venerdì 17 gennaio 2020

"La domanda"

Oggi, esattamente 45 anni fa, il rumoroso ACM che ci aveva prelevati alla stazione FS di Casarsa della Delizia, dopo averci abbondantemente affumicati coi gas di scarico che la turbolenza portava malignamente nel cassone, varcava la porta carraia della caserma Arduino Forgiarini, a pochi chilometri da Tauriano di Spilimbergo, ove era di stanza il 32° Reggimento Carri, cui ero stato assegnato.    


Il mio scaglione, in quel tempo di esperimenti che preludeva alla riorganizzazione dell'Esercito, che seguì sette mesi dopo, non venne inviato ai vari CAR e BAR, ma direttamente ai reparti di destinazione.

Era una giornata fredda, ma illuminata da un sole splendente.   Era il 17 gennaio del 1975, ed era un venerdì, esattamente come questo 17 gennaio, dunque cominciai sfidando subito  la fortuna. 
  
Ero partito la mattina dalla Stazione Centrale di Milano, e fu l'unica volta in 14 mesi che viaggiai seduto, su quella tratta.   Tutte le altre volte rimasi in piedi nei corridoi di vagoni strapieni.    

Arrivato a Casarsa vidi diversi camion dell'Esercito fermi di fianco ad un capannone, con alcuni militari in mimetica che individuarono subito noi "burbe" in mezzo ai viaggiatori che scendevano dal treno.

Con sorrisi vagamente inquietanti alcuni di loro, che portavano sulle controspalline le insegne di ACS, ci fecero avvicinare e ci chiesero le cartoline di precetto, per individuare le nostre destinazioni e smistarci verso il camion giusto.

Quel piazzale infatti era una sorta di occasionale "stazione di corriere" dalla quale raggiungere una delle numerose caserme di cui il territorio era cosparso.
Ai tempi la Cortina di Ferro era ancora una realtà solidissima e apparentemente inamovibile, dunque la gran parte dell'Esercito era schierata sulla cosiddetta "Soglia di Gorizia", uno dei punti di supposta penetrazione delle forze del Patto di Varsavia, insieme al "Varco di Fulda" in Germania, ragione per la quale il Friuli era una specie di mondo militare, con una presenza civile che si teneva il più possibile distante da torme di ragazzotti troppo turbolenti e dagli ormoni eccessivamente baldanzosi.

Una volta giunti in caserma, mi ritrovai in un mondo che aveva pochissimi contatti con tutto ciò che avevo fino ad allora sperimentato.          Persone si muovevano dappertutto, intente a compiti misteriosi e non facilmente intuibili.     Tutto era disposto in rigide geometrie, simmetriche eppure ineleganti per una certa aria di stanca ripetitività.

Falangi di ragazzi, ma in quel momento mi parevano tutti più "grandi", si muovevano inquadrate, quelli col basco nero con un passo lento e insolitamente determinato, quelli col fez rosso di corsa e con una stranissima "pesante lievità" (lo so, è un ossimoro, ma con le fuggevoli sensazioni si deve essere pronti ad accettare tutto).     

Vedendo quelli che ancora non pensavo come miei commilitoni, ebbi la prima dimostrazione che i reparti corazzati e meccanizzati non erano composti da corpi omogenei, bensì da specialità che si dedicavano a compiti distinti, ma sinergici, e che in quel mondo di uniformità accuratamente perseguita vi erano dettagli che dividevano tutto in categorie precise, secondo una tassonomia definita in ogni più minuto particolare.

I muri erano cosparsi di massime scritte in caratteri neri e "militarmente" nitidi, una delle quali, scopersi di lì a poco, mi avrebbe riguardato personalmente.   Di lato al cancello carraio infatti campeggiava la scritta "automezzi al passo, bersaglieri di corsa".

Venimmo fatti scendere dal camion e introdotti nella palestra, ove vidi un comitato di accoglienza abbastanza ben organizzato.   Al centro del locale erano state disposte alcune scrivanie, a cui stavano seduti militari in ordinata successione di grado.

La procedura di incorporazione ebbe così inizio, e mi diede la chiara dimostrazione che l'Esercito ha un metodo, ma che quel metodo possiede una sua misteriosa dinamica, imperscrutabile, ove le necessità dell'ordine prevalgono su quelle dell'efficienza, e la cosa, che ha elementi più estetici che funzionali, non disturba proprio nessuno.

La prima scrivania era presieduta da un maggiore carrista il quale mi chiese la cartolina di precetto ed il nome.  Consegnai il cartoncino e dissi "Roberto Rizzardi".
Lui mi diede una breve occhiata e mi fece "la domanda" (perché la metto tra virgolette sarà chiaro in breve).       Mi chiese "sai scrivere a macchina?" (allora la truppa veniva apostrofata con la seconda persona singolare) e "sai guidare?".   Sono due domande in effetti, ma mi vennero poste in un modo che chiariva la loro indissolubile concatenazione.  
Risposi no alla prima e si alla seconda.  Lui, abbassando lo sguardo e scrivendo qualcosa su un grande registro, mi disse "Bersagliere" e mi fece cenno di accedere alla seconda scrivania, immediatamente adiacente alla sua, ove era seduto un maresciallo, carrista pure lui, che mi chiese a sua volta il nome.  

Glielo dissi, e lui  mi corresse subito, aggiungendovi il mio grado, così appresi che da quel momento il mio nome corretto sarebbe stato "Bersagliere Roberto Rizzardi".  Chiarito questo dettaglio, anche lui mi fece "la domanda", cui ovviamente risposi allo stesso modo.
Il maresciallo mi disse "5° Battaglione" , e mi indirizzò alla terza scrivania, alla quale sedeva un sergente maggiore, stavolta un bersagliere.

Il sottufficiale mi chiese nuovamente il nome, ed io risposi, in un fiato,   "Bersagliere Roberto Rizzardi, 5° Battaglione", perché avevo sgamato subito il sistema.
Incredibilmente anche il sergente maggiore mi fece "la domanda", cui risposi nel solito modo, e lui mi invitò a passare alla scrivania a lato, l'ultima, aggiungendo "6ª Compagnia".

In fondo alla filiera dei misteriosi intervistatori stava un caporalmaggiore carrista, in mimetica, che mi chiese pure lui il nome  e a cui risposi con la tiritera, a quel punto completa, che informava il richiedente del mio status.
Lui non mi pose "la domanda", del resto era un caporalmaggiore e non contava nulla, come potei comprendere successivamente, soprattutto dopo aver conseguito lo stesso grado; mi disse semplicemente: "incarico 60".
Gli chiesi in cosa consistesse, e lui mi rispose: "ti è andata di culo, spina", e mi indicò una porta, dalla quale uscii per completare la procedura di incorporazione nel reggimento.

Mentre ero in coda per ottenere  gli "effetti letterecci", quelli che conoscevo come lenzuola e coperte, adocchiai un soldato che mi pareva abbordabile e gli chiesi che accidenti fosse un "incarico 60", e lui mi rispose: "scritturale".
Ma come, dissi, mi hanno continuamente chiesto se sapevo scrivere a macchina, rispondendo sempre no, e mi fanno scritturale?    E lui: certo, altrimenti avresti avuto l'incarico 23, ovvero dattilografo, e stai certo che non potevi essere conduttore di automezzi, con quegli occhiali.

Così cominciò il mio servizio militare, sottoposto ad una serie di domande rituali le cui risposte non avrebbero influito su un destino ed un incarico già predefiniti, anche se su basi in gran parte casuali.

Bersagliere in un battaglione e compagnia di carristi, per il momento e fino al giuramento ed alla fine dell'addestramento propedeutico, e con la certezza, a quel punto, che se fossi stato capace di mantenere la calma ed il distacco, ogni tanto avrei potuto farmi anche qualche bella risata, e fu così che andò.

martedì 10 dicembre 2019

Il gatto di Schrödinger



In un mio post ho rilevato che vi sono stati pesanti endorsement a favore delle Sardine.  Monti, Saviano, Prodi, la Pascale, ed ora le Madamine, mi risulterebbe.


Posso trovare qualche logica positiva, nel senso di effettiva coincidenza, nel favore espresso da Saviano, però mi pare che Pascale, Prodi, Madamine e, soprattutto, Monti siano evidenti "baci della morte", dati con estrema malizia - è il caso di Monti - o in slanci colonizzatori intesi a mettere il cappello sopra a qualcosa che non ha ancora deciso cosa vuole essere, soprattutto nella base (forse gli organizzatori sono meno indefiniti).

Commovente vedere come Lega ed estrema sinistra ravvedano nella circostanza le stesse identiche logiche.

Le Sardine potranno anche essere un fuoco di paglia (senz'altro molti stanno agendo per avverare questa previsione), e sicuramente dovranno decidere cosa "fare da grandi", pena l'avvizzimento, come è capitato ad altri movimenti spontanei, tutti invariabilmente accusati di essere strumenti, più o meno consapevoli, del "potere".

A dispetto di questa ipotesi complottista però, rimangono a mio avviso una preziosa occasione che andrà probabilmente sprecata da chi potrebbe aiutarla a divenire un fenomeno di cittadinanza attiva consolidato, ma preferisce camminare guardandosi la punta dei piedi, o addirittura guardando all'indietro, andando di conseguenza a piantare solenni capocciate contro i pali.

Ho usato il termine "endorsement", da qualcuno ritenuto improprio, nel senso canonico di "sostegno esplicito a un candidato, a un movimento o partito, a un'iniziativa", come lo definisce la Treccani, dunque non credo di averlo usato in modo errato.

Dato che sono stato iscritto d'imperio, da un compagno qui del pavese, al gruppo FB delle Sardine di Pavia, ho la possibilità di osservare da vicino alcune delle dinamiche che stanno investendo un fenomeno che ritengo sia autenticamente spontaneo, giudizio che discende dalla varietà incredibile di posizioni e mentalità che ci si ritrovano.

In virtù della scarsa anzianità di servizio è troppo presto per dire che direzione prenderanno quei pesciolini, se la prenderanno naturalmente, e non finiranno col disperdersi.    Quello che ho visto, praticamente da un giorno all'altro, è stato l'aumento di post e commenti che sfracellavano i maroni su Bella Ciao, che mettevano le mani avanti, dicendo che se il gruppo fosse stato "troppo di sinistra" se ne sarebbero andati subito, e che fischiavano la vecchia canzone della sovrapponibilità tra fascismo e comunismo, in quanto "dittature sanguinarie".

A me sono subito sembrate le incursioni di provocatori e trollatori della cosiddetta "bestia" leghista, tese a creare ed esasperare contraddizioni facilmente innescabili, dato anche il basso tasso di cultura politica di molti aderenti.

Credo che intorno al banco di sardine si aggirino diversi predatori e opportunisti di ogni tipo. Abbiamo:

  • una destra fasciolegaiola che instilla dubbi per disperdere un fenomeno che sta dimostrando la consistenza reale del favore elettorale di cui gode la Lega, inferiore a quanto questa rivendica;
  • una politica organizzata che muove accorti passi per prendere la testa di "quel corteo" (il PD, con maggiori prospettive di successo rispetto ad altri);
  • una destra liberale che è interessata a ridimensionare Salvini, ma non a prezzo dell'attivazione di un popolo rimasto sinora silente di fronte alla sua controrivoluzione liberista;
  • un'estrema sinistra, cospicua nella sua inanità, che non saprebbe fare di meglio, ma che liquida comunque il tutto come "arma di distrazione di massa", nonostante ormai abbia scarsissima confidenza tecnica con le masse, da lunga pezza pochissimo frequentate.


In questo contesto, quegli endorsement sono in larga parte sospetti, e se anche dati in buona fede sono comunque costosi.

La cosa è rilevante e inevitabile proprio in dipendenza della programmatica indeterminatezza politica, operativa e ideale, sardiniana, una scelta forse inevitabile, ma scomoda e poco conveniente, in prospettiva, che è una specie di "gatto di Schrödinger" politico.  

Le sardine, infatti, si sono volutamente rinchiuse in una scatola.    Potrebbero essere qualsiasi cosa, e lo sono in realtà.  Sono, al momento, tutto e il contrario di tutto, e cosa diventeranno sarà deciso solo quando quella scatola verrà aperta, collassando tutte le possibilità in un esito univoco, che darà ragione a qualcuno e torto a qualcun altro.

L'estrema sinistra, con il suo programmatico disprezzo sta brigando in modo da "avere ragione", dato che ha reazioni assolutamente pavloviane e tracciabili con geometrica precisione, prive di acume e subalterne sotto ogni aspetto.

Le Sardine difficilmente si rivolgeranno a chi le sta sputtanando fin dal primo momento, dunque l'approdo tra le accoglienti braccia dem diventerà una "previsione autoavverante".  Le Sardine diventeranno effettivamente ciò che l'estrema sinistra rimprovera loro di essere, nonostante la cosa non sia al momento un destino ineluttabile. 

Si potrà allora dire che l'ipocrita bacio in fonte scoccato da Monti, l'affettuosa pacca in testa della Barale e il favore delle "madamine" (minchia, le madamine!) avranno funzionato benissimo.

lunedì 2 dicembre 2019

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. (Seneca)



Ho scritto molti post sulla manifestazioni delle sardine nelle città italiane, infilandomi in più di una polemica e constatando come, in genere, si parli molto accapigliandosi con impegno, ma raramente trattando degli stessi elementi della questione.

Io parlo dell'importanza di un fenomeno che è sociale prima ancora di essere politico,

cercando di capire come potrebbe influire sul degrado della sensibilità politica del popolo italiano, che strade potrebbe imboccare e quanto stiamo, in quanto sinistra, mancando di sfruttare un'opportunità.     

Le persone con le quali mi sto confrontando, con qualcosa di più di una forte tensione, preferiscono avere una visione più tattica, e danno per scontato che si tratti di una manovra di supporto allo status quo sotto l'accorta regia di un PD infingardo e manovratore.   Il fatto che quel partito non sia, in effetti, un campione di trasparenza operativa non mi aiuta molto a far emergere le mie argomentazioni, così il più delle volte vengo trattato come un "venduto" alla causa dem.

Forse è il caso di uscire dalla stretta contingenza e assumere un punto di vista un pochino più distaccato, e il mio amico Gianfranco Personé, con la sua solita puntualità e attenzione, propone questo articolo di Paolo Ercolani, che fornisce spunti di riflessione di spiccato valore.

Tutti ci stiamo accapigliando sul fenomeno sardine, ma troppo spesso proiettandovi sopra le nostre aspettative, o i nostri timori, esaltandolo o squalificandolo, e chi lo squalifica lo fa quasi invariabilmente senza analizzarlo spassionatamente per quello che è, ovvero un fenomeno di massa piuttosto indefinito e che in quanto tale si presta fatalmente a strumentalizzazioni. preferendo nutrire una diffidenza preconcetta e insanabile, aggravata da ingombranti similitudini con ciò che poi diede origine al fallimentare esperimento grilliano, 

Effettivamente le sardine, al di fuori di un forte disagio e di una condivisa avversione per i caratteri qualificanti (sic!) di una stagione politica che ha fatto dell'odio e della delegittimazione la cifra distintiva, non hanno al momento molto da dire, collocandosi fuori di ciò che Ercolani nel suo articolo definisce "politica pensata".
Chiunque può affermare che "le cose non vanno bene", è così evidente peraltro, ma non basta, e non è mai bastato, e se non sei capace di esprimere un progetto finisci rapidamente con l'essere la massa di manovra di qualcuno, e in proposito non mancano certo i precedenti.

Una mobilitazione così ampia e in assenza di un'idea forte non può essere omogenea, e infatti non credo lo sia, dunque capisco che al momento le sardine abbiano bisogno dell'apartitismo (brutta parola eh?), perché quello è il livello, infimo, da cui bisogna partire grazie all'impresentabilità della classe politico-partitica italiana e alle narrazioni imposte dal grillismo.   

Capisco che ve ne sia bisogno per raccogliere il più ampio consenso possibile in funzione dell'obiettivo minimo, che sarebbe di contendere a Salvini la pretesa propagandistica di essere l'unico e vero interprete delle aspettative degli italiani, ma non può bastare e rischia di costare più di quanto possa rendere.
Nel momento nel quale dovessero fare un passo avanti, verso una scelta politicamente operativa, la perdita di pezzi, anche consistenti, sarà inevitabile.

Chi ha aderito al fenomeno appartiene, tagliato giù a fette grosse, a tre categorie distinte. Abbiamo una quota di simpatizzanti del PD e una di delusi di partiti assortiti, ma è la terza componente quella che, a mio avviso, è la più consistente ed interessante.
Mi riferisco a quel 26%, ma la percentuale è in costante progressione, di elettori che non votano più, e non si tratta dei tradizionali "menefreghisti" storicamente mai andati oltre il 4-5%, si tratta di gente che fatica a tirare la carretta e che non trova più rappresentanza in nessuna formazione politica.
La loro emersione dal silenzio è un evento importante, un segno di vita di cui non avevamo traccia da molto tempo.

Alla manifestazione di Firenze (40.000 persone, compagni; un numero che non possiamo ignorare) è comparsa una bandiera rossa, e gli organizzatori l'hanno fatta ritirare.  La cosa ha causato forti polemiche; c'è chi dice che questo fatto è la conferma della natura piddina dei pesciolini, chi sostiene che si sia trattato di una provocazione per suscitare, appunto, la polemica e sbandare e divaricare le diverse "anime sardiniane" prima che possano diventare qualcosa di più definito.

Io non lo so chi c'era dietro all'improvvida iniziativa, ma mi ricorda molto la pratica di alcuni gruppuscoli privi di seguito che nel '68 si presentavano al completo (poche decine di individui) con giganteschi striscioni e bandiere formato tovaglia per "prendere la testa del corteo" e dimostrare non si sa bene cosa, dato che continuavano a contare come il classico due di coppe con briscola a denari.

Quello che mi angustia è che nel momento nel quale uno dei partiti tenterà seriamente e scopertamente di impadronirsi del fenomeno sardine, il tutto si sgonfierà e quelle persone scompariranno nuovamente, perché nulla di alternativo si è fatto avanti, e se si è fatto avanti lo ha fatto inalberando bandiere senza preavviso e per dire che erano tutti degli imbecilli eterodiretti, circostanza certo non scongiurata da quella chiusura.

La sinistra dileggiante e diffidente sta, in tutto questo, perdendo un'occasione, forse per l'intima consapevolezza di non essere in grado di influire per nulla sul fenomeno, soffrendo da tempo di una paralisi progettuale e propositiva profonda, una sorta di fatale languore venato di impotenza.
Non si tratta "egemonizzare" le sardine, una pratica che non solo non ha mai funzionato tanto bene, ma che ha creato una logica letale, fatta di reciproche interdizioni e grazie alla quale si finisce col distruggere tutto ciò che non si può assimilare, ma di fornire alle componenti sardiniane che lo desiderassero, un approdo in una proposta vitale in grado di rappresentarle sul piano dell'azione politica, finalmente.

Sarebbe un grande passo in avanti per una famiglia politica, la sinistra, assente da anni dallo scenario politico, però nessuno lo sta facendo.


martedì 26 novembre 2019

Quando, con l'acqua sporca, si butta anche il bambino.


Sul fenomeno sardine, a sinistra, ci stiamo accapigliando duramente, come nelle migliori nostre tradizioni, perdendo come al solito di vista elementi fondamentali.

Dunque ricapitoliamo. Da una parte ci sono gli organizzatori del fenomeno, che pare siano tutti puzzoni dem (qualcuno ha sostenuto perfino che vi siano leghisti delusi e, ça va sans dire, grillini dissidenti), dall'altra migliaia di persone che, un tempo del tutto silenti, sono scese in piazza a dimostrare che ne hanno la "scuffia piena", come direbbero a Milano.

Questo in un paese che, alle ultime elezioni politiche ha visto un 26% di astenuti (alle amministrative non è raro arrivare al 40%) e che nei sondaggi, per esempio quelli trasmessi da Mentana il lunedì sera, vede il "non risponde" tra il 30 e il 38%.

A me pare evidente che gran parte di quei pesciolini proviene dall'astensione, ovvero da quella parte di popolazione che non vota più principalmente perché non ha nessuno abbastanza rappresentativo delle proprie istanze da votare.

Questo significa che non vota a destra, perché contraria ai programmi post/neo/fascisti che ne rappresentano la cifra, al punto che scendono in piazza per sconfessare la supposta prevalenza della Lega nei sondaggi, tale in forza di un meccanismo basico del marketing: le cose diventano vere ed acquisiscono consistenza se sostieni che è così.

Non vota neanche PD, perché quel partito li ha traditi, passando nel campo dell’antagonista di classe, anche se magari non utilizzano questa definizione tecnica da kabulista d’antan, quale in fondo sono. E però neanche vota M5S, perché ha sempre ritenuto i neosanculotti grillini un'accolita di pataccari, e con ragione a giudicare dallo spettacolo pietoso che stanno dando.

E arriviamo alla ragione che suscita la critica rancorosa della sinistra cazzuta: l’astenuto (e sardina?) non vota neanche la sinistra-sinistra, perché in gran parte si tratta di formazioni autoreferenziali perse in un circuito di autorassicurazione ideologica, che si trova a disagio nel calare nel tessuto di una realtà spigolosa e contraddittoria, in uno scenario che richiederebbe, preliminarmente, un'autocritica che nessuno intende fare.

Siamo di sinistra, dunque dovremmo sapere che esserlo ci impone di comprendere la realtà oggettiva, di sapere che la distillazione di una teoria necessita di una verifica pratica che DEVE portare ad esaminare criticamente quella teoria, procedendo per affinamenti successivi.

Dovremmo sapere che non basta affermare i giusti principi, ma anche essere capaci di raggiungere le persone e convincerle, ascoltando prima e parlando dopo, mentre invece non ascoltiamo quasi per nulla, dunque parliamo al vuoto e ci incazziamo pure quando ci schifano. 

Alle ultime politiche ho votato per una formazione che, con tutti i problemi che affliggono la gente e ben sfruttati dalla destra (disoccupazione, welfare comatoso, imposizione fiscale monstre con ritorni ridicoli, territorio violentato, infrastrutture cadenti, edifici scolastici in rovina), in piena campagna elettorale non ha trovato di meglio da fare che promuovere una battaglia contro il 41-bis, in un paese che ha una malavita organizzata che controlla intere regioni, ed è presente ovunque e in ogni settore merceologico. 

La ragione ufficiale? E’ un provvedimento condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in quanto favorisce “trattamenti inumani e degradanti”, detto da un organismo che non può valutare adeguatamente la consistenza del fenomeno mafioso.

Quella semi-ufficiale? Il dispositivo di legge è utilizzato per stroncare i compagni arrestati nel corso delle manifestazioni NO-TAV, mi venne risposto. Per coerenza dunque dovremmo anche eliminare la carcerazione preventiva, perché serve ad imprigionare i dissidenti, piuttosto che pretendere che la legge venga applicata senza pericolose interpretazioni di comodo.

Quella effettiva, perlomeno secondo me? Proporre programmi d’intervento realistici sui problemi della gente comporta pericolosi confronti con una realtà contraddittoria, come nel caso dell’ILVA, dove difendendo nel breve l’occupazione condanni a morte per avvelenamento migliaia di persone, e promuovendo una corretta politica ambientale getti in mezzo alla strada migliaia di lavoratori e relative famiglie.

Meglio(sic!) tirar fuori virtuose battaglie, ideologicamente correttissime, condannandosi alla marginalità, e infatti quel partito è rimasto ben sotto, insieme ad altri consimili, alla soglia di sbarramento, favorendo di conseguenza l’avvento dell’esecrabile governo grillo-legaiolo. 

L’alternativa sarebbe stato votare PD, ma con che coraggio? Già! Votare per la causa scatenante dell’egemonia, culturale prima ancora che politica, di una destra xenofoba e liberticida fa raggricciare i nervi, solo che se non tiriamo fuori qualcosa di credibile, che non faccia tornare quelle sardine nel cono d’ombra dal quale sono provvisoriamente riemerse, al prossimo giro solo quello, votare obtorto collo il PD, ci rimarrebbe da fare, oppure subire un regime nel quale schedare untermenschen sarebbe naturale come respirare.

Nel frattempo quelle che non hanno capito un cazzo pare siano le sardine e chi le vede con favore. Eh già!




venerdì 22 novembre 2019

Spostati ragazzino, fammi lavorare!


L'ultima vulgata della sinistra-sinistra per negare al "fenomeno sardine" la dignità di fenomeno politico di assoluta rilevanza che il suo stesso verificarsi impone, a prescindere da tutte le sottovalutazioni che si vogliono applicare, è che dietro ci starebbe il PD, e morta là. 

Punto di approdo certamente non inaspettato.  Pratica chiusa.  Sono, se va bene, dei minus habens strumentalizzati che finiranno in nulla. Possiamo tornare a chiederci "che fare?", esibendo la corrucciata espressione di chi è intimamente macerato da un tormento insanabile.       I bei tempi andati sono... andati, e non torneranno più.

E' stato bello; credevo fosse amore e invece era un calesse; faccio bene io a non fidarmi; a me vecchio militante non mi pigliano per il culo ecc. ecc., in un dolente florilegio di inevitabili, perché strenuamente auspicate, conferme.

Vorrei invitare tutti quelli che hanno la pazienza di leggermi a dare un'occhiata a questa intervista.    Sono un pochino meno di diciotto minuti, e secondo me vale la pena di visionarla perché emerge, per quanto sinteticamente, la natura profonda del "fenomeno sardine".

Mi sta bene tutto quello che emerge?  No! Del resto non accade mai a nessuno di ritrovarsi integralmente nel tessuto della realtà, però qui siamo di fronte ad un fenomeno eminentemente politico, in stretto senso tecnico e non nell'accezione, grossolanamente errata imposta dai grilloidi, che sovrappone il termine "partito" a quello di "politica", giocando sull'equivoco per poi contrabbandare la propria ricetta qualunquistica.
La natura "eminentemente politica"  di cui parlo dovrebbe indurre in noi vecchi militanti  un fremito di gioiosa aspettativa, cosa che invece non accade.


Qui siamo di fronte a gente che è uscita dall'inerzia, che tanto ha servito la strategia legaiola, per gettare un bel pugno di pietrame nell'oliata macchina della narrazione salviniana.   Di più: questa è gente che si è attivata e che, al momento, ha deciso di sottolineare la propria estraneità a qualsivoglia entità partitica, perché forse, un forse fortemente sarcastico, il concetto di partito nel disastrato panorama italiano è infrequentabile.  Rivendicano di essere un fenomeno, e non un movimento.  Messi alle strette ammettono, di malavoglia perché potenzialmente controproducente, di essere genericamente "di sinistra".

Siamo di fronte anche a chi frequenterà questo mondo ancora per molto tempo, senz'altro più di me, che sono arrivato al tardo autunno della mia esistenza. Qualcuno che ha titolo e ragione, anzi DIRITTO, nonché dovere, di occuparsi di ciò che regolerà la propria esistenza secondo i criteri che riterrà opportuno elaborare, in un panorama che a noi vegliardi è estraneo e che fatichiamo a ricondurre alla nostra esperienza, in presenza di processi e condizioni ambientali (fisiche, sociali e funzionali) molto diverse da quelle che avevamo imparato a trattare.

Ma poi, alla fine di tutto, apprezzare il fatto che tutta quella gente sia andata a inzupparsi di pioggia per dire a Salvini che non rappresenta tutti gli italiani, fa proprio così schifo?
Cos'è, una questione di copyright?

Io credo che noi vecchi compagni, così diffidenti, ci si debba porre di fronte al fenomeno cercando di capire gli elementi di novità, e non seguendo i percorsi usurati di un dietrologismo che serve solo ad oscurare il fatto che non sappiamo che pesci, è il caso di dirlo, pigliare.

Ma, Santa Signora del Sanpietrino, mettiamo pure che dietro tutta quella gente ci sia il PD, anzi diamolo per certo, così, per fare un'ipotesi di lavoro.
I casi allora sono due:
  • quelle migliaia di persone sono organiche al PD, o papabili sostenitori di quel partito, e allora bisogna pure che ci arrendiamo all'evidenza e accettiamo, pragmaticamente, che il PD è espressione di una parte importante della società, di cui sa interpretare le istanze;
  • oppure dobbiamo, in alternativa, riconoscere che esiste un vasto settore di popolazione che ha deciso di uscire dal cono d'ombra del silenzio e dell'astensione per, finalmente, affermare la propria posizione.


In ogni caso siamo in presenza di un evento che non si può minimizzare in alcun modo, soprattutto se non hai, come non abbiamo, alcuna idea di come trattarlo.
Non mi sembra comunque verosimile la prima ipotesi, dato che il PD è sceso ai suoi minimi storici, e solo la paura di avere a che fare con un regime salviniano ha arrestato, provvisoriamente, il suo calo di consensi.

Se la seconda ipotesi, come io credo, è quella reale, allora noi corriamo il rischio, snobbandolo in questo modo, di favorire la colonizzazione del fenomeno da parte dei dem, che peraltro ne spegneranno l'ardore in breve tempo, perché tutto ciò che toccano diventa velocemente inerte.

Ho sempre rimproverato ai giovani dell'età di mia figlia, trentenni o giù di lì, di essere la prima generazione, di cui ho cognizione, che non ha mai "picchiato il pugno sul tavolo", mancando di rivendicare il proprio diritto di inserirsi nei processi che decidono della loro vita.       Ora pare che venga smentito dai fatti, e dovrei dire loro che non hanno capito nulla?   No, col cazzo, e scusate il francesismo.

Siamo di fronte alla nascita di un moto di partecipazione corale da parte di un settore della società, i nati dopo lo sfascio della politica come la conoscevamo, che finora reputavamo schiavi dell'individualismo e dell'inerzia, e siamo così genialmente sconsiderati da dire loro che non sono poi così bravi, non come noi perlomeno, e che sono tutti coglioni al servizio del PD?
Ma certo! Ottimo lavoro, complimenti. 

Io intanto vado in animazione sospesa, ché ho il cuore malandato e incazzarmi non mi fa bene. Svegliatemi un attimo prima dello schianto, che voglio vedere le facce di tutti quanti.

venerdì 15 novembre 2019

Solo la libertà del dissenso rende credibile il consenso. (Pino Caruso)


Un amico bolognese ha commentato con legittimo entusiasmo la sua partecipazione al flash mob delle 15.000 sardine che, a Bologna, hanno dimostrato a Sua Ferocità Salvini che la piazza non era tutta sua, ponendo una certa ipoteca sulla sua marcia trionfale verso l'espugnazione della regione rossa per eccellenza.
Il mangiatore di nutella ha subìto con un certo nervosismo lo smacco, cianciando di squadristi rossi che avrebbero impedito l'afflusso dei partecipanti alla sua poco riuscita manifestazione, svoltasi con ampi spazi vuoti nella sala destinata alla kermesse, tanto da indurre l’autoaffondato ex Ministro della Paura a dirigere sapientemente le inquadrature dei cameramen in modo da non evidenziare sedie rimaste tristemente vuote. 
E non è che gli abbiano dato fastidio i simpatizzanti dei centri sociali, altri 10.000 partecipanti, che hanno tentato di marciare sul
Paladozza, sapendo benissimo di non poterci arrivare, e infatti prontamente sviati dagli idranti della Polizia. 
No, quelli li aveva messi in conto e sapeva come gestirli e girare in suo favore un contrasto a quel punto quasi rituale, agendo il suo solito eroico vittimismo: “
hanno cercato di farci tacere, ma noi (mussolininamente) tireremo dritto”.
Decisamente a fargli sentire un alito freddo sulla nuca sono stati i pesciolini di Piazza Maggiore. Migliaia e migliaia di persone che hanno risposto ad un appello che più informale non si potrebbe, lanciato da quattro ragazzi del tutto estranei alla politica organizzata e coronato da un successo enorme; 15.000 persone riunite, stipate, in una piazza senza alcun emblema di partito, con solo la silhouette di una sardina a denotarne il comune intento.

Tutte quelle persone, con preavviso minimo e senza alcuno sforzo organizzativo, si sono riunite per dire a Salvini che loro ne avrebbero abbastanza delle sue rodomontate e delle sue menzogne e che non è poi così scontato che gli italiani si bevano per forza tutte le sue imperiali puttanate.

Erano tutti di sinistra? Non lo so. Credo che molti lo fossero, e credo che tra di loro vi fosse una folta rappresentanza di quell’elettorato rifugiatosi nell’astensione perché privo di partiti votabili.

Comunque uno scricchiolio preoccupante per il
leone del Papeete che, a questo punto spera ardentemente che i partiti di sinistra, o sedicenti tali, facciano i consueti sforzi per mettere il cappello su un moto spontaneo, azzerandone ardore e spinta propulsiva con le solite smanie verticistiche e la proverbiale, e letale, ansia omologatrizzatrice.
Comunque sia, un abbastanza invelenito interlocutore del mio amico-sardina, dopo essersi prodotto in un incipit piuttosto desolante, ma preparatorio della qualità dialettica a seguire, ha non troppo sorprendentemente argomentato come segue:
«... in piazza ci vai quando manifesti contro la legge Reale o contro i Decreti Delegati, ma andare a manifestare contro un leader politico non ha neanche senso, perché viviamo in un regime che si chiama democrazia e se uno ha un progetto politico che non ti va semplicemente, molto semplicemente, non lo voti. In realtà voi 15.000 siete scesi in piazza per manifestare non contro Salvini, che se proprio non l'avete ancora capito in queste cose ci sta come un pesce in barile, no, avete manifestato contro quel 30% di vostri connazionali che lo votano, e questo mi fa francamente un po' incazzare. Chi siete voi per decidere che un terzo dei vostri connazionali sono nemici da combattere? La solita sicumera della sinistra, quelli bravi, quelli che hanno capito il mondo e te lo spiegano, perché gli altri, ovviamente, sono tutti deficienti da rieducare.»
Il resto ve lo risparmio, non aggiunge nulla al fatto che il soggetto ha della democrazia una concezione ad uso strettamente personale e ad assetto variabile, rozza e incompleta, e che in tutta evidenza non gradisce per nulla di assumersi la responsabilità del suo sentire, vedendo nel dissenso una insopportabile compressione alla sua facoltà di fare come gli sembra più opportuno.
La democrazia, riducendo il tentativo di definirla ai suoi minimi termini, consisterebbe nel poter dire quello che si desidera, quando lo si desidera mantenendosi entro i limiti della legge, sempre se in un contesto democratico e stato di diritto, e del buongusto e buona educazione, se possibile.

Detto questo in democrazia ognuno si assume le sue responsabilità. Tra queste vi è anche quella di portare in palma di mano un fannullone dedito alle menzogne più azzardate e uso ad addebitare ad altri le proprie colpe e a vendere come buoni risultati mai conseguiti, come fa abitualmente l'inutilmente lodato Capitano, mangiatore di nutella, festaiolo del Papeete ed ex Ministro della Paura, dedito alle improvvide dimissioni .

Comunque, e lo dico per amor di precisione, quel 30% di elettori votanti diventano in realtà il 22,5% degli aventi diritto, stante l'astensione stabilmente attestata sul 25%, cosa che rende quest'ultima il vero primo partito italiano.

Mi si dirà che non sono comunque pochi, ed è vero, ma non sono la maggioranza che pretendono di essere, e se decidono di prendersi la responsabilità di aiutare un pericoloso incapace a diventare il prossimo premier, io riconosco senz'altro loro il diritto di farlo, dopodiché sono comunque libero di argomentare come meglio preferisco circa le ragioni che li spingono a farlo, perché avranno anche il diritto di mandare a culo tutto, ma non gratis perdio.


sabato 9 novembre 2019

Berlino, 9 novembre 1989

Quel muro cadde, e con esso cadde una grande illusione, quella che una precisa e definita implementazione del socialismo, conosciuta sotto l'etichetta di socialismo reale, potesse essere una reale, praticabile e preferibile alternativa al capitalismo.

Molti di noi non ammettevano quel fallimento, che tutti conoscevamo pur negandolo per opportunità e, soprattutto, opportunismo politico.

Avremmo dovuto ammettere francamente che ciò che accadeva dietro la storica cortina era la malversazione di un'idea politica grandiosa e giusta, gettata via malamente e stritolata in un macchinario perverso di contingenze e dinamiche che ne minavano le basi stesse.

Dunque il muro cadde, travolto dalle sue stesse contraddizioni, lasciando campo libero al suo antagonista che però è vincitore unicamente per difetto, per abbandono dell'avversario, non certo per le sue presuntissime virtù peculiari.

Il capitalismo, a suo tempo tenuto a bada dalla versione intimamente minata di un socialismo fattosi realtà politica e istituzionale, ora non ha più alcun antagonista e si palesa in tutta la sua belluina cattiveria.

Il liberismo scorrazza incontrastato per tutto il pianeta, potendo oramai fare a meno di addolcirsi accettando il compromesso socialdemocratico o distribuendo quote di ricchezza, peraltro sempre più ristrette dato che il modello capitalista sta soccombendo, per consunzione sua e dell'ambiente che ha sfregiato, sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.

Trent'anni fa quel triste manufatto venne abbattuto, nel tripudio dei cittadini berlinesi, lasciando sconcertato e tramortito chi vide cadere, con quelle lastre di cemento, i capisaldi stessi delle proprie convinzioni.

Vi fu chi risolse quello choc saltando a piè pari nel campo avverso, diventando liberista, e della qualità particolarmente spietata e intollerante, come accade a tutti i traditori che hanno cose da farsi perdonare nel loro passato, ma i più rimasero percossi e attoniti, e in gran parte hanno risolutamente deciso di non elaborare il lutto, rifiutandosi di trarre le dovute determinazioni dall'accaduto.

Il risultato è che la sinistra, in senso lato, è sostanzialmente scomparsa.    La base si è in gran parte rifugiata in una timorosa astensione, non avendo più nulla da votare senza venir meno alle proprie convinzioni e conscia del mancato presidio delle proprie istanze.

I dirigenti, funzionari e attivisti di varia specie, di contro e quando non passati blairianamente armi e bagagli dall'altra parte, si sono invariabilmente rifugiati in una cipigliosa ortodossia politica che, più che altro, serve ad occultare il fatto che non hanno la minima idea di che pesci pigliare.

A dirla tutta non hanno neanche la minima voglia di capirlo, perché in realtà non sono ancora pronti a farlo, pur dopo tutto questo tempo.
Troppe cose dovrebbero ammettere di avere sbagliato, e troppo ardite le conclusioni che dovrebbero trarre, chiusi come sono in una ferrea gabbia di conformismo ideologico che fa del richiamo alla prassi, teoria, prassi un citazione dal sapore liturgico e privo di effetti sul piano reale.

Quella gabbia, in realtà serve solo a rassicurarli, a mantenerli in un mondo ideale ove il disastro non è mai avvenuto, in attesa che il mondo reale si renda conto del proprio sbaglio, il che è una definizione abbastanza accurata di sindrome schizofrenica.

In realtà quel muro, cadendo, seppellì sotto di sé la cattiva interpretazione di un'idea. Quell'idea però non può essere semplicemente ritirata fuori e rimessa sul piano di lavoro dopo una spolveratina.     Molte cose sono cambiate da quando venne formalizzata e troppi degli elementi che intendeva contrastare e correggere sono nel frattempo scomparsi o mutati.       

Il cuore di quell'idea è tuttora potente e vitale, il progetto è valido e meritevole di essere perseguito, ma bisogna cambiare la borsa degli attrezzi per così dire, e quei custodi dell'ortodossia marxista non intendono fare questo sforzo, non sanno neanche da dove cominciare e anzi si oppongono a chi tenta di farlo, prontamente e opportunamente collocato tra i nemici di classe.

Ed è un contrasto piuttosto efficace tra l'altro, infatti la sinistra è catatonica, il capitale imperversa e il suo lugubre angelo nero, il fascismo, si sta ovunque risollevando.