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lunedì 12 febbraio 2024

"Nemico di classe", anticaglia o categoria vigente?

《Tanti, anche politici, mi candidano a tanti posti in giro per il mondo, mostrando una sollecitudine straordinaria nei miei confronti. Li ringrazio moltissimo, ma vorrei rassicurarli. Se per caso decidessi di lavorare dopo questa esperienza, un lavoro me lo trovo anche da solo》



Palazzo Chigi, conferenza stampa del 11/02/22 - Mario Draghi dixit.



Dalla consultazione dei post degli anni passati, che Facebook mette a disposizione giornalmente, estraggo ciò che espressi in occasione di un mio post sull'esternazione di Draghi
, grondante disprezzo per la classe politica italiana, che ho messo in apertura.

Lo faccio oggi che siamo in un pre-regime che briga per condurci in un ambito presidenzialista con una democrazia recitata, compiendosi una lunga traiettoria che sta portando la "Repubblica nata dalla Resistenza" ad essere la segreteria esecutiva di interessi costituiti, potenti e privati, senza più alcun "laccio o lacciuolo" costituzionale in grado di limitare il potere cesarista che vogliono instaurare.

Commentando quella esternazione utilizzai l'espressione "nemico di classe" per definire l'allora Presidente del Consiglio, cosa che un amico mi rimproverò, addebitandomi di un sentimento veteromarxista fuori tempo massimo.
Quell'amico mi rampognava spesso sia per la mia inossidabile diffidenza verso il PD, uno degli sponsor di Draghi, sia per la mia indisponibilità a quel politicismo un po' straccione che vestiva di accorta sagacia una disposizione all'arretramento da ogni capacità di incidere sulla situazione politica. Oggi il mio amico è un po' meno critico nei miei confronti, non so se per stanchezza o per un riconoscimento delle mie ragioni... che non si ridurrà mai a tributarmi.
Gli risposi, comunque, con irato sarcasmo, che:
《mi è in effetti giunta notizia dell'implosione dell'esperienza nota come "socialismo reale", ma non mi risulta che questo abbia comportato anche la fine dell'esistenza delle classi, tuttora vive e in ottima salute, con tutti i guasti che ciò comporta e le gerarchie che le legano e che regolano i rapporti di sfruttamento e le coercizioni connesse tra le componenti sociali.
Tutto quello che è variato è che la "classe vincente", per abbandono dell'avversario, ora ha come unico elemento regolatore la sua stessa inefficienza, a spese di tutti.
L'alfiere comunista sarà pure morto e sepolto, e grazie per avermelo riferito, ché io non mi ero accorto di nulla, teso com'ero ad ordire la vittoria del proletariato in una fumosa cantina della Bicocca, ma ho come l'impressione, sbaglierò di certo, che ciò non abbia reso il "nemico di classe" più bonario, o ragionevole, o meno avido, semmai il contrario, dato che niente gli si oppone più.
Ti dirò anche che tutti gli altri elementi di realtà che hai portato a supporto, un poco fuori contesto e discretamente pleonastici, mi erano già noti, ma ti ringrazio per avermeli fatti notare.
Draghi sarebbe comunque Draghi anche in un paese meno disastrato, perché il contesto agisce sul piano attuativo, ma non sulla strategia.
Detto questo, non posso fare a meno di notare che le mie considerazioni, del tutto contingenti, mi hanno guadagnato sia il rimprovero per essere stato troppo tenero con Draghi, sia un corrosivo perculamento perché sono stato, al contrario, troppo critico, peraltro proprio dopo aver detto che il giudizio di Draghi sulla nostra classe politica è, guarda un po', condivisibile, anche se arriviamo allo stesso punto per strade differenti.
Ho a questo punto la prova provata che non ascoltate altro che voi stessi, ed io ne avrei un po' pieni i cabbasisi.
》

Uno sfogo il mio forse inutile, ma che mi sento di sottoscrivere anche oggi quando la parabola introdotta nel lontano 2008, con il salto della quaglia piddino e la di poco successiva messa in opera della "necessità di un governo tecnico" crudamente liberista, hanno portato, passo dopo passo, all'insediamento di un governo di estrema destra agito da neofascisti con l'ineluttabilità di un teorema euclideo. Quella parabola, peraltro, non è ancora interamente compiuta e prevede l'instaurazione di un regime d'ispirazione presidenzialista privo dei contrappesi che, altrove, ne temperano gli eccessi.

mercoledì 20 luglio 2022

Le conseguenze dei vostri atti vi prenderanno per i capelli anche se nel frattempo sarete diventati migliori. (F. Nietzsche)

Pur consapevole dei riflessi sull'agenda politica nazionale, non riesco ad appassionarmi agli scuotimenti di ciò che rimane del M5S.   Ciò che sta accadendo, la "libanizzazione" di un movimento politico divenuto in tempi record il primo partito italiano, dopo quello dell'astensione, è un esito previsto, anzi inevitabile, e scritto nell'ambiguità stessa della straordinaria impudenza con la quale si proponeva come soluzione definitiva per ogni problema, senza mai dire come avrebbe verosimilmente risolto.

Il Movimento paga il prezzo dell'indefinitezza, dell'ambiguità ideologica e della invereconda scaltrezza nel raccogliere, a suo tempo, consensi a prescindere.
Abilissimo nell'incamerare lo sdegno di un elettorato stomacato dall'indegnità della classe politica, non si è mai posto il problema di dover gestire il successo con azioni concrete e coerenti con il "tutto e contrario di tutto" che era la cifra della sua proposta, coperta dalla suprema vaccata del superamento di destra e sinistra.

Appena passato dall'opposizione alla responsabilità di governo si è scontrato con la dura realtà, uscendone sconfitto.    Destra e sinistra non sono solo parti politiche, anzi queste ultime sono solo le strutture che conseguono alla loro reale essenza, ovvero ai valori che conducono le scelte che vengono attivate per gestire una situazione.

Qualsiasi problema, sociale o politico, può essere analizzato e risolto sulla scorta di differenti considerazioni.  La destra analizza il problema e propone risposte in modo del tutto differente dalla sinistra, e le risposte dell'una sono totalmente irricevibili per l'altra, perché la sostanza intima, l'etica direi, che le caratterizza è incompatibile.
Così, una volta raggiunta la posizione di maggioranza relativa, i "ragazzi meravigliosi" si sono trovati a dover far seguire alle parole i fatti, e lì sono cominciati i guai.

Aver raccolto il favore di gente che la pensava in modo diametralmente opposto li ha messi nelle condizioni di non poter decidere nulla senza scontentare pezzi più meno rilevanti sia del personale politico che dell'elettorato che li aveva portati al successo.
Capitoli come immigrazione, lavoro, politica industriale, pianificazione strategica ponevano tutti la necessità di azioni che non potevano stare sotto la confortante coperta di una programmatica ambiguità.    Azionare una scelta precipitava il versante, destro o sinistro, lungo il quale si rotolava.

La cosa divenne immediatamente imbarazzante, dando seguito ad un mix micidiale di immobilità concettuale, subalternità culturale ad un alleato - coobbligato - ingombrante e ridicole affermazioni, come la grottesca "sconfitta della povertà" esibita in una goffissima recita amatoriale da una terrazza ministeriale.
Una volta toltosi di mezzo l'ingombrante Salvini, anche l'intesa coll'arcinemico PD è risultata imbarazzante e controproducente sul piano del consenso.

La vulgata del popolo pentastellato vuole che l'insuccesso sia dovuto ad una sorta di "vittoria mutilata" conseguente al mancato conseguimento di una maggioranza assoluta, una semplificazione che è dovuta ad visione grillesca improntata all'abituale analfabetismo politico dell'anziano guitto genovese.
Arrivare in Parlamento col 51% dei voti avrebbe consentito unicamente di non venire bullizzati dalla Lega, ma non avrebbe inciso per nulla sull'incapacità di tenere assieme il diavolo e l'acqua santa.

Solo due cose hanno rallentato il disfacimento di un sogno velleitario, e sono l'inaspettata buona prestazione del Movimento durante l'emergenza pandemica, grazie anche alla mutazione di Conte da sagoma cartonata di Presidente del Consiglio a sapiente regista, e la funzione svolta dal Reddito di Cittadinanza, sia durante quell'emergenza, quale sussidio per i molti che si sono ritrovati senza un lavoro, sia come argine alla protervia salariale di una parte datoriale avida e cinica; due effetti inaspettati e fortuiti, concretizzatisi a dispetto, direi, delle intenzioni del Movimento e ironicamente collocabili concettualmente sul lato sinistro dell'agire politico.

Oggi il Movimento è sotto uno spietato attacco da parte di gran parte dell'arco parlamentare per la renitenza contiana alla totale soggezione al "migliore dei migliori", ma i problemi più grossi, li ha al suo interno essendo diviso in molte bande dagli interessi più disparati, nobili e meno presentabili.   Quei problemi provengono dalla sua ambiguità genetica e, in quanto costitutivi, non possono essere risolti, solo subiti.

Qualche pezzo sopravviverà e molti altri scompariranno dalla scena,    Qualche suo esponente approderà presso lidi più sicuri, e magari qualcuno, particolarmente spregiudicato, continuerà a far danni per lustri, ma il fenomeno politico che avrebbe dovuto aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno è giunto al termine della sua corta parabola.


sabato 2 ottobre 2021

Cercasi lieto fine... disperatamente.

Oggi, alla vigilia di una tornata di elezioni amministrative che potrebbero fornire alla destra del Paese l'appiglio per pretendere elezioni politiche anticipate, o quantomeno i necessari presupposti per condizionare l'azione del governo in carica, di suo già piuttosto suscettibile di farsi orientare, il mio pensiero corre agli anni appena trascorsi, nei quali ho raccolto infinite patenti di ingenuità politica e di movimentismo irresponsabile, con varie e sprezzanti etichettature che andavano da pseudorivoluzionario nostalgico, in odore di pentademenza (cosa che mi indispettiva particolarmente, per la mia supposta contiguità coi fivestars) a sostanziale supporter della destra arrembante, per stigmatizzare il mio tignoso disgusto per il processo di transizione del fu grande partito della sinistra italiana nel campo del neoliberismo.


Quelle critiche, anzi sentenze, provenivano dal mio côté politico, soprattutto dai miei ex compagni sessantottini. 
 
Non tutti, fortunatamente, solo quelli usciti per una
ragazzata protestataria dalla loro classe di elezione alto-borghese, per rientravi, beninteso, subito dopo lo spegnimento del sacro fuoco rivoluzionario, ma con quella leggera mano di vernice rossa, sempre più sbiadita e screpolata per i tartufeschi contorcimenti logico-dialettici che servivano loro per rimanere on the sunny side of the street, rivendicando però il diritto/dovere di smerdare chi turbava il loro pacifico, e gesuitico, adattamento.

Erano rampolli dell’alta borghesia condannati per diritto di nascita, per così dire, ad una fulgida riuscita nella vita, qualunque cosa facessero, o quasi.
Non erano numerosi quanto eravamo noi poveri peones, tutti più o meno rimasti nella modesta nicchia della classe d’origine, ma risaltavano meglio.

Torme di propagandisti del qualunquismo da maggioranza silenziosa si sono liberamente servite delle loro conversioni ad “u” per alimentare l’implacabile controrivoluzione conservatrice che lo sterilizzò quel ‘68, un fenomeno cui sono felice di aver partecipato, che tante ragnatele tolse alle strutture della nostra società, e che tanto fece, collegandosi alle lotte operaie, per una stagione di avanzamento dei diritti dei lavoratori, quelli poi distrutti, da Treu a scendere, dai compagni ragionevoli della sinistra di governo.

Tra di loro c’è anche qualcuno che, come me, proviene dalla base della piramide sociale, senza radiosi futuri garantiti, individui che in questi anni sono stati particolarmente aggressivi nell’appioppare le etichette di cui più sopra, con la solerzia tipica del parvenu in arrampicata, perché alla fine non c’è cane peggiore di quello che vuole far scordare di essere stato un lupo.

La loro rivendicatissima ragionevolezza, cui il massimalismo onanistico degli atomi sparsi della sinistra radicale non ha fatto nemmeno il solletico, ha coltivato accuratamente le condizioni che hanno portato la destra neo e post fascista a divenire il prevedibile futuro, ferale, del nostro disgraziato Paese.

La cosiddetta "sinistra di governo" edulcorando la sostanza e l'identità stessa della sua origine politica, fino a compiere la sua completa trasmutazione liberista, ha creato un vuoto che, in quanto tale, è stato immediatamente riempito ed occupato da qualcosa o qualcuno che ha sempre interpretato meglio la natura centrista e conservatrice, rispetto al nuovo arrivato.

E' al PD, ed ai suoi cespuglietti funzionalmente parascissionisti che dobbiamo la nascita e l'affermazione dei neo-giacobini pentastellati, che hanno raccolto il risentimento della gente, salvo poi disperderlo per incapacità politica e tare metodologiche congenite.   Ed è sempre alla sedicente sinistra di governo che  dobbiamo il tasso di ambiguità che ha consentito  alla Lega di rappresentare, in potenza, un terzo dell'elettorato, limitata e poi mortificata nel suo successo solo dalla tracotanza autolesionista del suo capo politico, superato infatti a destra dai nipotini del Duce, pronti ad esprimere il prossimo governo e la prossima Primo Ministro, in quella che dovrebbe essere la repubblica nata dalla Resistenza.

La dinamica politica di questo Paese è mutilata, monca di una componente necessaria, senza la quale la democrazia diventa un fatto recitato e privo di reale sostanza.

C'è, nella galleria tassonomica politica una nicchia vuota, quella della sinistra, e stiamo avviandoci a pagarne il prezzo.

martedì 9 marzo 2021

Il passato aumenta e il futuro diminuisce. (H. Murakami)


Ho recentemente postato su Facebook un commento sul "presidio" dei portavoce delle Sardine al Nazareno, una sorta di soccorso, che si vorrebbe esterno, al recupero di una centralità operativa del PD e del concetto di "centrosinistra", visto come elemento progressivo della società, mentre è invece del tutto palese che quel partito e quella formula politica si sono fatti araldi e cu
stodi dell'involuzione liberista e del superamento, che questa comporta, dei canoni della democrazia, rappresentativa o diretta, in favore di criteri oligarchici basati sulla ricchezza, comunque questa viene conseguita.


Il fenomeno delle "
sardine" nacque inaspettatatamente, e altrettanto inopinatamente riuscì a contendere con grande successo a Salvini il monopolio della piazza, smontando con efficacia la sua pretesa di rappresentare la totalità, o giù di lì, del popolo italiano, nientemeno.

Si trattò di un fenomeno politico di prima grandezza, per quanto non agevolmente catalogabile, che avrebbe meritato, da parte della sinistra radicale quantomeno una seria analisi, mentre invece venne immediatamente e sdegnosamente catalogato come "
truppa cammellata" al servizio del PD, e quel presidio fuori del Nazareno sembra aver dimostrato la giustezza del disdegno iniziale, mentre invece si tratta di un esito non necessariamente scontato, ma attivamente facilitato da una diffidenza aprioristica che evidenzia una sostanziale impotenza progettuale.

Come ho scritto nel mio post,
 posso anche convenire che Mattia Sartori sia sempre stato un dem in incognito, ma dato che nel frattempo il Partito Democratico ha continuato ad evaporare, contraendosi progressivamente nel favore elettorale, non credo proprio che quelle migliaia di persone, quelle "sardine" fossero proprio tutte "organiche al PD", perché altrimenti ora le cose sarebbero messe diversamente, e il PD non si vedrebbe tallonato da FdI e da questo sopravanzato, secondo il sondaggio trasmesso dal Tg La7 la sera dell'8/3 scorso.

Sarebbe valsa la pena di lavorarci un po', ma certo ci sarebbe stato bisogno di una forza di sinistra in grado di intervenire, con una visione ed una strategia, con il desiderio di ascoltare le masse, non di farsi ascoltare da queste.
Vi fu invece chiusura totale e aprioristica, ideologicamente ineccepibile, ça va sans dire, dagli stessi che, magari, avevano indugiato su onanistiche considerazioni sulla "sostanziale" natura di sinistra di M5S.


La verità è che è stata un'occasione persa, e lo è stata prima di tutto perché ciò che esiste a sinistra, in larghissima parte, si aspetta che le "
masse siano già belle pronte" ad una chiamata alle armi, partendo dal presupposto che quelle masse siano composte sostanzialmente da "attivisti in nuce" che devono solo essere risvegliati.

Che la proposta di cui sono latori i numerosi corpuscoli di sinistra rispecchi effettivamente la situazione o costituisca la risposta alle aspettative dei "
risvegliati" é il più delle volte un assioma non indagato, perché essendo detentori del giusto pensiero saranno eventualmente, ed opportunamente, le masse a "sbagliare".

Latita la capacità di assumersi la responsabilità di includere nella propria analisi tutto ciò che ha reso l'azione politica un esercizio di geometria su di un solido rimasto sulla scansia della storia.

La fabbrica fordista è cambiata profondamente, ed è prossima a scomparire.
La struttura del lavoro è mutata a sua volta profondamente, e conta su quote di intervento umano differenti e in progressiva contrazione.
Gli elementi di natura ambientale ed ecologica sono ormai inaggirabili e contraddicono gli elementi base della passata prassi politica, come la difficile convivenza tra diritto alla salute e diritto al lavoro nella città di Taranto dimostra.

In un quadro così mutato molta sinistra "va sul sicuro", non affronta le contraddizioni e le sintesi perigliose che ne discendono, e propone battaglie incomprensibili, quando va bene, come fece PaP proponendo quella sul 41bis, in piena campagna elettorale, con famiglie intere che passavano l'ultima settimana del mese a tirare la cinghia.

Le Sardine erano una fetta di popolazione che aveva voglia di mobilitarsi, un fenomeno che si credeva estinto.  
Sarebbe valsa la pena di aprire un canale, non di "prendere la testa del corteo", come pure qualcuno tentò di fare, provocatoriamente però e causando non inaspettati irrigidimenti.

Non si è fatto però neanche questo, si é deciso che erano tutti dei garbati borghesucci in attesa di tesserarsi col PD. 
Poi è arrivato il Covid, e la nicchia ecologica del movimento, la piazza, è diventata inagibile.
Oggi le Sardine sono solo i loro portavoce, e le inclinazioni personali di questi ultimi non ci dicono e neanche rappresentano molto, in fondo.

Sotto al mio post a un certo punto compare questo commento:

"...che ci facciamo con il PD? Io nel 77 ero a Bologna mentre Francesco lo Russo veniva ucciso. Radio Alice, ricordi? Certo che siamo pronti alla chiamata. Se è x questo io sogno una chiamata che mi faccia sentire orgoglioso di essere comunista. Il PD era diventato il mio nemico!! Per un incidente in moto sono disabile a 279 euro al mese. Mi hanno tolto mezzo polmone. Chi mi dava da vivere? La chiesa. C'era anche Casa Pound ma piuttosto morivo di fame. Chi mi ha dato il reddito di cittadinanza? I 5S e la Lega. La Lega porco cazzo!!! I pochi operai rimasti hanno in tasca la tessera CGIL ma votano Lega. Perché?"

Il mio interlocutore è evidentemente ed effettivamente un "attivista in quiescenza", come me del resto, ma non appartiene ad un esercito numeroso, questo è ciò che non viene compreso dai gruppi dirigenti dei partiti e movimenti comunisti che stanno tutti più o meno quietamente scomparendo, atomizzandosi.

Comunque io col PD non ci faccio proprio nulla, poco ma sicuro. Non è più neanche un partito blandamente socialdemocratico; potrei avere la stessa concordanza che ho con Forza Italia, cioè nulla.
Non credo neanche che possa mai riscattarsi e tornare sui suoi passi, dato che di occasioni ne ha avute e le ha sempre sdegnosamente rifiutate, contro i suoi stessi interessi peraltro, perlomeno a giudicare dai sondaggi.

Lega, M5S e quella parte di destra che ama definirsi sociale fanno cassa elargendo aiuti di cui non vi sarebbe bisogno, se avessero una politica di reale sostegno per il lavoro, i servizi ed il welfare.
Non possiamo certo fare a meno del Reddito di Cittadinanza, proprio nell'anno della paralisi pandemica, ma proporre unicamente sussidi significa perseguire il consenso rinunciando ad incidere sugli assetti che li rendono necessari, mettere un cerotto dove ci sarebbe bisogno di una cura e di una guarigione.
Molte persone votano Lega e M5S perché solo da lì arriva loro qualcosa, e non si può rimproverare ai naufraghi di aggrapparsi a tutto ciò che galleggia.

Quello che la stampa chiama "novello Piano Marshall", quella pioggia di miliardi comunitari che dovrebbero rimetterci in piedi, è ciò che viene spacciato come una sorta di nuovo corso che dovrebbe, traendoci fuori dalle secche pandemiche, anche consentirci di rinnovarci come Paese, finanziando un ammodernamento delle strutture e dei processi che preluderebbe ad una specie di riedizione del "boom economico", sintonizzato sugli imperativi ambientali, visti però come fonte di reddito, non come problemi di conservazione di un habitat vivibile.

Quei miliardi sono sottoposti a contropartite di natura organizzativa e strategica, elementi normativi che assicurino la transizione ad un liberismo non più temperato da garanzie costituzionali, un assetto nel quale il profitto prevale, scalzando dal vertice valoriale la preminenza dei diritti individuali, sociali e politici.

Questo disegno ha ottime chanches di vittoria, perché non c'è nulla in grado di opporsi che abbia un adeguato peso specifico, e costituisce un bel pezzo di legno cui aggrapparsi, secondo l'immagine dei naufraghi di cui sopra.

Le Sardine avrebbero potuto essere un ottimo punto di partenza, un ingresso in un ampio settore di popolazione che non ha un grado elevato di cultura politica, perché allevata nel disprezzo e nella diffidenza nei confronti di ciò che attiene alla politica, o da questa disgustati, da cui l'accentuazione, reiterata e un poco ridicola nella sua ingenuità, di una disposizione antipartitica vagamente grillesca che ha subito irrigidito la sinistra radicale.

Un'occasione persa, come dicevo, e proprio quando sarebbe stato particolarmente necessario acchiapparla al volo.

venerdì 26 febbraio 2021

M5S è un movimento moderato e liberale, Di Maio dixit!


Certo, lo sapevamo Gigi, non ci cogli certo di sorpresa.  Solo voi, nell'ansia di distinguervi e di porvi come fenomeno politico-antipolitico, scartavate come cavalli ombrosi non appena si cercava di inserirvi in una catalogazione che aveva il torto di non convalidare la vostra rivendicazione di unicità fenomenica.

Erano quelli i tempi nei quali la solenne corbelleria del superamento del concetto di destra e sinistra veniva buona per fare il pieno di consensi, cosa che poi, nel momento in cui avete dovuto metterci la faccia, è  risultata ingestibile e ha causato, giustamente, emorragie "a destra e a sinistra", collocandovi in un "centro", piuttosto smagrito, che nella storia patria è sempre stato coricato più che altro sul lato destro, per questioni di affinità e per autodifesa verso una sinistra tendenzialmente collettivista, e dunque incompatibile con il DNA liberale che avete sempre avuto e che ora rivendicate.

Che siate moderati è però cosa recente in verità.    Prima eravate quelli della "scatoletta di tonno", i neosanculotti che avrebbero dovuto terremotare le istituzioni e imporre la democrazia diretta dell'uno vale uno.
I meno moderati tra di voi, in verità autentici radicali in senso classico, favoleggiavano addirittura di un implicito e immancabile superamento dell'istanza parlamentare, ridotta a ufficio vidimante del prodotto di un volere popolare, mediato da una piattaforma informatica risultata mai adeguata alla bisogna, e in realtà pochissimo frequentata, anche per la fatica tecnica di accedervi.

Trovo peraltro indicativo, e non inaspettato, che la gran parte dei vostri sostenitori superstiti pretenda di declinare il termine "liberale" secondo convenienza, allontanandolo dalle contiguità implicite, inevitabili e storicamente verificate con un pensiero economico che ci ha condotti, nelle sue forme più recenti, sull'orlo del precipizio.

Il liberalismo è un pensiero filosofico che, non inaspettatamente, si è fatto politico nel momento storico dell'emersione della borghesia come forza propulsiva della società.
Il suo legame funzionale con il liberismo, che ne costituisce la ricaduta economica inevitabile, è implicito in ogni lingua, tranne che in italiano, grazie a Benedetto Croce, che ha creato, con il termine "liberismo", il comodo equivoco dietro al quale ogni "sincero liberale" si nasconde, una distinzione che nel resto del mondo non esiste per nulla.

Secondo Croce, che evidentemente voleva rimanere nelle rarefatte sfere del pensiero ideale senza sporcarsi le mani con prosaiche questioni di bottega, la libertà economica è di rango inferiore rispetto a quella politica.

Una distinzione piuttosto strumentale, che toglie di torno la necessità di gestire più di un'ambiguità e che, secondo Einaudi, fu una "clamorosa svista del grande filosofo".
Che siate diventati moderati è dopotutto un bene, per voi prima di tutto, dato che alla fine il nostro Paese è storicamente poco incline al radicalismo, se non per brevi fiammate, ma è anche genericamente utile a tutti, per fare chiarezza, per collocarvi nella nicchia tassonomica che vi è risultata più congeniale.

Che invece siate liberali, non è certo un mistero, e non è neanche questa grande scoperta.  Nella vostra pretesa di superamento della dicotomia politica destra/sinistra avete sempre vibrato i vostri colpi più efficaci a sinistra e vi siete accordati più facilmente prima con il lato destro, e poi con un PD che rivendica un posizionamento a sinistra del tutto ridicolo, essendo ormai un partito tra i più liberali che il panorama politico italiano offre.

A sinistra, al netto della bella fetta di poverelli privi di reale autonomia di pensiero che vi concupiva per la messe di voti che raccoglievate, non abbiamo mai avuto alcun dubbio circa la vostra reale natura, dunque il coming out dimaiano non ci sconvolge per nulla, come non ci sconvolge la perdurante tendenza che dimostrate nel voler stare di mazzo, a rieditare le parole e i termini che identificano cose, idee e persone al servizio esclusivo della vostra narrazione, con relativa oculata scelta di ciò di cui volete, o meno, assumervi la responsabilità.

A tal proposito bisogna proprio che qualcuno ve lo dica: quello del pensiero magico, il mondo che si spiega attraverso le proprie personali teorizzazioni e stando lontani dal riscontro reale, è un tratto infantile, e il movimento sta uscendo dall'infanzia per entrare in un'adolescenza che sarà ovviamente difficile, come si conviene a quello stadio evolutivo.

Dunque fatevi coraggio come potete, ma non pretendete che proprio tutti si abbeverino alle vostre convenienti interpretazioni.



venerdì 15 gennaio 2021

Il puzzone fiorentino

Sono stato membro, fino a un paio di anni fa, di un gruppo FB che si richiama, nell'onomastica e nell'orientamento politico nominale, che per alcuni componenti nel frattempo è slittato molto sensibilmente verso un "centro ragionevole", all'esperienza del Movimento Studentesco milanese, formazione politica nella quale militai in gioventù, in quella che fu per me un'esperienza intensissima e molto formativa.

Fui invitato in quel gruppo da un compagno col quale avevo condiviso la militanza, e la mia partecipazione, come quella di molti altri membri, ma non di tutti, non fu una semplice adesione ad un "club di reduci", guardiani nostalgici di passati fasti, veri o presunti, bensì un'occasione per rimanere all'interno di un ambito nel quale la consapevolezza del momento, grazie al confronto, potesse beneficiarne.

Mi resi conto però abbastanza alla svelta che avevo peccato di ingenuità, ancora una volta e nonostante non fossi certo più un fantolino, dando per scontato che quel gruppo di discussione potesse essere un luogo d'incontro ove le posizioni, ancorché sostenute con la tigna abituale nella sinistra extraparlamentare, avessero uguale dignità e potessero essere discusse, sopravvivere o venire messe in minoranza, grazie ad un processo dialettico rigoroso, anche se frequentemente assertivo.

Non era certo quella la situazione che trovai, come verificai abbastanza alla svelta, dato che ogni discussione veniva sollecitamente "calmierata" da una presenza (perlomeno un amministratore, ma con molti volenterosi fiancheggiatori) che "richiamava all'ordine", con grande sollecitudine, l'autore di ogni intervento non riconducibile ad una sorta di "linea politica" mai esplicitamente dichiarata, e certamente non coralmente individuata.

La strategia adottata per smontare le posizioni meno gradite prevedeva interventi diversificati, in una sorta di crescendo rossiniano.

Il primo tipo d'intervento consisteva in richiami assai speciosi, e il più delle volte ingiustificati, circa la necessità di mantenere un bon ton funzionale alla "serenità del confronto".

Non era necessario essere ingiuriosi per essere ritenuti "sconvenienti", bastava in realtà essere chiaramente avversi ad una politica dialogante e possibilista verso la bonomia piddina nei confronti delle ragioni del centro politico, e diffidenti verso la pratica del cosiddetto voto utile.

Se il richiamato non capiva l'antifona, o decideva di non capirla, allora si passava alla delegittimazione, in stile "Unità che dichiara Tito nemico di classe", con una miserabile scivolata verso attacchi personali talora piuttosto ridicoli e non di rado del tutto incongrui.

Se neanche questo bastava, allora alcuni post o commenti sparivano dalla circolazione, o perlomeno questo è quello che alcuni hanno denunciato.

Nessuno veniva bannato, ma l'aria diventava alla svelta tanto irrespirabile che il "reprobo" alla fine se ne andava, come fece il sottoscritto, perché cosciente di non avere più alcuna agibilità.

Vorrei sottolineare che questa sorta di inquisizione era agita da chi aveva compiuto una bella e lunga traiettoria nella direzione opposta rispetto agli ideali giovanili.

In questi giorni, nei quali il Guappo di Rignano manifesta con la solita arroganza il suo umano narcisismo e la sua politica irresponsabilità, non posso fare a meno di ricordare con quanto disprezzo, in quel gruppo, venisse stigmatizzata la mia "impoliticità avventurista e settaria" per la mia avversione a Renzi e a tutto ciò che propugnava, per le mie previsioni, tutte poi inveratesi, e non ci voleva poi questo grande acume, fino all'epilogo che oggi occupa la cronaca.

Allora pareva che con Renzi si veleggiasse verso il sol dell'avvenire, mentre invece la barca di cui aveva preso il comando, sparando fumosità da marchettaro di quart'ordine, aveva già molte falle nello scafo, enormi buchi beanti dai quali, grazie a lui, uscivano milioni di voti per imbarcare l'acqua che l'avrebbe portata a spiaggiare per non affondare, salvata, momentaneamente, solo dall'emergenza pandemica, che ha consentito ad una dirigenza generalmente inadeguata di rivendicare una gestione corrente abbastanza, e inaspettatamente, efficace.

Ogni tanto mi capitano sotto gli occhi i post di quel gruppo, e non sono stupito del fatto che:

  1. alcuni membri, uno in particolare che fu alto dirigente dell'MS, non facciano più alcun mistero della loro consonanza con Italia dei Valori e il suo repellente capo politico;
  2. molti tra quelli che ai tempi mi rimproverarono più astiosamente per la mia condanna di Renzi e del suo agire, oggi facciano finta di nulla, oppure si affannino a rivendicare un antirenzismo tanto recente e "tattico" da avere ancora attaccato il cartellino del prezzo.

Io credo non sia più possibile dubitare che il "blairismo", che contagiò l'intera sinistra europea dal '97 in avanti, sia la causa prima della scomparsa dell'identità socialista dal campo della politica, sostituita da entità che, tradendo il favore elettorale ricevuto, abbandonarono la causa dei lavoratori e delle "masse popolari" per transitare nel campo avverso, quello dell'antagonista di classe, riciclandosi come interlocutore affidabile al solo scopo di perpetuare una presenza, e senza compiere lo sforzo di elaborare compiutamente il fallimento dell'esperienza politica e sociale conosciuta come "socialismo reale".

Chi effettua un salto della quaglia, e il PD fece una bella capriola, in genere è particolarmente determinato ed efferato nel tradire le proprie origini, perché ha un passato da far dimenticare e deve convincere il nuovo referente di meritare una fiducia che questi stenta molto a riconoscergli.

Il tradimento e l'opacità del PD sono la causa prima sia della progressione costante delle destre nel paese, non più contrastate da un avversario coerente ed efficace, sia della selezione di una classe dirigente particolarmente impudica nel distruggere 150 anni di lotte sindacali.    Quel partito ha portato a compimento tutto ciò che Berlusconi non riuscì mai a finalizzare, una considerazione, questa, che rende il costante incitamento al voto utile per "fermare le destre" una solenne presa per i fondelli. 

Renzi non è un incidente di percorso, una buccia di banana sulla quale si è rovinosamente scivolati, un "estraneo" salito a bordo mentre tutti guardavano da un'altra parte, per niente.   Renzi è esattamente la logica risultante di un corso politico imboccato per sudditanza intellettuale al nemico di classe.

Il Guappo di Rignano si fece largo tra le correnti partitiche con la consueta ferinità cui ci hanno abituati le sorde contese nel gruppo dirigente.
Accoltellò alle spalle, idealmente, chi doveva accoltellare, dispensò le sue semplificazioni ammiccanti e falsamente logiche ed ottenne il via libera dal mandarinato imbelle del partito, abbagliato dalla prospettiva di copiosi raccolti elettorali, vincendo primarie molto chiaccherate per le incursioni di improbabili comitive di votanti.

A Renzi ed al suo servo Poletti noi siamo "debitori" dell'ultraliberista  Job Act e della corsia preferenziale che conduce al lavoro precario e sottopagato, a discapito di quello a tempo indeterminato.     E' principalmente grazie a loro se oggi i nostri figli  non sono in grado di porre in essere un progetto di vita decente ed adeguato.

Oggi Renzi è vituperato da tutti, in primis da chi lo vide come l'asso da calare nel momento topico della partita, scoprendo poi che non era di briscola.

Io non so come andrà a finire, se vi sarà un Conte Ter, un Draghi 1 oppure l'alba di una stagione neofascista con la Meloni, che nei sondaggi ha quasi raggiunto il PD, che si allea con Salvini; quello che so è che il partito del 40,81% alle Europee del 2014 ha espresso una strategia scadente, incoerente e autolesionista, e che ora addita il "puzzone fiorentino" quale unico responsabile dei guai di cui ha posto le premesse.

giovedì 24 settembre 2020

The Day After



A sinistra abbiamo la tendenza a svolgere analisi a corto e medio raggio, limitandoci ad eventi specifici, valutando gli scenari introduttivi che li hanno preceduti e le conseguenze immediate, e questa è la ragione, a mio parere, per la quale finiamo sempre col giocare di rimessa, subendo l'iniziativa altrui e ballando al suono di musiche scelte da altri.

Anche in questo referendum che ha così drasticamente “sfoltito” il Parlamento, in improvvide commistioni con le elezioni in alcune regioni, ci si compiace del fatto che un determinato piano dell'antagonista baciatore di rosari non sia andato in porto, perlomeno non integralmente, dimenticandoci che da anni si continua ad arretrare, senza mai riuscire a proporre un proprio disegno autonomo che non sia la contesa della titolarità, sullo stesso piano programmatico, di processi di schietta matrice centrista con vaghe tracce socialdemocratiche, come le "rare emazie" in un campione di urina, e frequenti e compiaciuti scivoloni liberisti.

Si, Capitan Mojito non si è preso la Toscana e le Puglie, ma le Marche sono andate ad un presidente neofascista.
La "spallata" non c'è stata, però di questo dobbiamo ringraziare solo il fatto che Salvini è uno scaltro affabulatore, ma anche un miserabilissimo stratega, ed è solo grazie a lui se il disastro è stato agendato a data futura.

Quello che ci viene suggerito da queste elezioni è che:

  1. il PD ha sospeso, perlomeno momentaneamente, il processo di sublimazione che lo stava erodendo;

  2. M5S ne esce devastato dalle proprie contraddizioni, dall'analfabetismo politico che lo ha sempre contraddistinto e dall'incapacità di transitare dal ruolo di opposizione a quello di governo, vantando solo una decente prestazione nell'emergenza pandemica, dato che non vi era spazio per il suo bestiario riformista;

  3. la Lega paga per la ormai lampante incapacità di Capitan Coniglio di evitare di chiudersi le palle nel cassetto, dalla crisi di governo post Papeete a scendere;

  4. Forza Italia è ridotta a semplice segnaposto ad una tavola dove non si nota la sua eventuale assenza;

  5. Fratelli d'Italia aggancia il cuore nerissimo di un popolo di cuori neri in quiescenza, ora “felicemente” sdoganati, e si appresta a diventare qualcosa con cui fare i conti realmente.

Il centrodestra non ha vinto, ma nemmanco ha perso; è in crisi di trasformazione. 
Al suo interno abbiamo un processo di transumanza di voti e peso politico, e ciò significa solo che sta ruzzolando ancora più a destra e che non appena avranno deciso chi va fatto fuori e chi va promosso riprenderà lena la liquidazione della Repubblica nata dalla Resistenza.

Questo processo non verrà contrastato certo da M5S, che si appresta a diventare una scommessa definitivamente persa, ma neanche dal PD che, ben lungi dal tornare ad “essere” di sinistra (millanta di esserlo, ma "solo un pochino" beninteso), inseguirà i favori di un centro moderato che non ha alcuno stimolo a prestare orecchio a dei trasformisti non troppo abili.

Su “cosi” come Italia Viva o Leu o altre briciole che verranno spazzate via dalla prossima legge elettorale direi che possiamo sorvolare senza rimpianti.

La nicchia tassonomica del panorama politico dedicata alla sinistra rimane ostinatamente vuota, e certo non verrà occupata dai pochi organismi identitari monocellulari che hanno per scopo ed obiettivo la rivendicazione di “giustezze” dottrinali che non possono permettersi devastanti impatti con la cruda realtà.

Eppure quella nicchia andrebbe occupata, sia per dare alle dinamiche politiche e al futuro del paese il contributo di proposte realmente alternative all'imperio liberista e alla deriva autoritaria, sia per rianimare quel pezzo di elettorato (intorno al 50%, ma con tendenza a crescere) che non vota più e che non intende farsi ricattare da voti utili in favore di chi ha confezionato i presupposti per questo scempio, a beneficio immeritato di chi ci ha devastati non per semplice inerzia, bensì portando a compimento quasi tutto quello che Berlusconi non riuscì a finalizzare, quando esisteva una vera opposizione e non dei “concorrenti”.

Ora vedo molti compagni che scrivono che “è il momento di creare una sinistra unita”. E' il momento?
E si, cazzo, è da un bel pezzo che “è il momento”.
Come no.
Però ci crederò quando lo vedrò.


martedì 10 dicembre 2019

Il gatto di Schrödinger



In un mio post ho rilevato che vi sono stati pesanti endorsement a favore delle Sardine.  Monti, Saviano, Prodi, la Pascale, ed ora le Madamine, mi risulterebbe.


Posso trovare qualche logica positiva, nel senso di effettiva coincidenza, nel favore espresso da Saviano, però mi pare che Pascale, Prodi, Madamine e, soprattutto, Monti siano evidenti "baci della morte", dati con estrema malizia - è il caso di Monti - o in slanci colonizzatori intesi a mettere il cappello sopra a qualcosa che non ha ancora deciso cosa vuole essere, soprattutto nella base (forse gli organizzatori sono meno indefiniti).

Commovente vedere come Lega ed estrema sinistra ravvedano nella circostanza le stesse identiche logiche.

Le Sardine potranno anche essere un fuoco di paglia (senz'altro molti stanno agendo per avverare questa previsione), e sicuramente dovranno decidere cosa "fare da grandi", pena l'avvizzimento, come è capitato ad altri movimenti spontanei, tutti invariabilmente accusati di essere strumenti, più o meno consapevoli, del "potere".

A dispetto di questa ipotesi complottista però, rimangono a mio avviso una preziosa occasione che andrà probabilmente sprecata da chi potrebbe aiutarla a divenire un fenomeno di cittadinanza attiva consolidato, ma preferisce camminare guardandosi la punta dei piedi, o addirittura guardando all'indietro, andando di conseguenza a piantare solenni capocciate contro i pali.

Ho usato il termine "endorsement", da qualcuno ritenuto improprio, nel senso canonico di "sostegno esplicito a un candidato, a un movimento o partito, a un'iniziativa", come lo definisce la Treccani, dunque non credo di averlo usato in modo errato.

Dato che sono stato iscritto d'imperio, da un compagno qui del pavese, al gruppo FB delle Sardine di Pavia, ho la possibilità di osservare da vicino alcune delle dinamiche che stanno investendo un fenomeno che ritengo sia autenticamente spontaneo, giudizio che discende dalla varietà incredibile di posizioni e mentalità che ci si ritrovano.

In virtù della scarsa anzianità di servizio è troppo presto per dire che direzione prenderanno quei pesciolini, se la prenderanno naturalmente, e non finiranno col disperdersi.    Quello che ho visto, praticamente da un giorno all'altro, è stato l'aumento di post e commenti che sfracellavano i maroni su Bella Ciao, che mettevano le mani avanti, dicendo che se il gruppo fosse stato "troppo di sinistra" se ne sarebbero andati subito, e che fischiavano la vecchia canzone della sovrapponibilità tra fascismo e comunismo, in quanto "dittature sanguinarie".

A me sono subito sembrate le incursioni di provocatori e trollatori della cosiddetta "bestia" leghista, tese a creare ed esasperare contraddizioni facilmente innescabili, dato anche il basso tasso di cultura politica di molti aderenti.

Credo che intorno al banco di sardine si aggirino diversi predatori e opportunisti di ogni tipo. Abbiamo:

  • una destra fasciolegaiola che instilla dubbi per disperdere un fenomeno che sta dimostrando la consistenza reale del favore elettorale di cui gode la Lega, inferiore a quanto questa rivendica;
  • una politica organizzata che muove accorti passi per prendere la testa di "quel corteo" (il PD, con maggiori prospettive di successo rispetto ad altri);
  • una destra liberale che è interessata a ridimensionare Salvini, ma non a prezzo dell'attivazione di un popolo rimasto sinora silente di fronte alla sua controrivoluzione liberista;
  • un'estrema sinistra, cospicua nella sua inanità, che non saprebbe fare di meglio, ma che liquida comunque il tutto come "arma di distrazione di massa", nonostante ormai abbia scarsissima confidenza tecnica con le masse, da lunga pezza pochissimo frequentate.


In questo contesto, quegli endorsement sono in larga parte sospetti, e se anche dati in buona fede sono comunque costosi.

La cosa è rilevante e inevitabile proprio in dipendenza della programmatica indeterminatezza politica, operativa e ideale, sardiniana, una scelta forse inevitabile, ma scomoda e poco conveniente, in prospettiva, che è una specie di "gatto di Schrödinger" politico.  

Le sardine, infatti, si sono volutamente rinchiuse in una scatola.    Potrebbero essere qualsiasi cosa, e lo sono in realtà.  Sono, al momento, tutto e il contrario di tutto, e cosa diventeranno sarà deciso solo quando quella scatola verrà aperta, collassando tutte le possibilità in un esito univoco, che darà ragione a qualcuno e torto a qualcun altro.

L'estrema sinistra, con il suo programmatico disprezzo sta brigando in modo da "avere ragione", dato che ha reazioni assolutamente pavloviane e tracciabili con geometrica precisione, prive di acume e subalterne sotto ogni aspetto.

Le Sardine difficilmente si rivolgeranno a chi le sta sputtanando fin dal primo momento, dunque l'approdo tra le accoglienti braccia dem diventerà una "previsione autoavverante".  Le Sardine diventeranno effettivamente ciò che l'estrema sinistra rimprovera loro di essere, nonostante la cosa non sia al momento un destino ineluttabile. 

Si potrà allora dire che l'ipocrita bacio in fonte scoccato da Monti, l'affettuosa pacca in testa della Barale e il favore delle "madamine" (minchia, le madamine!) avranno funzionato benissimo.

lunedì 2 dicembre 2019

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. (Seneca)



Ho scritto molti post sulla manifestazioni delle sardine nelle città italiane, infilandomi in più di una polemica e constatando come, in genere, si parli molto accapigliandosi con impegno, ma raramente trattando degli stessi elementi della questione.

Io parlo dell'importanza di un fenomeno che è sociale prima ancora di essere politico,

cercando di capire come potrebbe influire sul degrado della sensibilità politica del popolo italiano, che strade potrebbe imboccare e quanto stiamo, in quanto sinistra, mancando di sfruttare un'opportunità.     

Le persone con le quali mi sto confrontando, con qualcosa di più di una forte tensione, preferiscono avere una visione più tattica, e danno per scontato che si tratti di una manovra di supporto allo status quo sotto l'accorta regia di un PD infingardo e manovratore.   Il fatto che quel partito non sia, in effetti, un campione di trasparenza operativa non mi aiuta molto a far emergere le mie argomentazioni, così il più delle volte vengo trattato come un "venduto" alla causa dem.

Forse è il caso di uscire dalla stretta contingenza e assumere un punto di vista un pochino più distaccato, e il mio amico Gianfranco Personé, con la sua solita puntualità e attenzione, propone questo articolo di Paolo Ercolani, che fornisce spunti di riflessione di spiccato valore.

Tutti ci stiamo accapigliando sul fenomeno sardine, ma troppo spesso proiettandovi sopra le nostre aspettative, o i nostri timori, esaltandolo o squalificandolo, e chi lo squalifica lo fa quasi invariabilmente senza analizzarlo spassionatamente per quello che è, ovvero un fenomeno di massa piuttosto indefinito e che in quanto tale si presta fatalmente a strumentalizzazioni. preferendo nutrire una diffidenza preconcetta e insanabile, aggravata da ingombranti similitudini con ciò che poi diede origine al fallimentare esperimento grilliano, 

Effettivamente le sardine, al di fuori di un forte disagio e di una condivisa avversione per i caratteri qualificanti (sic!) di una stagione politica che ha fatto dell'odio e della delegittimazione la cifra distintiva, non hanno al momento molto da dire, collocandosi fuori di ciò che Ercolani nel suo articolo definisce "politica pensata".
Chiunque può affermare che "le cose non vanno bene", è così evidente peraltro, ma non basta, e non è mai bastato, e se non sei capace di esprimere un progetto finisci rapidamente con l'essere la massa di manovra di qualcuno, e in proposito non mancano certo i precedenti.

Una mobilitazione così ampia e in assenza di un'idea forte non può essere omogenea, e infatti non credo lo sia, dunque capisco che al momento le sardine abbiano bisogno dell'apartitismo (brutta parola eh?), perché quello è il livello, infimo, da cui bisogna partire grazie all'impresentabilità della classe politico-partitica italiana e alle narrazioni imposte dal grillismo.   

Capisco che ve ne sia bisogno per raccogliere il più ampio consenso possibile in funzione dell'obiettivo minimo, che sarebbe di contendere a Salvini la pretesa propagandistica di essere l'unico e vero interprete delle aspettative degli italiani, ma non può bastare e rischia di costare più di quanto possa rendere.
Nel momento nel quale dovessero fare un passo avanti, verso una scelta politicamente operativa, la perdita di pezzi, anche consistenti, sarà inevitabile.

Chi ha aderito al fenomeno appartiene, tagliato giù a fette grosse, a tre categorie distinte. Abbiamo una quota di simpatizzanti del PD e una di delusi di partiti assortiti, ma è la terza componente quella che, a mio avviso, è la più consistente ed interessante.
Mi riferisco a quel 26%, ma la percentuale è in costante progressione, di elettori che non votano più, e non si tratta dei tradizionali "menefreghisti" storicamente mai andati oltre il 4-5%, si tratta di gente che fatica a tirare la carretta e che non trova più rappresentanza in nessuna formazione politica.
La loro emersione dal silenzio è un evento importante, un segno di vita di cui non avevamo traccia da molto tempo.

Alla manifestazione di Firenze (40.000 persone, compagni; un numero che non possiamo ignorare) è comparsa una bandiera rossa, e gli organizzatori l'hanno fatta ritirare.  La cosa ha causato forti polemiche; c'è chi dice che questo fatto è la conferma della natura piddina dei pesciolini, chi sostiene che si sia trattato di una provocazione per suscitare, appunto, la polemica e sbandare e divaricare le diverse "anime sardiniane" prima che possano diventare qualcosa di più definito.

Io non lo so chi c'era dietro all'improvvida iniziativa, ma mi ricorda molto la pratica di alcuni gruppuscoli privi di seguito che nel '68 si presentavano al completo (poche decine di individui) con giganteschi striscioni e bandiere formato tovaglia per "prendere la testa del corteo" e dimostrare non si sa bene cosa, dato che continuavano a contare come il classico due di coppe con briscola a denari.

Quello che mi angustia è che nel momento nel quale uno dei partiti tenterà seriamente e scopertamente di impadronirsi del fenomeno sardine, il tutto si sgonfierà e quelle persone scompariranno nuovamente, perché nulla di alternativo si è fatto avanti, e se si è fatto avanti lo ha fatto inalberando bandiere senza preavviso e per dire che erano tutti degli imbecilli eterodiretti, circostanza certo non scongiurata da quella chiusura.

La sinistra dileggiante e diffidente sta, in tutto questo, perdendo un'occasione, forse per l'intima consapevolezza di non essere in grado di influire per nulla sul fenomeno, soffrendo da tempo di una paralisi progettuale e propositiva profonda, una sorta di fatale languore venato di impotenza.
Non si tratta "egemonizzare" le sardine, una pratica che non solo non ha mai funzionato tanto bene, ma che ha creato una logica letale, fatta di reciproche interdizioni e grazie alla quale si finisce col distruggere tutto ciò che non si può assimilare, ma di fornire alle componenti sardiniane che lo desiderassero, un approdo in una proposta vitale in grado di rappresentarle sul piano dell'azione politica, finalmente.

Sarebbe un grande passo in avanti per una famiglia politica, la sinistra, assente da anni dallo scenario politico, però nessuno lo sta facendo.


martedì 26 novembre 2019

Quando, con l'acqua sporca, si butta anche il bambino.


Sul fenomeno sardine, a sinistra, ci stiamo accapigliando duramente, come nelle migliori nostre tradizioni, perdendo come al solito di vista elementi fondamentali.

Dunque ricapitoliamo. Da una parte ci sono gli organizzatori del fenomeno, che pare siano tutti puzzoni dem (qualcuno ha sostenuto perfino che vi siano leghisti delusi e, ça va sans dire, grillini dissidenti), dall'altra migliaia di persone che, un tempo del tutto silenti, sono scese in piazza a dimostrare che ne hanno la "scuffia piena", come direbbero a Milano.

Questo in un paese che, alle ultime elezioni politiche ha visto un 26% di astenuti (alle amministrative non è raro arrivare al 40%) e che nei sondaggi, per esempio quelli trasmessi da Mentana il lunedì sera, vede il "non risponde" tra il 30 e il 38%.

A me pare evidente che gran parte di quei pesciolini proviene dall'astensione, ovvero da quella parte di popolazione che non vota più principalmente perché non ha nessuno abbastanza rappresentativo delle proprie istanze da votare.

Questo significa che non vota a destra, perché contraria ai programmi post/neo/fascisti che ne rappresentano la cifra, al punto che scendono in piazza per sconfessare la supposta prevalenza della Lega nei sondaggi, tale in forza di un meccanismo basico del marketing: le cose diventano vere ed acquisiscono consistenza se sostieni che è così.

Non vota neanche PD, perché quel partito li ha traditi, passando nel campo dell’antagonista di classe, anche se magari non utilizzano questa definizione tecnica da kabulista d’antan, quale in fondo sono. E però neanche vota M5S, perché ha sempre ritenuto i neosanculotti grillini un'accolita di pataccari, e con ragione a giudicare dallo spettacolo pietoso che stanno dando.

E arriviamo alla ragione che suscita la critica rancorosa della sinistra cazzuta: l’astenuto (e sardina?) non vota neanche la sinistra-sinistra, perché in gran parte si tratta di formazioni autoreferenziali perse in un circuito di autorassicurazione ideologica, che si trova a disagio nel calare nel tessuto di una realtà spigolosa e contraddittoria, in uno scenario che richiederebbe, preliminarmente, un'autocritica che nessuno intende fare.

Siamo di sinistra, dunque dovremmo sapere che esserlo ci impone di comprendere la realtà oggettiva, di sapere che la distillazione di una teoria necessita di una verifica pratica che DEVE portare ad esaminare criticamente quella teoria, procedendo per affinamenti successivi.

Dovremmo sapere che non basta affermare i giusti principi, ma anche essere capaci di raggiungere le persone e convincerle, ascoltando prima e parlando dopo, mentre invece non ascoltiamo quasi per nulla, dunque parliamo al vuoto e ci incazziamo pure quando ci schifano. 

Alle ultime politiche ho votato per una formazione che, con tutti i problemi che affliggono la gente e ben sfruttati dalla destra (disoccupazione, welfare comatoso, imposizione fiscale monstre con ritorni ridicoli, territorio violentato, infrastrutture cadenti, edifici scolastici in rovina), in piena campagna elettorale non ha trovato di meglio da fare che promuovere una battaglia contro il 41-bis, in un paese che ha una malavita organizzata che controlla intere regioni, ed è presente ovunque e in ogni settore merceologico. 

La ragione ufficiale? E’ un provvedimento condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in quanto favorisce “trattamenti inumani e degradanti”, detto da un organismo che non può valutare adeguatamente la consistenza del fenomeno mafioso.

Quella semi-ufficiale? Il dispositivo di legge è utilizzato per stroncare i compagni arrestati nel corso delle manifestazioni NO-TAV, mi venne risposto. Per coerenza dunque dovremmo anche eliminare la carcerazione preventiva, perché serve ad imprigionare i dissidenti, piuttosto che pretendere che la legge venga applicata senza pericolose interpretazioni di comodo.

Quella effettiva, perlomeno secondo me? Proporre programmi d’intervento realistici sui problemi della gente comporta pericolosi confronti con una realtà contraddittoria, come nel caso dell’ILVA, dove difendendo nel breve l’occupazione condanni a morte per avvelenamento migliaia di persone, e promuovendo una corretta politica ambientale getti in mezzo alla strada migliaia di lavoratori e relative famiglie.

Meglio(sic!) tirar fuori virtuose battaglie, ideologicamente correttissime, condannandosi alla marginalità, e infatti quel partito è rimasto ben sotto, insieme ad altri consimili, alla soglia di sbarramento, favorendo di conseguenza l’avvento dell’esecrabile governo grillo-legaiolo. 

L’alternativa sarebbe stato votare PD, ma con che coraggio? Già! Votare per la causa scatenante dell’egemonia, culturale prima ancora che politica, di una destra xenofoba e liberticida fa raggricciare i nervi, solo che se non tiriamo fuori qualcosa di credibile, che non faccia tornare quelle sardine nel cono d’ombra dal quale sono provvisoriamente riemerse, al prossimo giro solo quello, votare obtorto collo il PD, ci rimarrebbe da fare, oppure subire un regime nel quale schedare untermenschen sarebbe naturale come respirare.

Nel frattempo quelle che non hanno capito un cazzo pare siano le sardine e chi le vede con favore. Eh già!




venerdì 22 novembre 2019

Spostati ragazzino, fammi lavorare!


L'ultima vulgata della sinistra-sinistra per negare al "fenomeno sardine" la dignità di fenomeno politico di assoluta rilevanza che il suo stesso verificarsi impone, a prescindere da tutte le sottovalutazioni che si vogliono applicare, è che dietro ci starebbe il PD, e morta là. 

Punto di approdo certamente non inaspettato.  Pratica chiusa.  Sono, se va bene, dei minus habens strumentalizzati che finiranno in nulla. Possiamo tornare a chiederci "che fare?", esibendo la corrucciata espressione di chi è intimamente macerato da un tormento insanabile.       I bei tempi andati sono... andati, e non torneranno più.

E' stato bello; credevo fosse amore e invece era un calesse; faccio bene io a non fidarmi; a me vecchio militante non mi pigliano per il culo ecc. ecc., in un dolente florilegio di inevitabili, perché strenuamente auspicate, conferme.

Vorrei invitare tutti quelli che hanno la pazienza di leggermi a dare un'occhiata a questa intervista.    Sono un pochino meno di diciotto minuti, e secondo me vale la pena di visionarla perché emerge, per quanto sinteticamente, la natura profonda del "fenomeno sardine".

Mi sta bene tutto quello che emerge?  No! Del resto non accade mai a nessuno di ritrovarsi integralmente nel tessuto della realtà, però qui siamo di fronte ad un fenomeno eminentemente politico, in stretto senso tecnico e non nell'accezione, grossolanamente errata imposta dai grilloidi, che sovrappone il termine "partito" a quello di "politica", giocando sull'equivoco per poi contrabbandare la propria ricetta qualunquistica.
La natura "eminentemente politica"  di cui parlo dovrebbe indurre in noi vecchi militanti  un fremito di gioiosa aspettativa, cosa che invece non accade.


Qui siamo di fronte a gente che è uscita dall'inerzia, che tanto ha servito la strategia legaiola, per gettare un bel pugno di pietrame nell'oliata macchina della narrazione salviniana.   Di più: questa è gente che si è attivata e che, al momento, ha deciso di sottolineare la propria estraneità a qualsivoglia entità partitica, perché forse, un forse fortemente sarcastico, il concetto di partito nel disastrato panorama italiano è infrequentabile.  Rivendicano di essere un fenomeno, e non un movimento.  Messi alle strette ammettono, di malavoglia perché potenzialmente controproducente, di essere genericamente "di sinistra".

Siamo di fronte anche a chi frequenterà questo mondo ancora per molto tempo, senz'altro più di me, che sono arrivato al tardo autunno della mia esistenza. Qualcuno che ha titolo e ragione, anzi DIRITTO, nonché dovere, di occuparsi di ciò che regolerà la propria esistenza secondo i criteri che riterrà opportuno elaborare, in un panorama che a noi vegliardi è estraneo e che fatichiamo a ricondurre alla nostra esperienza, in presenza di processi e condizioni ambientali (fisiche, sociali e funzionali) molto diverse da quelle che avevamo imparato a trattare.

Ma poi, alla fine di tutto, apprezzare il fatto che tutta quella gente sia andata a inzupparsi di pioggia per dire a Salvini che non rappresenta tutti gli italiani, fa proprio così schifo?
Cos'è, una questione di copyright?

Io credo che noi vecchi compagni, così diffidenti, ci si debba porre di fronte al fenomeno cercando di capire gli elementi di novità, e non seguendo i percorsi usurati di un dietrologismo che serve solo ad oscurare il fatto che non sappiamo che pesci, è il caso di dirlo, pigliare.

Ma, Santa Signora del Sanpietrino, mettiamo pure che dietro tutta quella gente ci sia il PD, anzi diamolo per certo, così, per fare un'ipotesi di lavoro.
I casi allora sono due:
  • quelle migliaia di persone sono organiche al PD, o papabili sostenitori di quel partito, e allora bisogna pure che ci arrendiamo all'evidenza e accettiamo, pragmaticamente, che il PD è espressione di una parte importante della società, di cui sa interpretare le istanze;
  • oppure dobbiamo, in alternativa, riconoscere che esiste un vasto settore di popolazione che ha deciso di uscire dal cono d'ombra del silenzio e dell'astensione per, finalmente, affermare la propria posizione.


In ogni caso siamo in presenza di un evento che non si può minimizzare in alcun modo, soprattutto se non hai, come non abbiamo, alcuna idea di come trattarlo.
Non mi sembra comunque verosimile la prima ipotesi, dato che il PD è sceso ai suoi minimi storici, e solo la paura di avere a che fare con un regime salviniano ha arrestato, provvisoriamente, il suo calo di consensi.

Se la seconda ipotesi, come io credo, è quella reale, allora noi corriamo il rischio, snobbandolo in questo modo, di favorire la colonizzazione del fenomeno da parte dei dem, che peraltro ne spegneranno l'ardore in breve tempo, perché tutto ciò che toccano diventa velocemente inerte.

Ho sempre rimproverato ai giovani dell'età di mia figlia, trentenni o giù di lì, di essere la prima generazione, di cui ho cognizione, che non ha mai "picchiato il pugno sul tavolo", mancando di rivendicare il proprio diritto di inserirsi nei processi che decidono della loro vita.       Ora pare che venga smentito dai fatti, e dovrei dire loro che non hanno capito nulla?   No, col cazzo, e scusate il francesismo.

Siamo di fronte alla nascita di un moto di partecipazione corale da parte di un settore della società, i nati dopo lo sfascio della politica come la conoscevamo, che finora reputavamo schiavi dell'individualismo e dell'inerzia, e siamo così genialmente sconsiderati da dire loro che non sono poi così bravi, non come noi perlomeno, e che sono tutti coglioni al servizio del PD?
Ma certo! Ottimo lavoro, complimenti. 

Io intanto vado in animazione sospesa, ché ho il cuore malandato e incazzarmi non mi fa bene. Svegliatemi un attimo prima dello schianto, che voglio vedere le facce di tutti quanti.