Visualizzazione post con etichetta Salvini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Salvini. Mostra tutti i post

venerdì 15 gennaio 2021

Il puzzone fiorentino

Sono stato membro, fino a un paio di anni fa, di un gruppo FB che si richiama, nell'onomastica e nell'orientamento politico nominale, che per alcuni componenti nel frattempo è slittato molto sensibilmente verso un "centro ragionevole", all'esperienza del Movimento Studentesco milanese, formazione politica nella quale militai in gioventù, in quella che fu per me un'esperienza intensissima e molto formativa.

Fui invitato in quel gruppo da un compagno col quale avevo condiviso la militanza, e la mia partecipazione, come quella di molti altri membri, ma non di tutti, non fu una semplice adesione ad un "club di reduci", guardiani nostalgici di passati fasti, veri o presunti, bensì un'occasione per rimanere all'interno di un ambito nel quale la consapevolezza del momento, grazie al confronto, potesse beneficiarne.

Mi resi conto però abbastanza alla svelta che avevo peccato di ingenuità, ancora una volta e nonostante non fossi certo più un fantolino, dando per scontato che quel gruppo di discussione potesse essere un luogo d'incontro ove le posizioni, ancorché sostenute con la tigna abituale nella sinistra extraparlamentare, avessero uguale dignità e potessero essere discusse, sopravvivere o venire messe in minoranza, grazie ad un processo dialettico rigoroso, anche se frequentemente assertivo.

Non era certo quella la situazione che trovai, come verificai abbastanza alla svelta, dato che ogni discussione veniva sollecitamente "calmierata" da una presenza (perlomeno un amministratore, ma con molti volenterosi fiancheggiatori) che "richiamava all'ordine", con grande sollecitudine, l'autore di ogni intervento non riconducibile ad una sorta di "linea politica" mai esplicitamente dichiarata, e certamente non coralmente individuata.

La strategia adottata per smontare le posizioni meno gradite prevedeva interventi diversificati, in una sorta di crescendo rossiniano.

Il primo tipo d'intervento consisteva in richiami assai speciosi, e il più delle volte ingiustificati, circa la necessità di mantenere un bon ton funzionale alla "serenità del confronto".

Non era necessario essere ingiuriosi per essere ritenuti "sconvenienti", bastava in realtà essere chiaramente avversi ad una politica dialogante e possibilista verso la bonomia piddina nei confronti delle ragioni del centro politico, e diffidenti verso la pratica del cosiddetto voto utile.

Se il richiamato non capiva l'antifona, o decideva di non capirla, allora si passava alla delegittimazione, in stile "Unità che dichiara Tito nemico di classe", con una miserabile scivolata verso attacchi personali talora piuttosto ridicoli e non di rado del tutto incongrui.

Se neanche questo bastava, allora alcuni post o commenti sparivano dalla circolazione, o perlomeno questo è quello che alcuni hanno denunciato.

Nessuno veniva bannato, ma l'aria diventava alla svelta tanto irrespirabile che il "reprobo" alla fine se ne andava, come fece il sottoscritto, perché cosciente di non avere più alcuna agibilità.

Vorrei sottolineare che questa sorta di inquisizione era agita da chi aveva compiuto una bella e lunga traiettoria nella direzione opposta rispetto agli ideali giovanili.

In questi giorni, nei quali il Guappo di Rignano manifesta con la solita arroganza il suo umano narcisismo e la sua politica irresponsabilità, non posso fare a meno di ricordare con quanto disprezzo, in quel gruppo, venisse stigmatizzata la mia "impoliticità avventurista e settaria" per la mia avversione a Renzi e a tutto ciò che propugnava, per le mie previsioni, tutte poi inveratesi, e non ci voleva poi questo grande acume, fino all'epilogo che oggi occupa la cronaca.

Allora pareva che con Renzi si veleggiasse verso il sol dell'avvenire, mentre invece la barca di cui aveva preso il comando, sparando fumosità da marchettaro di quart'ordine, aveva già molte falle nello scafo, enormi buchi beanti dai quali, grazie a lui, uscivano milioni di voti per imbarcare l'acqua che l'avrebbe portata a spiaggiare per non affondare, salvata, momentaneamente, solo dall'emergenza pandemica, che ha consentito ad una dirigenza generalmente inadeguata di rivendicare una gestione corrente abbastanza, e inaspettatamente, efficace.

Ogni tanto mi capitano sotto gli occhi i post di quel gruppo, e non sono stupito del fatto che:

  1. alcuni membri, uno in particolare che fu alto dirigente dell'MS, non facciano più alcun mistero della loro consonanza con Italia dei Valori e il suo repellente capo politico;
  2. molti tra quelli che ai tempi mi rimproverarono più astiosamente per la mia condanna di Renzi e del suo agire, oggi facciano finta di nulla, oppure si affannino a rivendicare un antirenzismo tanto recente e "tattico" da avere ancora attaccato il cartellino del prezzo.

Io credo non sia più possibile dubitare che il "blairismo", che contagiò l'intera sinistra europea dal '97 in avanti, sia la causa prima della scomparsa dell'identità socialista dal campo della politica, sostituita da entità che, tradendo il favore elettorale ricevuto, abbandonarono la causa dei lavoratori e delle "masse popolari" per transitare nel campo avverso, quello dell'antagonista di classe, riciclandosi come interlocutore affidabile al solo scopo di perpetuare una presenza, e senza compiere lo sforzo di elaborare compiutamente il fallimento dell'esperienza politica e sociale conosciuta come "socialismo reale".

Chi effettua un salto della quaglia, e il PD fece una bella capriola, in genere è particolarmente determinato ed efferato nel tradire le proprie origini, perché ha un passato da far dimenticare e deve convincere il nuovo referente di meritare una fiducia che questi stenta molto a riconoscergli.

Il tradimento e l'opacità del PD sono la causa prima sia della progressione costante delle destre nel paese, non più contrastate da un avversario coerente ed efficace, sia della selezione di una classe dirigente particolarmente impudica nel distruggere 150 anni di lotte sindacali.    Quel partito ha portato a compimento tutto ciò che Berlusconi non riuscì mai a finalizzare, una considerazione, questa, che rende il costante incitamento al voto utile per "fermare le destre" una solenne presa per i fondelli. 

Renzi non è un incidente di percorso, una buccia di banana sulla quale si è rovinosamente scivolati, un "estraneo" salito a bordo mentre tutti guardavano da un'altra parte, per niente.   Renzi è esattamente la logica risultante di un corso politico imboccato per sudditanza intellettuale al nemico di classe.

Il Guappo di Rignano si fece largo tra le correnti partitiche con la consueta ferinità cui ci hanno abituati le sorde contese nel gruppo dirigente.
Accoltellò alle spalle, idealmente, chi doveva accoltellare, dispensò le sue semplificazioni ammiccanti e falsamente logiche ed ottenne il via libera dal mandarinato imbelle del partito, abbagliato dalla prospettiva di copiosi raccolti elettorali, vincendo primarie molto chiaccherate per le incursioni di improbabili comitive di votanti.

A Renzi ed al suo servo Poletti noi siamo "debitori" dell'ultraliberista  Job Act e della corsia preferenziale che conduce al lavoro precario e sottopagato, a discapito di quello a tempo indeterminato.     E' principalmente grazie a loro se oggi i nostri figli  non sono in grado di porre in essere un progetto di vita decente ed adeguato.

Oggi Renzi è vituperato da tutti, in primis da chi lo vide come l'asso da calare nel momento topico della partita, scoprendo poi che non era di briscola.

Io non so come andrà a finire, se vi sarà un Conte Ter, un Draghi 1 oppure l'alba di una stagione neofascista con la Meloni, che nei sondaggi ha quasi raggiunto il PD, che si allea con Salvini; quello che so è che il partito del 40,81% alle Europee del 2014 ha espresso una strategia scadente, incoerente e autolesionista, e che ora addita il "puzzone fiorentino" quale unico responsabile dei guai di cui ha posto le premesse.

giovedì 24 settembre 2020

The Day After



A sinistra abbiamo la tendenza a svolgere analisi a corto e medio raggio, limitandoci ad eventi specifici, valutando gli scenari introduttivi che li hanno preceduti e le conseguenze immediate, e questa è la ragione, a mio parere, per la quale finiamo sempre col giocare di rimessa, subendo l'iniziativa altrui e ballando al suono di musiche scelte da altri.

Anche in questo referendum che ha così drasticamente “sfoltito” il Parlamento, in improvvide commistioni con le elezioni in alcune regioni, ci si compiace del fatto che un determinato piano dell'antagonista baciatore di rosari non sia andato in porto, perlomeno non integralmente, dimenticandoci che da anni si continua ad arretrare, senza mai riuscire a proporre un proprio disegno autonomo che non sia la contesa della titolarità, sullo stesso piano programmatico, di processi di schietta matrice centrista con vaghe tracce socialdemocratiche, come le "rare emazie" in un campione di urina, e frequenti e compiaciuti scivoloni liberisti.

Si, Capitan Mojito non si è preso la Toscana e le Puglie, ma le Marche sono andate ad un presidente neofascista.
La "spallata" non c'è stata, però di questo dobbiamo ringraziare solo il fatto che Salvini è uno scaltro affabulatore, ma anche un miserabilissimo stratega, ed è solo grazie a lui se il disastro è stato agendato a data futura.

Quello che ci viene suggerito da queste elezioni è che:

  1. il PD ha sospeso, perlomeno momentaneamente, il processo di sublimazione che lo stava erodendo;

  2. M5S ne esce devastato dalle proprie contraddizioni, dall'analfabetismo politico che lo ha sempre contraddistinto e dall'incapacità di transitare dal ruolo di opposizione a quello di governo, vantando solo una decente prestazione nell'emergenza pandemica, dato che non vi era spazio per il suo bestiario riformista;

  3. la Lega paga per la ormai lampante incapacità di Capitan Coniglio di evitare di chiudersi le palle nel cassetto, dalla crisi di governo post Papeete a scendere;

  4. Forza Italia è ridotta a semplice segnaposto ad una tavola dove non si nota la sua eventuale assenza;

  5. Fratelli d'Italia aggancia il cuore nerissimo di un popolo di cuori neri in quiescenza, ora “felicemente” sdoganati, e si appresta a diventare qualcosa con cui fare i conti realmente.

Il centrodestra non ha vinto, ma nemmanco ha perso; è in crisi di trasformazione. 
Al suo interno abbiamo un processo di transumanza di voti e peso politico, e ciò significa solo che sta ruzzolando ancora più a destra e che non appena avranno deciso chi va fatto fuori e chi va promosso riprenderà lena la liquidazione della Repubblica nata dalla Resistenza.

Questo processo non verrà contrastato certo da M5S, che si appresta a diventare una scommessa definitivamente persa, ma neanche dal PD che, ben lungi dal tornare ad “essere” di sinistra (millanta di esserlo, ma "solo un pochino" beninteso), inseguirà i favori di un centro moderato che non ha alcuno stimolo a prestare orecchio a dei trasformisti non troppo abili.

Su “cosi” come Italia Viva o Leu o altre briciole che verranno spazzate via dalla prossima legge elettorale direi che possiamo sorvolare senza rimpianti.

La nicchia tassonomica del panorama politico dedicata alla sinistra rimane ostinatamente vuota, e certo non verrà occupata dai pochi organismi identitari monocellulari che hanno per scopo ed obiettivo la rivendicazione di “giustezze” dottrinali che non possono permettersi devastanti impatti con la cruda realtà.

Eppure quella nicchia andrebbe occupata, sia per dare alle dinamiche politiche e al futuro del paese il contributo di proposte realmente alternative all'imperio liberista e alla deriva autoritaria, sia per rianimare quel pezzo di elettorato (intorno al 50%, ma con tendenza a crescere) che non vota più e che non intende farsi ricattare da voti utili in favore di chi ha confezionato i presupposti per questo scempio, a beneficio immeritato di chi ci ha devastati non per semplice inerzia, bensì portando a compimento quasi tutto quello che Berlusconi non riuscì a finalizzare, quando esisteva una vera opposizione e non dei “concorrenti”.

Ora vedo molti compagni che scrivono che “è il momento di creare una sinistra unita”. E' il momento?
E si, cazzo, è da un bel pezzo che “è il momento”.
Come no.
Però ci crederò quando lo vedrò.


giovedì 13 febbraio 2020

Piove sul giusto, ma anche sull'ingiusto, occasionalmente e per cambiare.

Sallusti, impareggiabile megafono della versione berlusconian-destraiola della realtà in questo disgraziato paese, conciona sull'uso politico della magistratura e su una a suo dire "mancata" separazione dei poteri costituzionali nella vicenda della concessione dell'autorizzazione a procedere contro l'ex Ministro degli Interni, Sua Ferocità Salvini, per la vicenda di Nave Gregoretti.

A suo dire questa sconcezza, che tale è il giudizio dell'incredibile direttore responsabile de Il Giornale, sarebbe stata messa in atto consentendo che il cittadino Salvini, come tutti i cittadini di questo paese, venisse messo nella posizione di rispondere del proprio operato in un'aula giudiziaria.

Il cittadino senatore Salvini verrà dunque giudicato, dopo che gli è stato 
contestato un reato, nei termini e modi previsti dalla legge, e dopo che un dispositivo di salvaguardia, di cui non tutti i cittadini possono beneficiare, ovvero un'autorizzazione parlamentare rilasciata in due fasi successive, commissione ed aula, ha detto che sì, Sua Ferocità Salvini ha operato in modo abbastanza opaco da meritare un procedimento giudiziario.

Vorrei peraltro sottolineare che un'azione giudiziaria è cosa diversa da una condanna, ma anche dall'assoluzione "a prescindere" che Sallusti, Salvini e tutto il bestiario della destra auspicavano.

Del resto che si può pretendere da chi sostenne senza vergogna i ridicolissimi e presuntissimi rapporti di parentela di un'arrogante ragazzina marocchina con un presidente egiziano?

Io non sono certo un'estimatore di Emma Bonino, ma oggi ho ascoltato una sua dichiarazione che condivido in pieno.
La senatrice infatti ha detto che Salvini ha il diritto di difendersi in "un processo", ma non quello di difendersi "dal processo".

E sì, esimio direttore Sallusti, e garantisti destrorsi a comando, ma normalmente forcaioli con i vostri avversari, viviamo in uno stato di diritto, nonostante i vostri titanici sforzi per far finta di stare in una "democrazia discrezionale".
Gli individui sono liberi di agire come credono, ma poi devono assumersi la responsabilità di quello che fanno, e la sede ove ciò avviene è un'aula, ma non quella parlamentare, bensì quella di un tribunale.

E ancora si, miei cari analfabeti costituzionali, tali non per ignoranza, ma per calcolo, il Senato della Repubblica non ha condannato Salvini, e neanche lo ha assolto, perché non è nelle sue prerogative farlo.  Quella è una funzione che viene svolta altrove.

Quello che può fare il Senato è mettere in atto una decisione, quella si politica, che sancisce che l'operato di un ministro della Repubblica è tale da meritare, o meno, un esame da parte della Magistratura, la quale, in questo caso, agisce solo dopo che un altro potere, quello legislativo, ha consentito che ciò accadesse.

Dunque quello che può fare il Senato è sottrarre un parlamentare al vaglio della giustizia, e spesso l'ha fatto, proprio con il senatore Salvini tra l'altro ed in una precedente occasione, ma non questa volta.


E alla fine non è detto che Salvini venga condannato, ma certo farà "fruttare" questa faccenda con la sua abituale e invereconda furbizia da peronista fallato.
Nulla, in questa vicenda costituisce un vulnus per le istituzioni, tranne il suo tentativo di porsi fuori della legge e di atteggiarsi a vittima.

Il Senatore Salvini sperava forse di farla franca, come nel caso di Nave 
Diciotti, solo che chi gli lanciò allora una ciambella di salvataggio, l'ondivago M5S, ora non ha battuto ciglio ed ha votato per l'autorizzazione a procedere. 

Quando ha capito che questa volta non avrebbe potuto ricattare con successo gli alleati che a suo tempo congedò con l'improvvida crisi di governo che decretò il tramonto del Conte 1, il prode Matteo ha deciso di giocarsela sul lato emozional-ricattuale, calandosi nelle vesti di difensore della Patria, vittima dei poteri forti, disegnandosi come vittima e gettando, leoninamente, non il cuore oltre l'ostacolo, bensì i figli, quelli sì innocenti e incolpevoli.

Non so come andrà a finire, e in fondo il GIP potrebbe pure decidere di non procedere, però mi disturba parecchio chi ciancia, inutilmente e non solo a destra, di "politica per via giudiziaria".
Noi siamo un paese che ha avuto come Presidente del Consiglio un personaggio che è stato condannato in via definitiva per reati di natura fiscale, commessi mentre era in carica o da parlamentare della Repubblica, e che ha caldeggiato leggi che hanno frenato il regolare decorso dei procedimenti nei quali era imputato.

In uno stato di diritto chi sbaglia deve essere giudicato e, se del caso condannato.   Se qualcuno pensa che lo status di deputato o senatore costituisca motivo di automatica impunità, ebbene credo che dovremmo allora parlare piuttosto di "giustizia per via politica", come in una buona, vecchia, cara, nauseabonda e schifosa repubblica delle banane qualsiasi.

venerdì 22 novembre 2019

Spostati ragazzino, fammi lavorare!


L'ultima vulgata della sinistra-sinistra per negare al "fenomeno sardine" la dignità di fenomeno politico di assoluta rilevanza che il suo stesso verificarsi impone, a prescindere da tutte le sottovalutazioni che si vogliono applicare, è che dietro ci starebbe il PD, e morta là. 

Punto di approdo certamente non inaspettato.  Pratica chiusa.  Sono, se va bene, dei minus habens strumentalizzati che finiranno in nulla. Possiamo tornare a chiederci "che fare?", esibendo la corrucciata espressione di chi è intimamente macerato da un tormento insanabile.       I bei tempi andati sono... andati, e non torneranno più.

E' stato bello; credevo fosse amore e invece era un calesse; faccio bene io a non fidarmi; a me vecchio militante non mi pigliano per il culo ecc. ecc., in un dolente florilegio di inevitabili, perché strenuamente auspicate, conferme.

Vorrei invitare tutti quelli che hanno la pazienza di leggermi a dare un'occhiata a questa intervista.    Sono un pochino meno di diciotto minuti, e secondo me vale la pena di visionarla perché emerge, per quanto sinteticamente, la natura profonda del "fenomeno sardine".

Mi sta bene tutto quello che emerge?  No! Del resto non accade mai a nessuno di ritrovarsi integralmente nel tessuto della realtà, però qui siamo di fronte ad un fenomeno eminentemente politico, in stretto senso tecnico e non nell'accezione, grossolanamente errata imposta dai grilloidi, che sovrappone il termine "partito" a quello di "politica", giocando sull'equivoco per poi contrabbandare la propria ricetta qualunquistica.
La natura "eminentemente politica"  di cui parlo dovrebbe indurre in noi vecchi militanti  un fremito di gioiosa aspettativa, cosa che invece non accade.


Qui siamo di fronte a gente che è uscita dall'inerzia, che tanto ha servito la strategia legaiola, per gettare un bel pugno di pietrame nell'oliata macchina della narrazione salviniana.   Di più: questa è gente che si è attivata e che, al momento, ha deciso di sottolineare la propria estraneità a qualsivoglia entità partitica, perché forse, un forse fortemente sarcastico, il concetto di partito nel disastrato panorama italiano è infrequentabile.  Rivendicano di essere un fenomeno, e non un movimento.  Messi alle strette ammettono, di malavoglia perché potenzialmente controproducente, di essere genericamente "di sinistra".

Siamo di fronte anche a chi frequenterà questo mondo ancora per molto tempo, senz'altro più di me, che sono arrivato al tardo autunno della mia esistenza. Qualcuno che ha titolo e ragione, anzi DIRITTO, nonché dovere, di occuparsi di ciò che regolerà la propria esistenza secondo i criteri che riterrà opportuno elaborare, in un panorama che a noi vegliardi è estraneo e che fatichiamo a ricondurre alla nostra esperienza, in presenza di processi e condizioni ambientali (fisiche, sociali e funzionali) molto diverse da quelle che avevamo imparato a trattare.

Ma poi, alla fine di tutto, apprezzare il fatto che tutta quella gente sia andata a inzupparsi di pioggia per dire a Salvini che non rappresenta tutti gli italiani, fa proprio così schifo?
Cos'è, una questione di copyright?

Io credo che noi vecchi compagni, così diffidenti, ci si debba porre di fronte al fenomeno cercando di capire gli elementi di novità, e non seguendo i percorsi usurati di un dietrologismo che serve solo ad oscurare il fatto che non sappiamo che pesci, è il caso di dirlo, pigliare.

Ma, Santa Signora del Sanpietrino, mettiamo pure che dietro tutta quella gente ci sia il PD, anzi diamolo per certo, così, per fare un'ipotesi di lavoro.
I casi allora sono due:
  • quelle migliaia di persone sono organiche al PD, o papabili sostenitori di quel partito, e allora bisogna pure che ci arrendiamo all'evidenza e accettiamo, pragmaticamente, che il PD è espressione di una parte importante della società, di cui sa interpretare le istanze;
  • oppure dobbiamo, in alternativa, riconoscere che esiste un vasto settore di popolazione che ha deciso di uscire dal cono d'ombra del silenzio e dell'astensione per, finalmente, affermare la propria posizione.


In ogni caso siamo in presenza di un evento che non si può minimizzare in alcun modo, soprattutto se non hai, come non abbiamo, alcuna idea di come trattarlo.
Non mi sembra comunque verosimile la prima ipotesi, dato che il PD è sceso ai suoi minimi storici, e solo la paura di avere a che fare con un regime salviniano ha arrestato, provvisoriamente, il suo calo di consensi.

Se la seconda ipotesi, come io credo, è quella reale, allora noi corriamo il rischio, snobbandolo in questo modo, di favorire la colonizzazione del fenomeno da parte dei dem, che peraltro ne spegneranno l'ardore in breve tempo, perché tutto ciò che toccano diventa velocemente inerte.

Ho sempre rimproverato ai giovani dell'età di mia figlia, trentenni o giù di lì, di essere la prima generazione, di cui ho cognizione, che non ha mai "picchiato il pugno sul tavolo", mancando di rivendicare il proprio diritto di inserirsi nei processi che decidono della loro vita.       Ora pare che venga smentito dai fatti, e dovrei dire loro che non hanno capito nulla?   No, col cazzo, e scusate il francesismo.

Siamo di fronte alla nascita di un moto di partecipazione corale da parte di un settore della società, i nati dopo lo sfascio della politica come la conoscevamo, che finora reputavamo schiavi dell'individualismo e dell'inerzia, e siamo così genialmente sconsiderati da dire loro che non sono poi così bravi, non come noi perlomeno, e che sono tutti coglioni al servizio del PD?
Ma certo! Ottimo lavoro, complimenti. 

Io intanto vado in animazione sospesa, ché ho il cuore malandato e incazzarmi non mi fa bene. Svegliatemi un attimo prima dello schianto, che voglio vedere le facce di tutti quanti.

venerdì 15 novembre 2019

Solo la libertà del dissenso rende credibile il consenso. (Pino Caruso)


Un amico bolognese ha commentato con legittimo entusiasmo la sua partecipazione al flash mob delle 15.000 sardine che, a Bologna, hanno dimostrato a Sua Ferocità Salvini che la piazza non era tutta sua, ponendo una certa ipoteca sulla sua marcia trionfale verso l'espugnazione della regione rossa per eccellenza.
Il mangiatore di nutella ha subìto con un certo nervosismo lo smacco, cianciando di squadristi rossi che avrebbero impedito l'afflusso dei partecipanti alla sua poco riuscita manifestazione, svoltasi con ampi spazi vuoti nella sala destinata alla kermesse, tanto da indurre l’autoaffondato ex Ministro della Paura a dirigere sapientemente le inquadrature dei cameramen in modo da non evidenziare sedie rimaste tristemente vuote. 
E non è che gli abbiano dato fastidio i simpatizzanti dei centri sociali, altri 10.000 partecipanti, che hanno tentato di marciare sul
Paladozza, sapendo benissimo di non poterci arrivare, e infatti prontamente sviati dagli idranti della Polizia. 
No, quelli li aveva messi in conto e sapeva come gestirli e girare in suo favore un contrasto a quel punto quasi rituale, agendo il suo solito eroico vittimismo: “
hanno cercato di farci tacere, ma noi (mussolininamente) tireremo dritto”.
Decisamente a fargli sentire un alito freddo sulla nuca sono stati i pesciolini di Piazza Maggiore. Migliaia e migliaia di persone che hanno risposto ad un appello che più informale non si potrebbe, lanciato da quattro ragazzi del tutto estranei alla politica organizzata e coronato da un successo enorme; 15.000 persone riunite, stipate, in una piazza senza alcun emblema di partito, con solo la silhouette di una sardina a denotarne il comune intento.

Tutte quelle persone, con preavviso minimo e senza alcuno sforzo organizzativo, si sono riunite per dire a Salvini che loro ne avrebbero abbastanza delle sue rodomontate e delle sue menzogne e che non è poi così scontato che gli italiani si bevano per forza tutte le sue imperiali puttanate.

Erano tutti di sinistra? Non lo so. Credo che molti lo fossero, e credo che tra di loro vi fosse una folta rappresentanza di quell’elettorato rifugiatosi nell’astensione perché privo di partiti votabili.

Comunque uno scricchiolio preoccupante per il
leone del Papeete che, a questo punto spera ardentemente che i partiti di sinistra, o sedicenti tali, facciano i consueti sforzi per mettere il cappello su un moto spontaneo, azzerandone ardore e spinta propulsiva con le solite smanie verticistiche e la proverbiale, e letale, ansia omologatrizzatrice.
Comunque sia, un abbastanza invelenito interlocutore del mio amico-sardina, dopo essersi prodotto in un incipit piuttosto desolante, ma preparatorio della qualità dialettica a seguire, ha non troppo sorprendentemente argomentato come segue:
«... in piazza ci vai quando manifesti contro la legge Reale o contro i Decreti Delegati, ma andare a manifestare contro un leader politico non ha neanche senso, perché viviamo in un regime che si chiama democrazia e se uno ha un progetto politico che non ti va semplicemente, molto semplicemente, non lo voti. In realtà voi 15.000 siete scesi in piazza per manifestare non contro Salvini, che se proprio non l'avete ancora capito in queste cose ci sta come un pesce in barile, no, avete manifestato contro quel 30% di vostri connazionali che lo votano, e questo mi fa francamente un po' incazzare. Chi siete voi per decidere che un terzo dei vostri connazionali sono nemici da combattere? La solita sicumera della sinistra, quelli bravi, quelli che hanno capito il mondo e te lo spiegano, perché gli altri, ovviamente, sono tutti deficienti da rieducare.»
Il resto ve lo risparmio, non aggiunge nulla al fatto che il soggetto ha della democrazia una concezione ad uso strettamente personale e ad assetto variabile, rozza e incompleta, e che in tutta evidenza non gradisce per nulla di assumersi la responsabilità del suo sentire, vedendo nel dissenso una insopportabile compressione alla sua facoltà di fare come gli sembra più opportuno.
La democrazia, riducendo il tentativo di definirla ai suoi minimi termini, consisterebbe nel poter dire quello che si desidera, quando lo si desidera mantenendosi entro i limiti della legge, sempre se in un contesto democratico e stato di diritto, e del buongusto e buona educazione, se possibile.

Detto questo in democrazia ognuno si assume le sue responsabilità. Tra queste vi è anche quella di portare in palma di mano un fannullone dedito alle menzogne più azzardate e uso ad addebitare ad altri le proprie colpe e a vendere come buoni risultati mai conseguiti, come fa abitualmente l'inutilmente lodato Capitano, mangiatore di nutella, festaiolo del Papeete ed ex Ministro della Paura, dedito alle improvvide dimissioni .

Comunque, e lo dico per amor di precisione, quel 30% di elettori votanti diventano in realtà il 22,5% degli aventi diritto, stante l'astensione stabilmente attestata sul 25%, cosa che rende quest'ultima il vero primo partito italiano.

Mi si dirà che non sono comunque pochi, ed è vero, ma non sono la maggioranza che pretendono di essere, e se decidono di prendersi la responsabilità di aiutare un pericoloso incapace a diventare il prossimo premier, io riconosco senz'altro loro il diritto di farlo, dopodiché sono comunque libero di argomentare come meglio preferisco circa le ragioni che li spingono a farlo, perché avranno anche il diritto di mandare a culo tutto, ma non gratis perdio.


giovedì 26 settembre 2019

Guardiamo le ombre e li vediamo grandi, ma solo perché siamo al crepuscolo.


Torno ancora su una sottolineatura che mi è cara, ovvero quanto il livello di astensione dal voto contribuisca a creare forti turbative nella conduzione politica del paese, e non venitemi a sfrucugliare con le puttanate da assemblea condominiale sull'assente, "che ha sempre torto", perché qui non si tratta di decidere che tipo di lampadine mettere nelle plafoniere dei pianerottoli, anche se pure quello ha la sua porca importanza. Il fatto è che non siamo mica sulla piattaforma Rosseau, dove lo zero virgola caccola conta come una folla.
Se ti ritrovi con una classe politica così scarsa e di bassa... Lega da lasciare a casa quasi metà degli aventi diritto, quota comunque in costante accrescimento, significa che una parte dannatamente importante dell'elettorato non vede presidiati i propri interessi ed aspettative, tanto da non recarsi più alle urne, perché questo significherebbe votare qualcuno che prenderà decisioni a loro sgradite.
Il pirlone di cui sopra, quello che mi percuote lo scroto con "l'assente che ha torto" mi dirà certamente che non votare significa, nei fatti, votare per chi vince, giusto? No, frescone, sbagliato, perché quando ogni voto che potresti esprimere è contrario ai tuoi interessi, l'acuto pensamento strategico che mi elargisci è buono quanto un ficcante pensierino da biscottino della fortuna. Ti faccio un esempio, così magari la capisci perfino tu. Dunque: sono un ex sessantottino rimasto sempre fedele ai miei principi giovanili, seppure molto mortificati da una realtà scoraggiante. Ho tra i miei valori la solidarietà, l'uguaglianza, il perseguimento della dignità umana e dei diritti delle classi che costituiscono l'ampia base della piramide sociale. Ho operato per tutta la vita lavorativa nel sindacato, anche se con compiti minimi, ho sempre seguito il dibattito politico e sono impegnato nella cooperazione internazionale. Inquadrato il tipo? Andiamo alle urne; cosa voto? Certo non la Lega, e neanche M5S visto che il suo preteso postideologismo nasconde molto malamente un populismo similperonista, confusionario e pericoloso. Non è certo più il caso di votare PD, anche se in passato l'ho fatto, ahimè, turandomi il naso, ed altri orifizi che non sto a dirti, di cui perlomeno uno è stato poi violato grazie al tradimento renziano e alla mutazione teratogena in partito campione del liberismo. Degli altri partiti, quelli sullo sfondo e spesso al traino dei più grossi, non è neanche il caso di parlarne.
Ecco, a dire la verità, siccome l'astensione è contraria al mio modo di vedere la politica e alla visione che ho dei diritti di cui godo in quanto cittadino della Repubblica, finora io non sono riuscito a risolvermi a rifuggire dal mio diritto-dovere di voto, e da un certo punto in avanti sono tornato a votare la "cosa" più a sinistra che ho trovato sulla scheda, un partito ben nascosto nella dicitura "altri", a testimonianza della sua straordinaria capacità di convincere qualcuno, fuori di alcuni appassionati sostenitori, il cui attaccamento rischia di essere più che altro puro fideismo. L'ho fatto ben sapendo che neppure quella formazione mi rappresentava, intenta com'era a corteggiare uno scenario ormai morto e sepolto con la fine della fabbrica fordista e di tutto ciò che ne conseguiva. Dunque in realtà, con forse più di un pizzico di ipocrisia, ho votato, ma funzionalmente e moralmente è come se mi fossi astenuto. Comunque sia non ha fatto alcuna differenza. Chiunque io e milioni di altri astenuti avessimo votato, avremmo in ogni caso portato l'acqua al mulino di qualcun altro, facilmente di un nostro nemico.

Non è una bazzecola questa dell'esplosione del fenomeno astensione. E' un sintomo gravissimo che ci dice, né più né meno, che

LA NOSTRA DEMOCRAZIA E' GRAVEMENTE MALATA
Non si tratta solo di ricordare a Sua Ferocità Salvini che le sue pretese di rappresentare il popolo italiano, nientemeno, sono una bestialità assoluta, anche se si prende in considerazione il dato più benevolo, figuriamoci quello effettivo al netto degli astenuti, bisogna che anche tutti gli altri capiscano che non possono rilassarsi più di tanto, e che anche loro rappresentano in realtà quattro gatti, di cui perlomeno tre non sono neanche troppo convinti, essendo il quarto un "mangianegri" anticomunista a prescindere. La verità, cruda quanto di solito è capace di essere, è che a fronte del "popolo italiano", da tutti tirato per la giacchetta, sta una pletora di pesi mosca spesso eterodiretti e opachi in tutte le loro manifestazioni. Vorrei finire con una menzione speciale per i miei compagni di fede progressista, comunista, socialista, marxista-leninista, o come cazzo preferiscono definirsi.
Avete dato un'occhiata a questo sondaggio? O a qualsiasi altro, tanto è lo stesso. Quale famiglia politica brilla per la sua totale ASSENZA? Ecco, si, bravi. La sinistra manca del tutto, e non sarà certo chi ha scippato la denominazione "La Sinistra", col suo ridicolo 2,1% o i compagni "a sinistra delle guardie rosse cinesi" a risollevare le sorti della famiglia politica, o a convincere quegli astenuti a tornare alle urne. Facciamoci tutti, marzullianamente, una domanda... e vediamo di darci una risposta, una buona volta.

giovedì 29 agosto 2019

La vita è fatta di occasioni perse




Nel 2013, prima che il narcolessico Crimi e la solare Lombardi partecipassero alla famosa diretta streaming al solo scopo di pigliare per il culo il povero Bersani, peraltro sotto dettatura grillesca dato che la loro autonomia di pensiero si esauriva tutta già nella scelta del cornetto durante la prima colazione, io pensavo che il dato politico più rilevante delle votazioni svoltesi quell’anno consistesse nella prorompente affermazione dei cosacchi pentastellati.

M5S, infatti, uscì letteralmente dal nulla per piazzarsi al terzo posto, a un soffio dal PDL (secondo, ma in forte calo) e non molto distanti dal PD che, con la coalizione Italia bene Comune, si attestò al primo posto.

Non è, la mia, una semplice ed oziosa rilevazione notarile. I tre primi partiti erano separati da pochissimi punti percentuali e rappresentavano un vincente senza abbrivio, un secondo arrivato già olezzante come una carogna ben stagionata, ed un club dopolavoristico di neosanculotti che nel bene e nel male, soprattutto quest’ultimo, si avviava a rappresentare le istanze di riscossa di una parte importante, e potenzialmente in crescita, di un popolo deluso e incarognito dal pessimo spettacolo offerto dai partiti tradizionali.

A quei tempi io già nutrivo forti dubbi sull’assai indefinito programma piddino, poi metastatizzatosi nel tradimento della propria duale appartenenza, al campo socialista ed al cattolicesimo democratico, e sapevo già, con ogni più intima fibra del mio essere e grazie alla mia pluridecennale osservazione dei processi politici, che gli apritori di tonno parlamentare, molto efficaci nel campo poco impegnativo dell’opposizione urlata, avrebbero fatto un tonfo rumorosissimo una volta transitati nel settore di chi deve attuare una politica governativa, o anche solo produrre leggi e decreti con un minimo di verosimiglianza.

Pensai a quei tempi che Bersani avrebbe dovuto sedersi al tavolo di quella indecorosa diretta e tirar fuori un voluminoso paio di gran coglioni, oltre ad una smisurata faccia di tolla, e dire:

“guardate, noi siamo arrivati primi, ma di poco, e chiunque sappia di politica vede che voi del Movimento avete saputo interpretare il disagio dell’elettorato meglio di chiunque altro. A questo punto mi sembra chiaro che se noi abbiamo la forza, voi avete la fiducia della gente quindi, sapete che c’è? Andiamo dal Presidente e diciamo che il PD appoggerà un esecutivo pentastellato nel quale noi potremmo avere qualche ministero, ma anche no. Ci state?”

A quel punto i pentastellati, che ancora ci pigliavano per il culo con la storiella del facciamo le cose con chi ci sta, o accettavano, avviandosi poi a dimostrare con un anticipo di cinque anni che razza di pericolosi incompetenti sono sempre stati (e il PD avrebbe potuto staccare la spina in ogni momento), oppure fiutavano il pericolo e si ritiravano, magari senza infliggere a Bersani quella penosa umiliazione, ma assicurando al PD una posizione morale meno precaria di quella che poi propiziò il penoso spettacolo che seguì e, magari, evitando di aprire la strada alla deriva renziana, con relativa distruzione dello Statuto dei Lavoratori.

Ai tempi, esponendo questa mia idea, mi guadagnai sonori pernacchi e numerosi e sanguinosi insulti, ma a me fu chiaro fin dall’inizio che a quelle elezioni qualcuno 

perse vincendo e qualcun altro vinse perdendo, 

e che la situazione avrebbe meritato un approccio il meno ortodosso possibile, proprio perché, rimanendo nel solco della prassi consolidata, come in effetti avvenne, tutto quello che seguì, lo psicodramma della rielezione del Presidente della Repubblica, il festival del franco tiratore e le più infide pratiche di opportunismo parlamentare, si sarebbe concretato con la stessa sicurezza per la quale il tanfo ristagna su un letamaio, per non parlare delle premesse per il successivo, per quanto malissimo utilizzato, successo elettorale pentastellato, preparato, facilitato e sdoganato dalla successiva berlusconizzazione, per via renziana, del PD.

Solo un anno dopo, nel 2014, vi fu quell’altra diretta, tra Renzi e Grillo, ma si trattò di puro e semplice teatro, un’occasione per segnalare a tutti che la distanza tra i due soggetti era siderale ed incolmabile, con i due capataz che parlavano alle proprie rispettive basi mostrando il massimo disprezzo possibile per il proprio interlocutore, al quale si rivolgevano solo in quanto elemento scenografico di soliloqui sovrapposti.

Oggi noi abbiamo, nelle posizioni apicali del favore elettorale, tre soggetti variamente scossi:
  • il PD, che è l’ombra del partito che sbandierava il 40,8% alle europee del 2014, ha in sostanza due segretari, quello ufficiale ostaggio di quello dimesso ma mai effettivamente rimosso, con relativa incerta traiettoria; 
  • M5S, che ha passato gli ultimi 15 mesi a smentire i propri irrinunciabili capisaldi morali e a farsi brutalizzare da un partito originariamente di seconda schiera, ha perso per strada qualche milionata di voti, pressoché dimezzandosi; 
  • la Lega , partito capeggiato da un soggetto, Sua Ferocità Salvini, che è riuscito in un batter di ciglia a passare dall’essere il più accorto animale politico del momento a far la figura del peracottaro, sbagliando tempi, strategia ed esibendosi in indecorosi comizi autoassolutori, scivola bruscamente nei sondaggi fin qui baldanzosamente rivendicati, perdendo 5 o 6 punti percentuali, fino ad ora.


Il Paese è ad una svolta cruciale, ma non è attrezzato per affrontarla al meglio.
Il sedicente Governo del Cambiamento ha costruito le premesse per una manovra finanziaria lacrime e sangue (una delle ragioni che, nel tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità, ha originato l'improvvida sceneggiata salviniana), manovra che si avvicina implacabilmente, mentre l'economia della locomotiva teutonica, dalla quale dipendiamo, ansima e scricchiola in una salita inaspettata e le paturnie britanniche si apprestano ad assestare un colpo micidiale agli asfittici indicatori economici comunitari.

Il ricorso alle urne, velleitario e quantomeno prematuro, rischierebbe comunque di perpetuare lo stallo attuale per via dello smagrimento leghista e della permanenza di una legge elettorale che ha pretese maggioritarie, ma che, mancando del tutto un partito del 51%,  richiede ugualmente ai partiti una capacità, al momento del tutto inesistente, di praticare un tipo di politica ormai dimenticata, fatta di capacità di mediazione e chiara visione dei pesi effettivi degli attori coinvolti, con conseguente visione realistica degli obiettivi perseguibili.

E così ora abbiamo partiti che hanno passato gli ultimi sette anni ad accoltellarsi, fantasticando sulla onorabilità e propensione alla promiscuità interrazziale delle donne e sull'incerta sessualità degli uomini delle formazioni avversarie, che improvvisamente si trovano a cercare di mettere assieme un programma di governo, negando tutto ciò che avevano precedentemente affermato e pigliandoci tutti per scemi, pretendendo di propinarci ragioni ridicolmente disinteressate per giustificare il loro attaccamento al potere, conseguito o da riguadagnare.

Io non so come andrà a finire, ma uno degli indicatori certi della nostra miserevole condizione è che essere scampati, per il momento, all'avvento del novello uomo della Provvidenza, il paninofago Salvini, a molti sembra già un buon affare.

Si naviga a vista su una nave lunga 50 metri, con la plancia situata a poppa ed una visibilità di 20 metri scarsi, e lo facciamo sottocosta, su bassi fondali e fondo roccioso.

lunedì 22 luglio 2019

Il disastro è organizzato, i soccorsi no. (M. Marchesi)


In questo disgraziato paese potrebbe concretarsi, alle prossime elezioni politiche forse imminenti, la possibilità di un monocolore fasciolegaiolo.

Questa eventualità, confermata continuamente dai sondaggi, potrebbe inverarsi nonostante l'oggettiva impresentabilità rodomontesca di Sua ferocità Salvini e la sicumera bullesca delle sue indimostratissime accuse a chiunque gli si opponga.

Altri elementi che dovrebbero ostacolare quella eventualità sarebbero:
  • il continuo affiorare di scandali personali e partitici riguardanti la Lega ed i suoi rappresentanti/militanti;
  • l'ipotesi di possibile alto tradimento nell'affaire russo, con la tentata e, pare, mancata vendita di una futura influenza del Cremlino su un governo italiano con componente leghista;
  • la vicenda dei famosi 49 milioni, convenientemente rateizzati ed ora magicamente rielaborati a 18,5 milioni, nel bilancio del partito, grazie all'escamotage dell'attualizzazione del debito, così da poter rivendicare, quando la memoria si sarà un po' appannata, un danno meno grave all'erario;
  • il passato irredentista, per così dire, del mangiatore di nutella, oggi impavido patriota italico che però fino a poco tempo fa non si sentiva rappresentato dal tricolore, quello che Bossi voleva bruciare;
  • il continuo tracimare di Sua Ferocità il Capitano oltre i propri poteri ministeriali e in supremo spregio di leggi, Costituzione e istituzioni;
  • l'invereconda esibizione di fastidio per l'autonomia, costituzionalmente garantita, di un potere indipendente come quello giudiziario, salvo quando rateizza ad ottant'anni la restituzione del maltolto ovviamente, avendo già manovrato efficacemente per accorpare quelli legislativo ed esecutivo, perlomeno sul piano pratico e funzionale.


Nonostante il profilo sostanzialmente eversivo di un segretario politico privo di vergogna e ritegno, oltreché profondamente incolto, e la sostanziale mancata attuazione di ogni promessa elettorale, neanche sul fronte del contrasto all’immigrazione, che è risultato molto mediatico e poco effettivo, la presa che Lega e Salvini hanno sull’elettorato sembra salda e in continua progressione, e viene da chiedersi il perché di cotanto autolesionismo da parte del corpo elettorale.

Non saprei esattamente cosa rispondere, salvo che la competizione elettorale, e con essa la dinamica politica in senso lato, risultano irrimediabilmente sabotati dalla mancanza di una componente autenticamente di sinistra, vitale e propositiva, rendendo di conseguenza il funzionamento della democrazia, in quanto sistema, parziale e sbilanciato.

Ma in realtà penso da tempo che vi sia anche una componente umorale e preconscia, intrinsecamente irrazionale. Si tratta di quello che Alberto Ronchey nel ‘79 definì fattore k, ovvero un anticomunismo viscerale in servizio permanente effettivo e che identifica quale devastante piaga biblica tutto ciò che è appena un micron più a sinistra di una blanda interpretazione di una socialdemocrazia à la façon scandinava, rendendo immediatamente congrue e adeguate le contromisure da attuare per sottrarvisi, anche le più irrazionali, controproducenti e disastrose.

C’è un pensiero che espresse Jeff Sparrow e che così spesso, e inutilmente parrebbe, citiamo su Facebook, che dice:
Tutto quello che ci faceva paura del comunismo – che avremmo perso le nostre case e i nostri risparmi, che ci avrebbero costretto a lavorare tutto il tempo per un salario scarso e che non avremmo avuto alcuna voce contro il sistema – è diventato realtà grazie al capitalismo.
La Lega, ne sono convinto, non potrà che condurci al disastro, una sorta di 8 settembre 2.0 quale ineluttabile punto di arrivo di una gestione prona ai desiderata del grande capitale, avventurista e profondamente antipopolare, ancorché spiccatamente populista, ma a dispetto di questo pare che tutti i suoi entusiasti sostenitori si facciano un punto di onore di non esaminare il significato di quella citazione.

Quando scoppia un incendio, o si scatena il panico, magari immotivato, la folla scappa senza farsi troppe domande e in genere sospendendo la propria razionalità.
Si scappa, che la minaccia sia reale o fraintesa, imminente o solo potenziale, e lo si fa scavalcando corpi, colpendo selvaggiamente chi ingombra la via di fuga, non di rado mettendosi in trappola da soli, infilandosi in vicoli ciechi o varchi troppo esigui rispetto alla calca di lemming terrorizzati che sgomita per mettersi in salvo.
Quasi sempre in quelle occasioni i danni più consistenti e le vittime più numerose sono la conseguenza del panico, e non della minaccia che lo ha scatenato.

Tornando alla realtà che ci circonda, mi sembra assolutamente chiaro ed evidente che la minaccia che sta servendo la vittoria sul proverbiale piatto d’argento al prode Salvini è al momento del tutto al di fuori delle umane possibilità.

Non esiste un forte partito comunista, trinariciuto, depositario del favore delle masse e in procinto di instaurare una dittatura del proletariato, dunque la propaganda legaiola. e del suo portatore d’acqua grilloide, è del tutto priva di fondamento e verosimiglianza, ma funziona.

Funziona perché siamo un paese di evasori fiscali e sudditi che si accoccolano tra le gambe del potente, assiso al suo desco, sperando che qualche briciola rotoli giù fino a loro, ben consci di quel proverbio che dice che è il chiodo che sporge quello che viene preso a martellate.

Funziona perché preferiamo prestare orecchio ad una minaccia inventata che prendere atto di quella che ci sta martirizzando, dunque è colpa dei comunisti, dei negri, dei terroni, dei Savoia, delle zecche buoniste, dei sindacati rovina dell’Italia, dell’Euro e dell’Europa, della Francia, della Merkel, del sempre disponibile PD, dei professoroni, di chiunque, basta che sia altro da noi.

Nel frattempo i nostri veri carnefici, i vari capibastone della finanza globalizzata, con il loro ristretto esercito di bonzi, servitori e picciotti, dispongono a piacimento delle nostre vite e del nostro futuro, asservendoci ai meccanismi che consentono loro di incassare gli spropositati introiti provenienti dalle loro speculazioni.

Dunque, e alla fine, preferiamo dare in appalto il nostro futuro a degli arroganti ciarlatani i quali, rassicurandoci su un presunto pericolo, che comunque non corriamo, ci conducono ad un disastro annunciato, spogliandoci di ogni diritto e tutela. 

Qualsiasi cosa pur di non morire komunisti.


martedì 19 febbraio 2019

The day after!


19 febbraio 2019, segnatevi questa data sul calendario, oggi è il primo giorno dell'era Salvini. 

Sua Ferocità il Ministro degli Interni potrà contare (forse e se una possibile fronda interna ai senatori 5Stelle non si metterà di traverso) sulla complicità pentastellata per evitare di essere giudicato, come avverrebbe per un comune cittadino, per l'ipotesi di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio nella vicenda di Nave Diciotti.

Molti pensano che questa indecente pantomima della consultazione elettronica
della base elettorale sia il canto del cigno della credibilità grillina, che M5S, dopo aver dato così miserabile prova di coerenza e integrità, abbia firmato l'atto della propria dissoluzione, dando la stura ad un torrente di abbandoni incontenibile, ma io credo che chi la pensa così si stia solo illudendo.

M5S uscirà da questa vicenda molto ridimensionato, ma manterrà una sua posizione all'interno del sistema parlamentare, anche dopo eventuali elezioni anticipate, e la sua collocazione continuerà ad essere nella parte destra dell'arco parlamentare, non potendo più distaccarsi dal coobligato leghista, cui ha regalato tutto.


Magari non sarà più il primo partito italiano, e del resto non lo è neanche adesso, essendo il primo vero partito quello degli astenuti, ma, come il suo arcinemico PD, arriverà alle dimensioni minime consentite dal suo nocciolo duro, ritagliandosi una funzione gregaria all'interno delle dinamiche di un sistema parlamentare che soffre per un'asimmetria che deprime il concetto stesso di democrazia, dato che al suo interno vi è la fragorosa assenza di una sinistra non pervenuta.

M5S non svanirà, come farebbe un brutto sogno al suono della sveglia, perché raccoglie, e continuerà a rappresentare, alcune categorie di elettori. Tra di loro vi sono anticomunisti viscerali che non desiderano vestire l'orbace, sedicenti compagni votati al più indecente rossobrunismo, professionisti del contrasto al PD comunque sia, ma, soprattutto, persone incapaci di ammettere di aver preso un abbaglio.

Chiunque si sia dato la pena, parola quanto mai appropriata, di seguire le discussioni tra pasdaran grilloidi conosce il livello di ridicola incoerenza dialettica che quel bestiario umano sa raggiungere, l'assoluta mancanza di coerenza e di rispetto per la propria e altrui intelligenza che vi è praticata e la completa indifferenza verso i più elementari livelli di onestà intellettuale che vi emerge immancabilmente.

Nel corso di questi ultimi cinque anni mi sono imposto il cimento assai sfibrante di frequentare le argomentazioni dei sostenitori pentastellati, ed ho osservato il loro costante arretramento di fronte al tradimento di ogni singolo punto qualificante rivendicato, peraltro con compunta presunzione di virtù, dal Movimento, la loro pronta ed entusiastica digestione, senza neanche un ruttino, di ogni tradimento perpetrato da una dirigenza amorale e priva di vergogna.

Se oggi stesso uno dei loro beniamini variamente posizionati nell'empireo pentastellato, un Di Maio o Toninelli o il ridicolo Di Battista, venisse colto in flagrante mentre compie qualche reato, o intento in qualche disgustosa pratica sessuale, il popolo pentastellato lo riabiliterebbe in un attimo ricorrendo alle più improbabili, ridicole e invereconde acrobazie dialettiche, a partire dall'ineffabile quesito che rimanda ogni cosa a ciò che ha fatto, sta facendo, farebbe o farà il PD.

Il ricorso alla consultazione elettronica per scaricare sulle spalle di un elettorato, normalmente ben disposto, la responsabilità di sancire la sostanziale superfluità del potere legislativo, sostituito dal parere di un settore partigiano e non informato sui fatti, è uno degli atti più eversivi che si possano compiere senza sobillare corpi armati contro lo stato.

Il fatto poi che questa consultazione, mediata da un sistema informatico riconosciuto come penetrabile, gestito con criteri e responsabilità opache, costantemente afflitto da risorse inadeguate, e consapevolmente tali, abbia coinvolto una platea ridicolmente ridotta rispetto alla massa degli elettori del movimento, per di più attraverso un quesito posto in modo ambiguo e tartufesco, dà al concetto stesso di ipocrisia una dimensione nuova e inarrivabile.

Ci terremo ancora a lungo M5S ad avvelenare le acque della conduzione politica del paese, insieme a tutti gli altri detriti di passati e presunti splendori, tutti evidenti fallimenti, Forza Italia e PD soprattutto, tutti incapaci di uscire dalla propria miserevole inadeguatezza, mentre un numero sempre più elevato di elettori si allontana dall'esercizio del diritto di voto, perché nessuno è in grado di interpretarne le aspettative.

E' così che si muore, abbandonati dallo spirito vitale ed avvelenati dalle proprie scorie.

martedì 1 gennaio 2019

Qualcuno era comunista

Oggi, primo giorno del 2019, mi capita sotto gli occhi un vecchio video di Giorgio Gaber, uno spezzone di un suo famoso show del 1991, Il Teatro Canzone.   Si tratta del magistrale monologo che conosciamo sotto il titolo di Qualcuno Era Comunista.


Si tratta di un testo straordinariamente lucido e fortemente anticipatore di un processo che sarebbe divenuto molto più chiaro di lì a qualche anno, con la dissoluzione dell'entità partitica, e non solo, comunista nel nostro paese, dopo la caduta del muro e la mancata elaborazione del lutto che ne conseguì, insieme all'incapacità di razionalizzare il fallimento di un esperimento politico non nella sua componente ideale e analitica, tuttora valida, bensì della sua implementazione sul piano pratico.

Oggi in molti si chiedono come hanno potuto, così in tanti, soprattutto tra gli operai, passare dal votare comunista a rivolgere il proprio consenso alla Lega, ovvero alla forma tardiva di un fascismo postmoderno, xenofobo, classista e populista, e la risposta la possiamo ravvisare nei primi tre quarti di quel monologo.

Il pezzo, infatti, prende le mosse dalle imbarazzate risposte di un grigio e piccolo benpensante ben inserito in un quieto parterre di piccoli vincenti, di officianti di un ordine costituito autoperpetuante e sospettoso di ogni minima increspatura del piccolo e tranquillo lago ove galleggia la barchetta su cui trovano rifugio e alloggio.

Il nostro piccolo e ben inserito servo viene portato, grazie a domande dirette, che noi conosciamo solo perché l'interrogato le rieccheggia nel vano tentativo di prendere tempo, ad ammettere che si, è vero, in un tempo lontano lui fu comunista, ma si tratta di un errore veniale, ampiamente giustificato dalle circostanze che comincia ad elencare.

Un elenco inizialmente ridicolo e grottesco, venato di luoghi comuni e di presunte cause oggettive prontamente ricusabili, salvo poi, da un certo punto in avanti, cominciare a diventare sempre più stringenti, verosimili ed ideali, non così facilmente mistificabili, atte a definire impietosamente la dimensione del tradimento ideale ed esistenziale dell'interrogato.

Quelli erano tempi nei quali un pentito di quel tipo lo dovevi andare a cercare nella parte alta della piramide sociale, oggi, nella Grande Depressione 2.0, lo trovi alla base di quella stessa piramide, incarognito dal tradimento di cui si sente vittima.

E' da tempo che penso che il grande partito comunista fu tale, ovvero grande, anche perché una parte non piccola della sua base non era realmente comunista, però riconosceva in quel partito la capacità di rappresentare il mezzo per vedere presidiate e tutelate gran parte delle sue istanze.
Detto più crudamente, un fetta piuttosto consistente di quei diversamente comunisti stavano col PCI solo perché era uno dei cani più grossi del canile, e si adattavano ai comportamenti e all'araldica richiesti solo per convenienza.

Sparita la potenza di quel partito, anzi sparito il partito stesso, sostituito da una sua pallida imitazione, per di più connivente col nemico di classe, non poteva che sparire anche la professione di fede politica, dunque perché stupirsi se una parte consistente di loro è passata, armi e bagagli, alla Lega di Sua Ferocità Salvini, oppure alle rancorose rivendicazioni grilliane, peraltro prive di sostanza e di conseguenze logiche, come l'impietosa cronaca sta a dimostrare quotidianamente?

Il monologo si conclude con grande mestizia, perché delinea, e questo avveniva ventotto anni fa, una sconfitta la cui dimensione ci appare oggi nella sua interezza.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana. 
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice, solo se lo erano anche gli altri. 
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. 
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. 
Sì, qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come, più di sé stesso. Era come due persone in una.  
Da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra, il senso di appartenenza a una razza, che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita. 
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti, avevano aperto le ali, senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici. 
E ora? Anche ora, ci si sente come in due. Da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall'altra, il gabbiano senza più neanche l'intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito. 
Due miserie in un corpo solo.

La differenza è che mentre il personaggio interpretato da Gaber prova un moto di rimpianto e anche un senso di vergogna per le strade che ha imboccato, raccontandosi le menzogne che gli servivano per quietare una coscienza tradita,
i suoi epigoni del XXI secolo hanno fatto un salto della barricata completo, e se anche ricordano una passata convenienza a schierarsi con il defunto PCI è solo per rivendicare di essere stati ingannati.

Verrà anche il momento per puntare le proprie carte su un nuovo cavallo, quando anche la Lega, e il suo cobbligato grilliano, andranno a sbattere.

Forse aveva ragione Flaiano, quando diceva che gli italiani corrono sempre in soccorso del vincitore.  Un tempo ritenevo questo aforisma un distillato di qualunquismo, ma pare proprio che mi sbagliassi.

C'è però un elemento che mi sostiene e induce in me un pur piccolo sentimento di aspettativa.    Le vaste masse che sostennero il vecchio PCI non sono tutte confluite nei due partiti che sostengono l'attuale governo, e neanche nel sempre più esangue PD, per non parlare dei pesi piuma che popolano la litigiosa galassia dell'estrema sinistra.

Un quarto dell'elettorato italiano non si reca più alle urne, e non è possibile arruolare tutta quella gente nell'esercito storicamente minuscolo del disinteresse.

Sto parlando di più di 13 milioni di persone prive di rappresentanza politica e che non intendono collaborare al gioco al massacro della classe politica attualmente in sella.

Lì dentro ci sono tutti quelli che si ritrovano nella parte finale del monologo, che non hanno mai tratto alcun vantaggio personale dalla cosa e che non hanno ragione alcuna per vergognarsi di essere stati comunisti, principalmente perché lo sono ancora, anche se si chiedono cosa significhi esserlo oggi.



P.S.  Alcuni di voi ricevono via mail questi piccoli testi che pubblico sul blog.

Oggi, per la prima volta, la procedura sventaglierà ai diversi indirizzi questo articolo, e uno di questo messaggi non verrà mai letto, perché la destinataria ci ha lasciati il 27 dicembre dell'anno appena conclusosi.
La mia carissima amica Roberta, dall'intelligenza pronta e vivace e con la quale discutevo così tanto e con così tanto piacere, è stata stroncata da quello che viene definito un male incurabile.

Se ne è andata mantenendo una serenità invidiabile, favorita dal suo sentire buddista.
Mi mancheranno molto il suo acume ed il suo senso dell'umorismo.
Ciao Roby. Se le cose fossero logiche avresti dovuto presenziare tu alla mia cerimonia funebre.