribuire a quella scelta un significato tattico e contingente che è infatti condiviso da una parte della sinistra: appoggiare gli unici cosacchi che impensieriscono il tiranno.

Con tutto ciò, e nonostante le mie ininfluenti paturnie, Dario Fo è stato un caposaldo della resistenza al potere democristiano e sponda sicura per chiunque si sia opposto all'arroganza del potere.  Una vita ben spesa, alla fine di tutto.

Un uomo, o una donna, non vengono rappresentati solo dagli errori che compiono, ma dal bilancio di tutta una vita.  Vorrei poter vantare  lo stesso risultato di Dario Fo e Franca Rame, ma ne sono ben lontano.

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